Dieci Punti per un piano d'azione contro la Xenofobia

In Italia è ormai evidente la sempre maggiore diffusione della xenofobia che ha contribuito a portare la Lega di Salvini al governo del nostro Paese. Pubblichiamo un contributo di Paolo Hutter per la promozione di un piano di azione diffusa contro la Xenofobia in Italia e in Europa.

Di Paolo Hutter

Riflettendo su quello che mi sembra un vero e proprio scontro di valori e di civiltà in Europa e in Italia mi è venuta l’ispirazionedi provare a proporre dieci punti: non dico un decalogo ma una serie di affermazioni collegate sulla xenofobia e su come affrontarla. E’ evidente che si tratta di un fenomeno e di un sentimento che vengono strumentalizzati e alimentati politicamente ma a maggior ragione bisogna inquadrarla al di là di tatticismi o schieramenti politici.

1) Il problema non è l’immigrazione, ma la xenofobia. (Analogamente: il problema non era l’omosessualità ma l’omofobia). Un minimo di xenofobia è naturale, dice qualcuno. Ma qui siamo ben oltre il minimo naturale. La xenofobia non va solo a peggiorare la vita dei migranti, ma anche quella di tutti coloro che hanno a che fare con loro. Imbarbarisce il dibattito pubblico e la conversazione popolare, alimenta il neonazionalismo e la chiusura culturale. Potenzialmente crea spaccature e tensioni gravi nel territorio e nella società, e comunque deprime l’intelligenza creativa sociale necessaria. Insieme all’incoscienza ecologica la xenofobia è il problema principale del presente e del prossimo futuro. Lottare contro la xenofobia, ridurla, dovrebbe essere una priorità per tutte le persone che si riconoscono nella dichiarazione dei diritti umani e nella Costituzione, o semplicemente che vogliono condurre una vita serena.

2) Prima delle elezioni abbiamo già “perso” su alcune questioni fondamentali. Lo ius soli approvato dalla Camera è stato insabbiato in Senato perché percepito come fonte certa di perdita di voti da Cinque stelle e Pd. Prima ancora, durante l’estate 2017, si è arrivati al paradosso grottesco che il sistema umanitario del soccorso in mare è stato posto sotto accusa e sulla difensiva. Per tutta la legislatura i governi non hanno neanche posto la questione di fare una sanatoria o di aprire comunque possibilità di regolarizzazione dei migranti rimasti senza permesso ( denegati o scaduti) per paura di perdere voti. Le politiche di Minniti (riduzione gradi di giudizio per richiedenti asilo e “guardia costiera libica”) sono state sostenute da consenso tripartisan.

3)La politica è importante ma la politica è più una conseguenza che una causa. E’ importante che siano presenti e vengano sostenute forze che si riconoscono pienamente nei diritti umani come Liberieuguali e Più Europa ma le forze politiche maggiori vanno dove tira il vento. (Solo su questioni economiche di forza maggiore hanno il “coraggio” di essere impopolari). Faccio l’esempio dello stralcio della stepchild adoption dalla legge delle unioni civili: Cinque stelle o no, Pd o no, Alfano o no quello stralcio è stato imposto da ripetuti e convergenti risultati dei sondaggi. La maggioranza della popolazione, certo per ignoranza della questione, vorrebbe togliere i figli ai genitori LGBT.

4) La maggioranza non ha sempre ragione. La xenofobia e l’incoscienza ecologica, così come la vendetta, la tortura, il maltrattamento dei detenuti etc etc non sono accettabili e vanno contrastate a prescindere dagli orientamenti della maggioranza. Occorre cercare di conquistare o riconquistare la maggioranza a principi umanitari, ma in ogni caso occorre difendere i diritti ( e la ragionevolezza) anche contro la maggioranza. Difendersi dalla maggioranza, se necessario.

5) E’ necessario disporre di analisi e ricerche più precise e scientifiche sulle dinamiche di questa xenofobia italiana 2018, e sulle sue specificità nella ondata in corso in Europa. Ipotizziamo che Lega e Fratelli d Italia (22% in tutto alle ultime elezioni) abbiano fatto quasi il pieno del voto xenofobo. (Tecnicamente è Forza Italia che ha dato loro il moltiplicatore parlamentare nell’ambito di una legge incautamente maggioritaria). Evitiamo di accontentarci di analisi generiche, cerchiamo di non affogare nella percezione della percezione. La xenofobia non deriva dai problemi reali che la immigrazione comporterebbe ma dalla loro percezione e in generale si può dire con Baumann che deriva da senso di insicurezza. In generale è così, ma occorre un osservatorio che studi i dettagli e le dinamiche. E ci dica se e dove vi sono state contromisure efficaci.

6) Ruolo dei media e dei social. Come funziona la dinamica tra più piccoli e più grandi imprenditori e promotori dell’odio e della xenofobia e spontaneità del popolo della tastiera? Esistono davvero professionisti delle fake news? In ogni caso le voci della xenofobia (e dell’intolleranza più in generale) sono così tanto dilagate che è necessaria una risposta organizzata, professionale, metodica, sia legale (nei casi in cui è possibile) che di comunicazione. Provvista di risorse economiche specifiche.

7) Se i migranti sono solo il capro espiatorio di un senso di insicurezza più generale dovuto a crisi economica e/o a perdita di senso del sistema, qualcuno osserverà che non si può ridurre e contrastare la xenofobia se non si riducono le diseguaglianze “tra italiani” e non si aumentano le garanzie sociali per tutti. O ancora più in profondità: che senza una grande svolta generale di lavoro, di welfare, di tipo di consumi etc etc non si riduce neanche la xenofobia.Questa consapevolezza non deve però essere una giustificazione o una attenuante per nessuno ("è xenofobo, ma bisogna capirlo perchè è povero") nè una forma di attendismo (prima mi occupo del reddito di cittadinanza..) altrimenti si finisce per dare ragione allo slogan "prima gli italiani". Occorre un "piano antixenofobo" il più unitario e trasversale possibile.

8) Guardando in particolare ai cosiddetti profughi, cioè all’ultima ondata migratoria e più in generale alle fasce più deboli dei già immigrati, si potrebbe dire molto semplicemente che non c’è terza via tra espulsione di massa e integrazione. In realtà l’espulsione di massa degli “irregolari” è impraticabile anche se la Lega avesse la maggioranza assoluta e lo è per varie ragioni internazionali e legali. Quindi l’alternativa rimane tra lo status quo, con decine anzi centinaia di migliaia di fantasmi senza diritti che vivono nel sommerso o l’integrazione attraverso la formazione e il lavoro e le forme intermedie varie tra formazione e lavoro. Il progetto di legge Ero Straniero sarà presentato nella legislatura. E’ necessario e possibile sostenerlo attraverso le buone pratiche che rafforzino le capacità e l’immagine dei migranti col permesso scaduto, e in particolare dei richiedenti asilo e rifugiati.

9) Se è vero che una parte della xenofobia deriva dal fastidio di vedere questi giovani “bighellonare senza far niente mentre sono mantenuti nell’accoglienza a spese nostre” bisogna incrociare questo fastidio con la frustrazione dei migranti stessi nel non fare niente e quindi dare la priorità assoluta alla necessità di fare, di fare esperienze e apprendistati e lavori socialmente utili. La preoccupazione di evitare la concorrenza al ribasso con gli aspiranti lavoratori italiani va tenuta presente ma non deve ostacolare la attivizzazione dei richiedenti asilo. Bisogna cominciare, sempre, ovunque e in qualunque condizione.

10) Nei campi della economia verde, della economia circolare,delle azioni antispreco, della cura del territorio, della agricoltura e del lavoro di cura c’è spazio per lavori nuovi. Non semplicemente e non facilmente nuovi posti di lavoro tradizionali. Ma lavori nuovi o di tipo nuovo, di manualità consapevole e non fordista. Questa è la intuizione di fondo in cui si inserisce la esperienza che stiamo iniziando, quella degli ecomori. Sarebbe importante e bello (e io credo “strategico”) che si dedichino energie, tempo e risorse per aiutare questi giovani a vincere la sfida di una integrazione innovativa.

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