Disabilità e persona

Scritto da: Angela De Giorgio - Domenico Massano

Aggiornato al: 10/11/2016

Il punto della situazione

Il percorso di promozione e di garanzia del pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, vede una tappa importante nella V Conferenza nazionale di Firenze (16-17 settembre 2016). L’appuntamento, che si tiene ogni tre anni, ha rappresentato, infatti, un momento significativo in cui fare il punto della situazione sul rispetto e sull’effettivo recepimento da parte del nostro ordinamento della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (Legge 18/2009). E’ stata, inoltre, l’occasione per presentare e discutere, prima della sua adozione con Decreto, il nuovo Programma biennale di azione sulle politiche per la disabilità, e, parallelamente, per analizzare e valutare le ricadute del precedente, le cui azioni previste sono rimaste, purtroppo, quasi totalmente inattuate.

In ambito normativo, pur dovendo rilevare il cronico ritardo rispetto all’adozione di alcuni provvedimenti (eclatante il caso dei LEA che, tuttavia, sembrerebbero in dirittura di arrivo), bisogna altresì segnalare alcune novità, in particolare la legge 134/2015 sull’autismo, e la legge 112/2016 sul “Dopo di noi”, da tempo attese.

Numerosi, e di particolare gravità, gli episodi di discriminazioni e violenze subiti dalle persone con disabilità. In molti casi, in particolare, le strutture residenziali si sono rivelate essere contesti di violenza e di umiliazione più che di vita. A far da sfondo a violenze e discriminazioni si può rinvenire, in diversi interventi e dichiarazioni, la presenza di un atteggiamento e di un pensiero ancora fortemente stigmatizzante nei confronti delle persone con disabilità. In tal senso appare prioritario sviluppare un percorso culturale capace di contribuire alla realizzazione di una società realmente inclusiva, fondata sul riconoscimento e sul rispetto dei diritti di tutti.

Un percorso che non può prescindere dalla “Buona scuola” che, nonostante le recenti novità legislative, continua a essere un ambiente “difficile”, quando non “speciale”, per gli studenti con disabilità. In particolare i diversi episodi di esclusione di alunni con disabilità dalle gite scolastiche, che si sono verificati recentemente, potrebbero essere una buona occasione di riflessione. Emblematico, in tal senso, a Legnano il caso della gita, poi sospesa dal Ministro, da cui era stata esclusa una studentessa con autismo perché nessuna compagna voleva stare in camera con lei. Meta della gita era Mauthausen, campo di concentramento nazista in cui furono uccise migliaia di persone e, oggi, luogo della memoria. Campo in cui si collaborò nell’uccisione delle persone con disabilità e degli improduttivi con il vicino castello di Hartheim, già centro di uccisione per queste persone nell’ambito dell’Aktion T4. A volte le gite più belle e significative non partono quando si prende posto sul Pullman, ma quando s’iniziano a riconoscere e combattere insieme le piccole o grandi ingiustizie e discriminazioni del quotidiano. In questo, crediamo, la memoria storica ci può aiutare.

La V Conferenza nazionale sulle politiche per la disabilità

La Conferenza nazionale sulle politiche per la disabilità è stata istituita con la legge 21 maggio 1998, n.162 “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave”, che all’art. 1 prevede, inoltre, la convocazione da parte del Ministero per la solidarietà sociale ogni tre anni. Nel corso della IV Conferenza, svoltasi a Bologna nel mese di luglio 2013, grandi attese erano riposte in un documento presentato come un passaggio fondamentale nella traduzione concreta di diritti che, spesso, rischiano di rimanere tali solo sulla carta. Il documento era il Programma di azione biennale 2013-2015 per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità.

Ai sensi della legge 18/09 di ratifica della Convenzione ONU, il Programma deve essere redatto con cadenza biennale dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, previsto e istituito dalla stessa norma. La presentazione della bozza del II Programma di azione biennale è stata effettuata in concomitanza con la recente V Conferenza Nazionale sulle politiche per la disabilità svoltasi a Firenze il 16 e 17 settembre. La rinnovata sincronia tra due eventi che dovrebbero avere scadenze temporali differenti (un Programma “biennale” e una Conferenza “triennale”), è indicativa delle difficoltà che hanno accompagnato il percorso di attuazione del primo Programma di azione. Delle 127 azioni previste (troppe?), pochissime sono, infatti, quelle su cui si è iniziato a lavorare e ancor meno quelle portate a termine. Nel corso dello svolgimento della V Conferenza, tuttavia, lo spazio riservato all’analisi critica e alla discussione riguardante questo risultato è stato ridotto. I lavori, che hanno visto la partecipazione di circa 2.000 persone suddivise in diversi gruppi per discutere le varie parti della bozza del nuovo Programma di azione, non sono stati esenti da contestazioni, culminate nell’occupazione del palco da parte dei rappresentati di associazioni che reclamavano maggiori spazi di parola, in particolare sul tema della vita indipendente. Significative in tal senso le parole di Pagano, presidente dell'Anmic e vice presidente della Fand, che, oltre ad evidenziare la “pressoché totale inattuazione del primo Programma d'azione”, ha segnalato come “alcuni rapporteur dei gruppi non abbiano dato riscontro ai contributi Anmic, con un incomprensibile comportamento di ostracismo”. Da registrare, a chiusura della Conferenza, la visita del Presidente del Consiglio Renzi e l’annuncio, da parte del Ministro Poletti, di un incremento nel prossimo anno del Fondo per le non autosufficienze. Tuttavia, guardando con preoccupazione all’elevato numero di episodi di discriminazioni, stigmatizzazioni e violenze di cui le persone con disabilità continuano a essere vittime bisogna convenire con la riflessione del portavoce del Forum del Terzo settore, Pietro Barbieri, che ha sottolineato come misure quali l'aumento del fondo per la non autosufficienza, seppur necessarie, non siano sufficienti a sostenere il percorso verso la promozione dei diritti delle persone con disabilità: "Occorre un salto di qualità". Se, infatti, la Convenzione ONU è ancora lontana dall’essere pienamente recepita e attuata a livello normativo, è innegabile, al di là delle difficoltà tecnico-burocratiche e dei problemi di risorse, la preoccupante permanenza nel nostro paese di un sottostante e diffuso problema culturale


Il discorso del Presidente

Il 30 marzo 2016 è stata celebrata al Palazzo del Quirinale la “Giornata Nazionale delle persone con disabilità intellettiva”. Nel corso della cerimonia si sono susseguite diverse testimonianze di persone con disabilità e loro familiari, ed è stata letta la “Dichiarazione di Roma per la promozione e il sostegno dell'auto-rappresentanza in Italia e in Europa”. Nel corso della celebrazione il Presidente Mattarella ha pronunciato un discorso di cui val la pena riprendere alcuni passaggi.

“Abbiamo una Costituzione che ci incoraggia. Abbiamo una legislazione avanzata nell'affermare i diritti delle persone con disabilità, […] La questione da affrontare è l'attuazione di queste disposizioni.” “L'autodeterminazione della persona è al tempo stesso punto di partenza e traguardo di una piena cittadinanza. E' il cuore della Convenzione Onu.”

“Il "dopo di noi" è un tema sociale, direi un dovere civico che tocca tutti e ciascuno, non soltanto i familiari delle persone con disabilità.”

“L'Italia è stata all'avanguardia nell'inclusione scolastica delle persone con disabilità, abolendo le scuole e le classi speciali”.

“Il diritto al lavoro è fondamentale per la libertà e per l'autodeterminazione. Come lo è il diritto a un'equa retribuzione, …”

“Non dobbiamo mai dimenticare che la battaglia di civiltà che voi conducete non si esaurisce nelle norme, per quanto ben scritte. Le dinamiche economiche e sociali possono condizionare l'esercizio effettivo dei diritti e l'efficacia degli strumenti a disposizione. Ancor più, quindi, si manifesta importante la crescita culturale del Paese.”

Un discorso apprezzato da più parti ma che, tuttavia, non pare essere del tutto immune dal riproporre una retorica delle buone intenzioni e delle belle dichiarazioni, profondamente radicata nel nostro paese. Occorre quindi proporre due riflessioni per tentare di equilibrare criticamente il discorso stesso.

In primo luogo si può rilevare un’imprecisione riguardante le scuole speciali. “L'Italia è stata all'avanguardia nell'inclusione scolastica delle persone con disabilità, abolendo le scuole e le classi speciali.” L’Italia non ha mai abolito le scuole speciali, le ha sicuramente ridotte di numero, tuttavia continuano a esserci, più vive che mai, e non abbiamo garanzie sul fatto che un domani non possano diffondersi ulteriormente. Ne avevamo già parlato in passato, tuttavia vale la pena riprendere brevemente l’argomento (sul quale è recentemente uscito un interessante saggio: “L’attrazione speciale” di G. Merlo), per ricordare come per molte famiglie la loro scelta rappresenta l’esito di percorsi di rifiuto, emarginazione e discriminazione (ampiamente confermati dalle recenti cronache), vissuti nella “Buona scuola” di tutti. Simbolica di questa presenza/assenza, spesso condita da molta retorica, ci sembra l’episodio occorso a fine anno scolastico in una scuola di Bolzano a Daniela, mamma di Lara, che nell’andare a ritirare la foto di classe scopre che in quella foto sua figlia non c’era, l’avevano “cancellata”.

In secondo luogo bisogna rimarcare un’assenza nel discorso del Presidente. Le celebrazioni in cui è stato pronunciato cadevano nel decennale della sottoscrizione da parte dell’Italia, il 30 marzo 2007, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e del relativo protocollo opzionale, successivamente ratificati con la Legge 3 marzo 2009, n. 18. Con la legge è istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità che, biennalmente, predispone il programma per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità. Il Programma, nell’intento del Legislatore, “individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità, in una prospettiva coerente e unitaria alla politica nazionale e locale, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali della Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e della Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità.”

Il Programma era stato adottato con Decreto del Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) il 4 ottobre 2013. Lo stesso Presidente alcuni mesi prima lo aveva esplicitamente citato in occasione dell’apertura dei lavori della Conferenza sulla disabilità di Bologna, rimarcandone l’importanza e il valore su questioni cruciali come la mobilità, l’istruzione e il lavoro: “E' quindi importante che il primo Programma di azione italiano, promosso dall'osservatorio, tratti di questo tema (“il lavoro”) in modo serio e approfondito, [...] Proprio nei momenti di difficoltà economica come quelli che stiamo attraversando s’impone una particolare attenzione alla condizione e ai diritti delle persone con disabilità, così da evitare che il disagio sociale si traduca in emergenza, come purtroppo in troppi casi sta avvenendo.”

Un punto qualificante e importante cui, però, non troviamo riferimenti nel discorso dell’attuale Presidente. Perché? Provando a fare un bilancio del programma biennale, a quasi un triennio dall’adozione, dobbiamo rilevare come sia largamente, se non quasi totalmente, inattuato. Val la pena ricordare come il programma prevedesse 127 azioni specifiche, suddivise in sette aree d’intervento, e come in alcuni aree, ad esempio nella prima (revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello d’intervento socio-sanitario), e nella sesta (salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione), il risultato sia un preoccupante nulla di fatto (per un’approfondita analisi: Programma di azione sulla disabilità: a che punto siamo? di C. Giacobini). Speriamo si sia trattato di una semplice dimenticanza, anche se riteniamo che un “tentativo di autocritica”, alle volte, potrebbe essere utile.


Legge sull’autismo

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 28 agosto 2015 è entrata in vigore il 12 settembre la Legge 18 agosto 2015, n. 134, “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”. La legge è composta di sei articoli e “prevede interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l'inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico” (Art. 1). Successivamente si specifica, tuttavia, che “Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate alla relativa attuazione vi provvedono con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente” (Art. 6).

Secondo la descrizione che ne offre il sito del Governo: “La legge prevede che l'Istituto Superiore di Sanità aggiorni le Linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico in tutte le età della vita sulla base dell'evoluzione delle conoscenze fisiopatologiche e terapeutiche derivanti dalla letteratura scientifica e dalle buone pratiche nazionali e internazionali. Viene disposto l'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con l'inserimento, per quanto attiene ai disturbi dello spettro autistico, delle prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato, mediante l'impiego di strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche. Entro centoventi giorni dall'aggiornamento dei LEA e in applicazione degli stessi, il Ministero della salute, previa intesa in sede di Conferenza unificata, provvede all'aggiornamento delle Linee d’indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nei disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS), con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico.”

La legge era stata accolta da diverse Associazioni (in particolare Angsa e FISH) con particolare soddisfazione. Tuttavia, a oggi, trascorsi ben più di 180 giorni dalla pubblicazione e di fronte allo schema di DPCM di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) presentato a fine giugno 2016 alla Conferenza delle Regioni, l’atteggiamento sembra, in parte, cambiato in particolare in riferimento ai LEA proposti che “non soddisfano affatto le aspettative delle famiglie con soggetti con autismo”.


ISEE

La riforma dell’ISEE attuata con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159/2013, “Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”, aveva inserito, nel computo del reddito ai fini ISEE, i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari. Dopo una lunga vicenda giudiziaria relativa ai ricorsi riguardanti tale Decreto effettuati da alcune famiglie, il 29 febbraio 2016 la Sezione IV del Consiglio di Stato ha depositato tre sentenze (n. 838, 841, 842) in cui si respingevano i ricorsi presentati da Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministero dell’economia e delle finanze, in opposizione ad altrettanti pronunciamenti emessi dal TAR Lazio il 21 febbraio 2015 (n. 2454/2015, 2458/2015 e 2459/2015).

A fronte di queste Sentenze vi è stato un intervento normativo, con la legge 26 maggio 2016, n. 89 (art. 2 sexies), che ha modificato l'impianto di calcolo dell'ISEE per le persone con disabilità, prevedendo, in particolare, che: “ … a) sono esclusi dal reddito disponibile di cui all'articolo cinque del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini dell'IRPEF; b) in luogo di quanto previsto dall'articolo quattro, comma 4, lettere b), c) e d), del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, è applicata la maggiorazione dello 0,5 al parametro della scala di equivalenza di cui all'allegato uno del predetto decreto n. 159 del 2013 per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficiente”. Tuttavia il Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili Gravi e Gravissimi evidenzia come: “Il Governo stravolge la sentenza, con un emendamento che ignora la richiesta del Tribunale di rimodulare le franchigie in modo non discriminatorio, cancellandole in toto e sostituendole con una scala di equivalenza uguale per tutti i livelli di disabilità, ancora più discriminatoria di prima e che favorisce proprio i redditi più alti!”


Legge sul “Dopo di noi”

La legge 22 giugno 2016, n. 112, “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, è entrata in vigore il 25/06/2016. Una legge importante e ambiziosa, che nei suoi intenti si prefigge di dare una risposta alla questione che, per molte famiglie con un congiunto con disabilità, si ripropone in modo sempre più impellente soprattutto con il passare del tempo e il conseguente invecchiamento dei genitori della persona con disabilità. La legge, richiamandosi a Costituzione, Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e Carta dei diritti fondamentali dell’UE, è finalizzata a “favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l'autonomia delle persone con disabilità.” La legge “disciplina misure di assistenza, cura e protezione nel superiore interesse delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l'adeguato sostegno genitoriale, nonché in vista del venir meno del sostegno familiare, attraverso la progressiva presa in carico della persona interessata già durante l'esistenza in vita dei genitori. Tali misure, volte anche a evitare l'istituzionalizzazione, sono integrate, con il coinvolgimento dei soggetti interessati, nel progetto individuale di cui all'articolo 14 della legge 328/2000, nel rispetto della volontà delle persone con disabilità grave, ove possibile, dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi.” […] “La presente legge è volta, altresì, ad agevolare le erogazioni da parte di soggetti privati, la stipula di polizze di assicurazione e la costituzione di trust, di vincoli di destinazione di cui all'articolo 2645-ter del codice civile e di fondi speciali, …” (Art. 1 commi 1, 2, 3).

Le polemiche che hanno accompagnato l’iter parlamentare della legge non si sono placate dopo la sua approvazione, che ha ricevuto una tiepida accoglienza da parte delle principali associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità. Come richiamato, infatti, dall’ANFFAS la legge “non risolve di certo totalmente le problematiche del Durante e Dopo di Noi, della de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità”, affermazioni ulteriormente ribadite dalla FISH che “pur apprezzando il traguardo raggiunto, conferma le perplessità circa quella che considera un’occasione perduta e cioè interventi molto più stringenti per la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità che oggi vivono in istituti segreganti.”

Come ulteriore nota bisogna rilevare che nella legge (art 1 comma 2), si fa riferimento all’art. 14 della legge 328/2000, relativo al progetto individuale della persona con disabilità, articolo ampiamente, se non totalmente, disatteso nella pratica come negli anni scorsi più volte ribadito, in particolare, dall’ANFFAS che a tal proposito promosse una campagna di denuncia e sensibilizzazione.


“La condizione di disabilità motoria nell’ambiente penitenziario”

Con la recente Lettera Circolare n. 0089149 del 14 marzo 2016, avente per oggetto: “La condizione di disabilità motoria nell’ambiente penitenziario – Le limitazioni funzionali”, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, si è riproposto di adeguare e aggiornare le proprie disposizioni riguardanti le persone con disabilità motoria nell’ambiente penitenziario alla luce della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Tale lettera Circolare si apre, infatti, con il seguente richiamo: “La legge n. 18 del 3.3.2009 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite -CRPDI - sui diritti delle persone con disabilità” ha aperto un nuovo scenario di riferimento in materia di limitazioni funzionali. La Convenzione delle Nazioni Unite supera il modello che vedeva nelle persone disabili dei malati e dei minorati e definisce la condizione di disabilità come il “risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali e ambientali”.

Da un monitoraggio del numero dei detenuti con limitazioni funzionali, condotto dalla Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento nel mese di agosto del 2015, si è rilevata la presenza negli istituti penitenziari di n. 628 persone detenute in condizione di disabilità. La lettera affronta in modo sufficientemente chiaro e sintetico i punti in cui questa rimodulazione dell’organizzazione penitenziaria dovrebbe articolarsi, individuando e definendo attori, contesti, interventi e sistema di monitoraggio.


Banali questioni di linguaggio o questione di cultura?

Nel mese di ottobre è giunto sino a noi l’eco delle polemiche che hanno investito la rivista satirica francese “Charlie Hebdo”, che aveva pubblicato in prima pagina una vignetta in cui un De Gaulle affranto, teneva in braccio un bebè con gli occhi a mandorla e le fattezze dell’eurodeputata Morano, e con la scritta sottostante “Morano, la figlia down nascosta di De Gaulle”, che, per inciso, aveva veramente una figlia con sindrome di down morta in giovane età.

Il 30 gennaio 2016, in Italia, nel corso del Family day, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, durante un servizio televisivo chiedeva all'intervistatore perché fosse lì, visto che si stava svolgendo il “Family day, non l’Handicappato Day”. A seguito dell’indignazione che le sue parole hanno sollevato, e su richiesta esplicita, il senatore si decide a porgere, in aula, le proprie scuse: “Le scuse sono state già fatte e le rinnovo. Personalmente non solo mi scuso con le persone disabili, ma ricordo che il mio impegno a sostegno delle persone disabili è antico, continuativo e sincero e sarà ancora più intenso a maggior ragione”. Tuttavia le parole pronunciate dal vicepresidente del Senato, sembrano essere sintomo di uno stigma e di un atteggiamento sprezzante verso la disabilità con solide e diffuse radici che, spesso, si accompagna e si nasconde dietro ad un impegno in iniziative e attività di tipo assistenziale e/o caritatevole che, purtroppo, sortiscono alla fine l’effetto di rinforzare lo stigma stesso. Val la pena riproporre, in tal senso, la condanna da parte del Presidente della FISH che ha evidenziato non trattarsi di una “banale questione di linguaggio politicamente corretto”, ma di “lemmi beceri, caricati di quello stigma devastante che da anni tentiamo faticosamente di scalzare.” Stessi toni accompagnano la lettera scritta dal Presidente ANFFAS a Presidenti di Repubblica, Camera e Senato: “Le parole pronunciate dal Vicepresidente del Senato ci lasciano sconcertati, soprattutto perché pronunciate da una persona che dovrebbe rappresentare una carica altissima dello Stato e che invece tratta i cittadini con disabilità come persone inferiori da disprezzare, calpestando non solo la loro dignità, ma anche gli stessi valori della Costituzione Italiana su cui ha giurato e che invece ha dimostrato di non rispettare.”

Nuove scuse nel mese di Aprile questa volta da parte Guido Alessandro Gozzi, responsabile Sanità per il Pd e responsabile delle relazioni istituzionali di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta presso Federsanità Anci, per aver dato dello “Storpio” su Facebook a un candidato della lista civica savonese “Noi per Savona”, comparso in una foto sulla sua sedia a rotelle. Anche qui arrivano le scuse: “Una pessima battuta per cui devo assolutamente domandare scusa, mortificato al massimo” Mi scuso con la persona specifica cui avrei rivolto la mia attenzione, soprattutto mi scuso in generale con chiunque soffra di una disabilità. La mia cultura non è quella che la sgradevole battuta può avere espresso”. Anche qui, tuttavia, ci si può domandare quale sia questa cultura “altra”, e se non sia proprio questa “alterità” a far da culla alla “sgradevole battuta”. Gozzi si è dimesso dai suoi incarichi di Partito ed è stato sospeso dall’incarico presso Federsanità Anci.

Sempre Facebook ha ospitato nel mese di maggio la “particolare” ricerca della responsabile casting della mini-serie tv “Romanzo Famigliare”: “Cercasi a Torino e provincia un attore 16/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza.” Immediate, dopo l’indignazione mediatica sollevata dall’annuncio, le scuse e le dichiarazioni di estraneità al fatto della dirigenza della serie e della Rai (anche se si fatica un po’ a credere che non vi fosse una certa condivisione, se non sulla forma, almeno sul contenuto dell’annuncio). Immediate anche le scuse della responsabile casting che, in una successiva intervista, alla richiesta di una spiegazione sul perché avesse usato il termine “tenerezza”, rispondeva: “É sbagliato, ma provo a spiegargliela, chiedendo naturalmente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi: tenerezza non era la parola giusta per esprimere il fatto che una persona diversamente abile spesso ha bisogno di un aiuto. Ed è anche sano provare il desiderio di aiutarsi: fra tutti, non certamente solo con le persone diversamente abili.”

Episodi per molti aspetti simili, ma con conseguenze di gravità proporzionalmente inversa a responsabilità e ruolo istituzionale: per il vicepresidente del Senato “nulla”, per il dirigente politico locale “sospensione” dagli incarichi, per la dipendente privata “licenziamento”.

Questi episodi riportano l’attenzione sul tema culturale, e sulla necessità di affrontare la questione della stigmatizzazione delle persone con disabilità con onestà e responsabilità. Per capire quanto sia importante quest’aspetto e come ci riguardi, seppur in grado diverso, tutti quanti, varrebbe la pena rileggere la lettera che Umberto Eco, recentemente mancato, scriveva al nipote per accompagnarlo affettuosamente nel suo percorso di crescita. La lettera, scritta da uno dei massimi esperti di linguaggio, era, tuttavia, accompagnata da diversi luoghi comuni e considerazioni “stigmatizzanti”, sulle persone con disabilità. Un eccellente giornalista e persona con disabilità, Franco Bomprezzi, scriveva anche lui, successivamente, al nipote di Eco e, dopo averlo invitato a riflettere criticamente su alcuni passaggi della lettera in questione, concludeva la sua con un invito che ognuno dovrebbe far suo: “Perciò, se puoi, fammi un regalo: spiega tu al nonno come ci si deve comportare, e stupiscilo con una citazione inglese: See the person, not the disability”.


Dalle cronache: discriminazioni e violenze

10/07/2015: Prato, alla Rsa di Narnali 9 misure di custodia cautelare, 17 persone indagate tra infermieri e operatori sanitari per lesioni, maltrattamenti e anche furti di soldi ai pazienti ricoverati con forme di Alzheimer.

07/08/2015: Massa Carrara, con Sentenza n.384/2015, il Tribunale ha condannato ai sensi della legge 67/2006 il Comune di Massa per discriminazione sulla riduzione delle ore di frequenza del centro estivo di Simone un bambino con disabilità.

29/09/2015: Andria: sono postate su facebook le foto di una persona con gravi problemi psichici legata a un albero con nastro adesivo.

02/10/2015: Roma, arrestati due trentenni per aver picchiato un ragazzo con disabilità sul Bus mentre si stava recando a scuola.

06/10/2015: Genova, un ragazzo con sindrome di down è aggredito sul Bus.

09/10/2015: Ferrara, una madre ritira la propria figlia dall’asilo nido perché un’ausiliaria ha la sindrome di down.

04/11/2015 Mantova: padre di 88 anni uccide figlio di 51 anni tetraplegico dalla nascita staccandogli il respiratore e poi s’impicca.

05/12/2015: Lecce: sono arrestati i protagonisti di un video girato nel 2014 in cui legano al cancello di una chiesa un ragazzo con disabilità, lo schiaffeggiano, lo insultano, lo costringono a fumare uno spinello e gli orinano addosso.

17/12/2015: Roma, un ragazzo autistico e il suo accompagnatore sono allontanati da un bar.

08/02/2016: Grottaferrata: nella struttura di riabilitazione “Eugenio Litta”, in convenzione con il Servizio Sanitario Regionale, sono arrestati 10 operatori e altri 5 sottoposti a indagine per maltrattamenti pluriaggravati e sequestro di persona nei confronti degli ospiti della struttura minorenni, alcuni di 8 anni, con gravi patologie neuro-psichiatriche e motorie.

10/02/2016: Parma arrestati la titolare e le due collaboratrici della casa famiglia per anziani Villa Alba, per maltrattamenti aggravati sugli otto ospiti della struttura.

15/02/2016: Cagliari: sono notificate le misure cautelari di sospensione dal pubblico servizio per sei mesi a 14 operatori dell’AIAS di Decimomannu, per maltrattamenti, percosse, lesioni personali, omissione di referto nei confronti dei pazienti con gravi disabilità psicofisiche, ospiti della struttura.

19/02/2016: Vercelli diciotto arresti di operatori nella casa di cura "La Consolata" ex clinica di Mamma Ebe, che ospita disabili adulti psichiatrici e anziani malati di Alzheimer. Gli episodi più di 300, sono in particolare: schiaffoni, strattoni, prese per i capelli, pugni, spintoni, umiliazioni e vessazioni, pazienti legati o costretti a giacere per terra e sentirsi calpestare.

20/02/2016: Viterbo sospesa dall’insegnamento e indagata per maltrattamento insegnante di una scuola media che umiliava alunno con lieve disabilità intellettiva e incitava compagni a picchiarlo.

07/03/2016 Verona, padre di 64 anni malato di depressione uccide moglie malata, ferisce il figlio autistico poi tenta il suicidio.

08/03/2016 Rivarolo: denunciata insegnante che “processa” alunno con autismo in classe di fronte a genitori e compagni.

08/03/2016: Alice Castello: Cinque rinvii a giudizio per maltrattamenti nella comunità terapeutica per minori Domus Alba di Alice Castello.

13/04/2016 Isernia: Luigi, alunno con autismo è lasciato in classe con insegnante di sostegno mentre i compagni sono in gita scolastica.

13/04/2016 Livorno: Giulio, alunno con autismo, è lasciato in classe con insegnante di sostegno mentre i compagni sono in gita scolastica.

18/04/2016: Legnano, sospesa gita scolastica dal Ministro Giannini perché esclusa studentessa autistica che nessuna delle compagne voleva in camera.

30/05/2016: Avellino: con la Sentenza n. 22786/16, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale per “rifiuto d’atti d’ufficio” ad alcune collaboratrici scolastiche che si erano rifiutate di prestare assistenza igienica nel cambio del pannolino a una bimba con disabilità complessa.