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Profughi e richiedenti asilo

Il punto della situazione


Tra il 2018 e il 2019 i due Decreti Sicurezza hanno modificato in maniera sostanziale la normativa italiana su immigrazione e protezione internazionale(1).

I diritti dei richiedenti asilo, delle persone soccorse in mare e dei soccorritori sono stati ridotti. Le ragioni alla base dei due provvedimenti non sono suffragate dalla realtà dei fatti. Non c’è alcuna “invasione” o un tentativo di “sostituzione etnica” in atto, come invece sostengono alcuni politici. Chi chiede protezione non è un pericoloso criminale. Investire sulla buona accoglienza garantisce integrazione e quindi sicurezza e le espulsioni non sono la soluzione a tutti i mali. Allo stesso modo costringere dall’oggi al domani decine di migliaia di persone in possesso del permesso di soggiorno per motivi umanitari alla condizione di irregolarità significa alimentare lo sfruttamento e l’attività della criminalità organizzata, oltre che l’emarginazione e la tensione sociale. L’Unione europea ha certamente precise responsabilità ma non proporre modifiche al Common european asylum system (Sistema comune europeo di asilo o CEAS) e auspicare la costruzione di muri e la chiusura delle frontiere denotano miopia e ricerca esclusiva di consenso.

In questo capitolo cerchiamo di fare un bilancio delle ultime riforme e di spiegare perché una politica efficace sull’immigrazione non si può fare assecondando la propaganda ma solo con una riflessione più attenta seria e lungimirante.

Il sistema di asilo europeo


A dicembre 2019 si è insediata la nuova Commissione europea, guidata dalla tedesca Ursula Von der Leyen. La nuova Presidente ha indicato tra le priorità la prosecuzione della riforma del CEAS, prospettata nel 2015 dall’Agenda europea sull’immigrazione e avviata nel 2016(2), che sta attraversando una complessa fase di stallo da tre anni.

Il corposo pacchetto di riforma riflette l’intenzione del legislatore europeo di modellare un sistema rigoroso in cui l’accesso alla domanda di protezione, al sistema di accoglienza e al diritto di difesa, sia gradualmente compresso(3).

L’unica eccezione è rappresentata dal progetto di riforma del Regolamento 604/2013 (cd. Regolamento Dublino III) che stabilisce i criteri per individuare lo Stato membro competente a esaminare una domanda di protezione internazionale. La prima bozza è stata emendata più volte durante le discussioni in seno al Parlamento europeo, fino a giungere a quella attuale approvata con una larghissima maggioranza a novembre 2017(4). La nuova versione elimina il criterio di primo ingresso irregolare che ha penalizzato gli Stati costieri come Italia e Grecia, stabilisce ulteriori elementi da valutare per l’attribuzione della competenza e, in via residuale, prevede un meccanismo di calcolo per la designazione dello Stato competente. Inoltre, per la prima volta una norma coinvolge nell’individuazione dello Stato competente il richiedente stesso. Il processo di riforma del regolamento è stato bloccato per volontà del Consiglio dell’Unione europea(5).

Le proposte di riforma sul contenuto della protezione internazionale(6), le procedure per l’esame della domanda di asilo(7) e il sistema di accoglienza(8), non sono ancora state discusse dall’assemblea parlamentare.

La Presidente della Commissione europea ha già indicato la necessità di intervenire per sbloccare l’iter di riforma(9) e rivedere l’approccio UE sulle migrazioni(10).

L’auspicio è che le attuali proposte, a esclusione di quella sul regolamento Dublino III, siano riscritte.

Nel corso degli ultimi anni, l’Unione europea si è dimostrata debole, poco incisiva e scarsamente lungimirante in materia. Inoltre, come dimostra il fallimento del programma di relocation (o ricollocazione) per la distribuzione delle domande di asilo(11), vi è una scarsa attitudine alla solidarietà e all’equa ripartizione delle responsabilità, contrariamente a quanto sancito dall’art. 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

Il contesto italiano


A un anno dall’entrata in vigore del d.l. 113/2018 (cd. Decreto Sicurezza), convertito in Legge a dicembre 2018, è possibile trarre un primo bilancio dei suoi effetti.

Prima però di soffermarci sulle tre grandi aree di intervento (abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari; riforma delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale; riforma del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale), è opportuno esaminare l’attuale contesto italiano nel suo complesso.

Questo tipo di analisi ci permette di valutare l’opportunità per il nostro Legislatore di introdurre delle modifiche così radicali: se i presupposti della “straordinaria necessità e urgenza” previsti dall’art. 77 della Carta costituzionale fossero concreti e se permangano tuttora; e se, soprattutto, il flusso migratorio del Mediterraneo centrale, i numeri delle domande di protezione internazionale presentate, il totale delle espulsioni eseguite siano ancora a livelli così critici da giustificare un approccio tanto rigido.

Dal 2015 il flusso migratorio via mare ha subito un calo radicale e costante. Le causa principali, con ogni probabilità, sono l’implementazione del Memorandum Italia – Libia stipulato dall’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, l’appoggio italiano ed europeo alla sedicente Guardia Costiera libica e la situazione libica, il cui conflitto incide, spesso in maniera imprevedibile, sulle partenze via mare.


C8. Grafico 1 • Arrivi via mare in Italia

Nel 2017 sono state presentate 130.119 domande di protezione internazionale e 53.596 nel 2018. Il Viminale non ha ancora reso disponibile i dati complessivi del 2019, ma tra gennaio e ottobre le domande ammontano a 31.136(12). Questo dato non sempre è regolato da una logica ben precisa, poiché una persona può decidere di chiedere la protezione internazionale immediatamente o anni dopo l’arrivo in Italia. Si deve però considerare che l’assenza di canali di ingresso regolari e di misure di regolarizzazione per le persone già presenti sul territorio nazionale può spingere chi non ha un permesso di soggiorno a chiedere asilo.

Per quanto riguarda l’allontanamento dei cittadini stranieri, c’è una rilevante sproporzione tra i provvedimenti notificati e quelli eseguiti. Non sono ancora disponibili i dati relativi al 2019, ma l'attuale Ministra dell'Interno ha dichiarato che al 22 settembre 2019 i rimpatri ammontavano a 5.244(13).


C8. Grafico 2 • Rimpatri eseguiti in esecuzione di un ordine di espulsione


Come si può rilevare dal grafico, le espulsioni costituiscono una piccola parte degli allontanamenti eseguiti. Probabilmente sia a causa della procedura onerosa in termini di tempo e risorse economiche sia per l’inefficacia del modello italiano in cui sono poco privilegiate forme alternative all’esecuzione forzata, come i programma di ritorno volontario assistito (RVA) o la concessione di un termine per la partenza volontaria(14), al contrario di quanto auspicato nella Direttiva Rimpatri. Contrariamente alle dichiarazioni dell’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che in campagna elettorale prometteva l’espulsione di centinaia di migliaia di immigrati irregolari nel giro di qualche anno, eseguire un provvedimento di allontanamento richiede accordi con i paesi di origine. In mancanza, ogni espulsione necessita di un’intesa ad hoc. L’Italia ha stipulato pochi accordi di riammissione(15) con i paesi di origine che non consentono il raggiungimento di un tasso elevato di espulsioni secondo i desiderata di alcuni politici italiani(16). Inoltre, l'esecuzione forzata di un rimpatrio normalmente implica un periodo di privazione della libertà personale presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), il cui limite è stato aumentato da 90 a 180 giorni dal Decreto Sicurezza. Il raddoppio dei termini, però, costituisce solo una misura propagandistica e punitiva nei confronti degli stranieri: nel 2018 meno della metà degli stranieri trattenuti sono stati rimpatriati(17).

L’attuale scenario italiano dimostra che il Decreto Sicurezza non ha in alcun modo influito sugli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, in calo da anni. Non ha avuto alcun impatto sul numero delle domande di asilo presentate, ma ha solo aggravato le procedure di esame delle domande di cui si tratterà nei paragrafi successivi. Non ha aumentato il numero degli stranieri espulsi. In questo caso, anzi, si può rilevare addirittura una diminuzione delle esecuzioni forzate delle espulsioni rispetto alle politiche dei precedenti Ministri. L’aumento dei termini del trattenimento nei CPR non sembra abbia avuto una reale utilità: è difficile pensare che un rimpatrio non organizzato in 90 giorni possa essere eseguito nei successivi 90. Queste considerazioni, gioco forza, ci portano anche a riflettere sull’inopportunità di introdurre delle modifiche così rigide e confusionarie sulla base di presunte emergenze.

Le nuove procedure accelerate e di frontiera per l'esame della domanda di protezione internazionale


Il Decreto Sicurezza ha introdotto sette nuove procedure di esame della domanda di protezione internazionale, in aggiunta a quella ordinaria.

Le nuove procedure si definiscono procedure “accelerate o di frontiera” poiché al ricorrere di determinati presupposti, la valutazione della domanda può avvenire in tempi celeri e direttamente alle zone di frontiera. In entrambi i casi, i diritti del richiedente asilo sono fortemente limitati e il rischio di abusi sembra concreto.

Le procedure accelerate e di frontiera sono previste dalla Direttiva Procedure, che tuttavia ne limita l'applicazione in casi rilevanti per l'ordine e la sicurezza pubblica o in caso di domande evidentemente infondate. La Direttiva, poi, ne sconsiglia l'applicazione qualora il richiedente sia portatore di esigenze particolari e necessiti di ulteriori garanzie. Possiamo ad esempio elencare le vittime di tortura o trattamenti inumani e degradanti, i sopravvissuti a naufragi o eventi traumatici, donne con minori etc.

Prima delle modifiche del Decreto Sicurezza, il nostro ordinamento prevedeva poche ipotesi di procedure accelerate e nessuna che si svolgesse direttamente alla frontiera.

Le nuove modalità di esame della domanda contengono numerosi elementi critici. In primo luogo, coprono una vasta gamma di ipotesi, tanto che l'iter ordinario sembra avere carattere residuale. Inoltre, alcune disposizioni appaiono in palese contrasto con la Direttiva Procedure e la Costituzione, come nel caso del procedimento immediato per i richiedenti che hanno commesso alcuni reati, non previsto dalla Direttiva; o l'esame della domanda del richiedente trattenuto per soli fini identificativi che potrebbe eludere la disciplina della privazione della libertà personale prevista dalla Carta costituzionale(18). Infine, l'uso esteso di queste modalità di esame comporterà un aumento dei dinieghi delle richieste e, di rimando, contribuirà ad aumentare il numero dei contenziosi nei Tribunali, degli stranieri irregolari e delle domande reiterate di protezione internazionale. Le procedure accelerate e di frontiera necessitano di un'attenta attività di informativa legale allo straniero, al fine di renderlo edotto delle modalità di esame della domanda, dei diritti, dei doveri e degli eventuali rimedi giurisdizionali. Risulta difficile pensare che quest'attività possa essere svolta efficacemente nelle zone di frontiera, magari successivamente a un naufragio traumatico, o presso le Questure.

L’ex Ministro Matteo Salvini il 5 agosto 2019 ha adottato il decreto che individua le zone di frontiera in cui saranno applicate le nuove procedure(19). Le aree designate sono troppo estese e generiche, come nel caso di intere province o porzioni di Regione, e non sono delimitate con chiarezza. Ciò comporta, ad esempio, il rischio che le procedure di frontiera possano essere applicate ai richiedenti asilo che si sono semplicemente presentati presso la Questura che rientra nelle zone individuate dal decreto(20).

In attesa che la Ministra Luciana Lamorgese decida di intervenire per chiarire questi e altri punti del Decreto Sicurezza, sono già state applicate alcune di queste procedure: la dichiarazione di inammissibilità della domanda di asilo presentata “in fase di esecuzione del provvedimento di allontanamento” e la procedura accelerata per i richiedenti provenienti da paesi di origine considerati sicuri.

Nel primo caso, il Decreto Sicurezza prevede l'esclusione dall'esame della seconda domanda di asilo (cd. domanda reiterata)(21), presentata da un cittadino nei cui confronti sia stata attivata una procedura di espulsione dal territorio nazionale.

Secondo la circolare della Commissione Nazionale per il diritto di asilo del 2 novembre 2019, in questi casi la decisione di inammissibilità della domanda viene adottata direttamente dalla Questura che ha ricevuto la richiesta, non coinvolgendo in alcun modo l'eventuale Commissione Territoriale competente, poiché si ritiene che la domanda sia stata presentata in maniera strumentale per ritardare o impedire l'esecuzione dell'allontanamento(22). Questa modalità costituisce un unicum nel panorama italiano e comunitario nella parte in cui la Questura è coinvolta nel processo decisionale, in quanto è ammesso che esclusivamente una sola amministrazione, nel caso italiano la Commissione Territoriale, si pronunci sulle domanda di protezione internazionale. Inoltre, la Direttiva Procedure dà diritto al richiedente di essere sottoposto quantomeno a un esame preliminare per accertare nuovi elementi a sostegno della domanda o rilevarne la strumentalità, non essendo ammessa una dichiarazione di inammissibilità automatica.

Sin da subito, questa norma ha sollevato parecchie perplessità sia per quanto appena citato, sia perché non indica con esattezza cosa si intenda per “esecuzione del provvedimento di allontanamento”. Una circolare del Ministero dell'Interno del 18 gennaio 2019 ne fornisce l'interpretazione più estesa possibile: è sufficiente la semplice notifica di un decreto di espulsione(23). Il Tribunale ordinario di Roma – Sezione specializzata sui diritti della persona e immigrazione nel corso del 2019, valutando i provvedimenti di inammissibilità destinati a cittadine straniere trattenute presso il CPR di Ponte Galeria (Roma), ha ribadito chiaramente quanto detto: non è la Questura, ma sempre la Commissione Territoriale a dover prendere una decisione sulla domanda di protezione internazionale(24). E' perciò auspicabile che anche gli altri Tribunali italiani seguano questa interpretazione e, per fugare qualsiasi dubbio, che il Governo intervenga con una modifica.

La procedura accelerata per i richiedenti asilo provenienti da paesi di origine sicuri è prevista già da tempo nel diritto europeo. La Direttiva Procedure consente agli Stati membri di adottare una lista di paesi la cui condizione di sicurezza per i propri cittadini si presume in base a determinati criteri(25). La lista ha validità solo per lo Stato che la adotta, pertanto un paese può essere considerato sicuro da uno Stato membro e non sicuro da un altro(26). Il concetto di paese di origine sicuro è tra i più discussi, in quanto non consente la realizzazione di una politica europea unitaria in materia di asilo. Tra le proposte di riforma di cui abbiamo già parlato, vi è l’adozione di una lista unica e vincolante per tutto il territorio dell’Unione.

In breve, un cittadino di uno di questi Stati quando presenta domanda di protezione rientra nell’applicazione delle procedure accelerate e deve comunicare tempestivamente i motivi per cui il suo paese non è sicuro, in relazione alla sua vicenda. In caso contrario, si applica una presunzione di generale sicurezza e la domanda può essere dichiarata infondata.

L’Italia, per la prima volta, ha recepito il concetto di paese di origine sicuro con il Decreto Sicurezza. A un anno di distanza, il 4 ottobre 2019, il Governo Conte II ha emanato il Decreto del Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero dell’Interno e il Ministro della Giustizia che individua 13 paesi sicuri(27). Secondo il Decreto Sicurezza, se il richiedente non adduce gravi e rilevanti motivi a sostegno dell’insicurezza per la sua condizione particolare, la domanda è considerata manifestamente infondata con gravi conseguenze sul piano processuale: dimezzamento dei termini per i ricorso e assenza dell’effetto sospensivo automatico(28). Inoltre, se la domanda non è presentata alle zone frontiera, è previsto che sia adottata una decisione entro cinque giorni, senza far riferimento all’audizione presso la Commissione Territoriale. Questo costituirebbe un evidente abuso, poiché l’omissione del colloquio è prevista dalla Direttiva Procedure in poche ipotesi tassative e non in questo caso. Infatti, la Commissione Nazionale per il diritto di asilo con la circolare del 28 ottobre 2019 invita ad applicare la procedura per le domande presentate alla frontiera, che prevede il colloquio entro 7 giorni e la decisione nei successivi 2, “in attesa di un intervento risolutivo del legislatore(29).

La Direttiva Procedure, così come il Decreto Sicurezza, ammettono la possibilità di escludere dalla presunzione di sicurezza parti del paese o specifiche categorie di persone come omosessuali, donne, giornalisti, oppositori politici etc. Tuttavia nell’elenco dei paesi adottati non figurano queste ipotesi. Eppure ci sono situazioni di conclamata pericolosità: basti pensare che nell’indicare l’Ucraina non si escludono la Crimea e il Donbass, la prima occupata dalla Russia e il secondo al centro di un conflitto armato. Così come i rischi che potrebbero correre le persone LGBTQI+ in alcuni paesi africani(30). Già dalla sua prima applicazione, la procedura in oggetto ha prodotto effetti pregiudizievoli nei confronti dei richiedenti asilo, sia perché le amministrazioni coinvolte non hanno ancora stabilito le modalità operative sia perché la normativa risulta comunque poco chiara(31).

L'abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Conseguenze ed evoluzione della giurisprudenza


Tra le disposizioni più drastiche del Decreto Sicurezza c’è l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, in precedenza rilasciato a conclusione dell’esame della domanda di asilo per tutte quelle situazioni non idonee al riconoscimento della protezione internazionale ma comunque da tutelare per il nostro ordinamento giuridico(32). Al momento della scadenza, i titolari di tale documento devono chiedere la conversione in permesso di soggiorno per lavoro oppure attendere il parere favorevole della Commissione Territoriale competente al riconoscimento della protezione speciale.

Al suo posto, sono stati istituite 4 nuove tipologie di permesso di soggiorno: “per cure mediche(33), “per calamità(34), “per atti di particolare valore civile(35) e, appunto, per “protezione speciale(36). Queste situazioni erano già state ritenute meritevoli del riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari dalla circolare della Commissione Nazionale per il diritto di asilo del 30 luglio 2015 indirizzata alle Commissioni Territoriali(37). Il Decreto Sicurezza ha quindi “spacchettato” il contenuto del permesso per motivi umanitari, come definito dalla giurisprudenza e dalle Commissioni nel corso del tempo e lo ha espunto dall’esame della domanda di asilo. La sola eccezione è rappresentata dalla protezione speciale che può essere riconosciuta dalle Commissioni Territoriali ma i cui presupposti sono sostanzialmente analoghi a quelli previsti per il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria. Pertanto, è molto probabile che sarà riconosciuta solo a quei richiedenti in possesso dei requisiti per la protezione internazionale ma che abbiano commesso un reato ostativo al riconoscimento.

Sul merito dei nuovi permessi di soggiorno ci siamo già soffermati nel Rapporto sullo stato dei Diritti in Italia del 2019. In questa sede si può ribadire che devono essere richiesti direttamente alla Questura competente, quindi un’autorità di pubblica sicurezza non specializzata nella tutela dei diritti umani e priva di competenza in ambito sanitario, ad esempio in riferimento al permesso di soggiorno per cure mediche. Inoltre, a eccezione del permesso per atti di particolare valore civile, hanno una durata variabile da 6 mesi a un anno, sono difficilmente rinnovabili e non sono idonei a consentire una stabilità di soggiorno del cittadino straniero, confinandolo in una condizione di forte incertezza.

Sin da subito, l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ha generato parecchie perplessità, soprattutto per due motivi.

In primo luogo l’assenza di una norma transitoria, per cui il decreto ha prodotto i suoi effetti immediatamente non consentendo ai titolari di questo permesso di soggiorno con scadenza ravvicinata di potersi organizzare per chiedere la conversione in permesso per lavoro. Solo a dicembre 2018, in sede di conversione in legge, è stata aggiunta una norma ad hoc che prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per “casi speciali”, dal contenuto analogo al permesso di soggiorno per motivi umanitari(38), a quanti avessero presentato domanda di asilo prima dell’entrata in vigore del decreto. Nonostante la correzione, la nuova legge ha avuto un’applicazione disomogenea sul territorio nazionale, poiché in alcuni casi le Commissioni Territoriali l’hanno interpretata in maniera retroattiva, cioè anche alle domande di asilo o di rinnovo del permesso per motivi umanitari presentate prima del 4 ottobre 2018. La Corte di Cassazione – Sezioni unite civili, in seguito a due pronunce della I Sezione civile in contrasto tra loro, con la sentenza 29470/2019 del 13 novembre 2019 ha definitivamente risolto ogni dubbio: il Decreto Sicurezza deve essere applicato solo a quelle situazioni sorte successivamente alla sua entrata in vigore(39). Per tutte quelle relative a periodi precedenti, bisogna applicare la normativa abrogata. La Commissione Nazionale per il diritto di asilo a dicembre 2019 ha prontamente inviato una circolare alle Commissioni Territoriali invitandole sia a conformarsi alla sentenza sia a ricevere e valutare eventuali istanze di riesame presentate dai cittadini che avevano fatto domanda prima del 4 ottobre 2019 e a cui era stata applicata la nuova normativa.

Il secondo elemento di preoccupazione riguarda il numero di cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari impossibilitati, alla scadenza, a convertirlo in permesso per motivi di lavoro o ad ottenere il riconoscimento della protezione speciale. Il mercato del lavoro italiano è sempre più precario nonché difficilmente accessibile da chi non padroneggia la lingua italiana o comunque non ne conosca il complesso meccanismo. Bisogna anche aggiungere che gli stranieri in condizione di marginalità cadono facilmente preda di organizzazioni criminali o di privati che li sfruttano per attività di lavoro irregolare. Non è scontato che una persona, pur in possesso di regolare documento e in Italia da più o meno tempo, sia titolare di un contratto di lavoro utile per la conversione.

L’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ha quindi generato insicurezza. Anche se non è facile stimare quanti stranieri non siano in regola con i documenti o, come in questo caso non lo siano più, recenti studi dimostrano che il Decreto Sicurezza sia la causa di un rilevante aumento dei cittadini stranieri senza permesso di soggiorno: dai circa 530.000 irregolari stimati al 2018 fino ai 680.000 per il 2020 e ai 700.000 nel 2021(40).


C8. Grafico 3 • Provvedimenti di allontanamento notificati* a cittadini stranieri


Dallo SPRAR al SIPROIMI. Com'è cambiata l'accoglienza per i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale


Il settore dell’accoglienza per i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale da anni è al centro di aspre polemiche. E’ ormai fortemente radicata la convinzione che l’accoglienza non sia un diritto ma una gentile concessione che l’Italia fa agli stranieri a discapito dei propri cittadini. I numerosi scandali degli ultimi anni hanno poi portato alla luce la facilità con cui questo settore possa essere sfruttato per tornaconto personale e non per offrire servizi e generare inclusione sociale.

Non è un caso, quindi, che il Decreto Sicurezza abbia colpito con forza il circuito dell’accoglienza, in particolar modo per i richiedenti asilo.

La nuova normativa e i nuovi capitolati di appalto hanno determinato una riduzione dei servizi da un lato e una scarsa partecipazione ai nuovi bandi dall’altro.

Questo discorso vale prevalentemente per i Centri di accoglienza straordinaria (CAS). Sulla carta, i CAS dovevano essere strutture di medie - grandi dimensioni, aperte dalle Prefetture all’occorrenza per far fronte alle lacune del sistema ordinario rappresentato dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), costituito da centri di piccole dimensioni e finanziati da progetti promossi dagli enti locali su base volontaria. Nella realtà dei fatti, i CAS per anni hanno rappresentato il circuito principale dell’accoglienza: nel 2016 coprivano più del 77% dei posti totali in accoglienza, nel 2017 e nel 2018 circa l’80%(41).

I CAS sono anche le strutture maggiormente coinvolte in scandali e inchieste sulla cattiva gestione dei fondi. Questo non perché ci sia un problema endemico nel sistema accoglienza generalmente inteso, ma perché il ricorso a procedure di affidamento diretto o a proroghe sistematiche ha prestato il fianco all’ingresso di soggetti non specializzati e attratti esclusivamente da una prospettiva di facile guadagno, a discapito della qualità dei servizi previsti(42).

Le nuove politiche sull’accoglienza, nonostante le criticità del sistema CAS e dei centri di grandi dimensioni, ribadite anche dall’ex Ministro Matteo Salvini nel 2018(43), vanno curiosamente nella stessa direzione del passato. Lo SPRAR, ora Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI), non sarà più destinato ai richiedenti asilo. Questi potranno accedere esclusivamente ai CAS, i cui fondi sono stati tagliati, come si evince dai relativi bandi(44). I nuovi importi sono insufficienti a coprire le spese di un’accoglienza dignitosa e professionale. Solo i progetti realizzati in grandi strutture e con una gamma di servizi ridotta al minimo possono rientrare nei costi.

Per quanto riguarda il SIPROIMI, il rapporto tra posti disponibili e posti totali in accoglienza è rimasto pressoché invariato e si aggira intorno al 25%(45).

Una questione assai rilevante è quella della permanenza dei titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari nel nuovo sistema di accoglienza. Sin dai mesi successivi all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, alcune Prefetture piuttosto “zelanti” hanno disposto immediatamente la revoca delle misure di accoglienza dei CAS nei confronti delle persone che avevano ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria, in quanto non avrebbero beneficiato della successiva accoglienza nel SIPROIMI in relazione ad una circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento libertà civili e immigrazione(46). Sono seguite alcune pronunce interessanti dei TAR competenti, i quali hanno affermato che a chi è stato riconosciuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari prima dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, non può essere revocata l’accoglienza e ha diritto all'inserimento nel SIPROIMI se ne ricorrono i requisiti(47)(48). Anche sulla questione accoglienza la giurisprudenza sembra quindi orientarsi verso l’irretroattività del Decreto Sicurezza.


Il Decreto Sicurezza bis e le operazioni di Search and Rescue (SAR) nel Mediterraneo centrale

Il tema dei salvataggi nel Mediterraneo centrale, specialmente a opera delle organizzazioni non governative (ONG), è stato fortemente strumentalizzato dal dibattito politico.

Nel corso del 2018 l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha varato la politica “dei porti chiusi”: alle navi delle ONG non veniva assegnato un porto di sbarco per consentire alle persone soccorse di raggiungere la terraferma e presentare domanda di protezione. In alcuni casi, questa condotta è stata applicata anche nei confronti di vascelli italiani: le navi della Guardia Costiera Ubaldo Diciotti nell’estate 2018 e Bruno Gregoretti un anno dopo. Da allora centinaia di naufraghi sono stati costretti a rimanere per settimane a bordo di imbarcazioni non attrezzate in attesa di una soluzione politica, in condizioni disumane e al limite della sopportazione.

In entrambi i casi, nei confronti di Matteo Salvini il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere per il reato di sequestro di persona. Per la questione della Diciotti, la richiesta è stata respinta in quanto secondo la camera l’ex Ministro avrebbe agito a tutela di un interesse nazionale. Per il caso Gregoretti, si deve attendere il voto della camera a febbraio 2019.

Con il d.l. 53/2019, poi convertito in Legge (cd. Decreto Sicurezza bis), il Governo Conte I è intervenuto sulla questione attribuendo al Ministro dell'Interno la competenza ad adottare un provvedimento di limitazione o divieto di accesso nelle acque territoriali nei confronti di imbarcazioni sospette di favorire l'immigrazione irregolare. In caso di inottemperanza, è prevista una multa fino a un milione di euro e il sequestro della nave.

Il nuovo decreto ha come finalità, neanche troppo velata, quella di colpire l'operato delle ONG considerate ancora “taxi del mare” o “vicescafisti”, secondo la retorica populista(49). E’ sempre opportuno ribadire che sia nel 2018 sia nel 2019 nessuna indagine ha mai accertato né tantomeno condannato rapporti o accordi tra chi salva vite in mare e trafficanti di esseri umani.

La sanzione pecuniaria, aumentata in sede di conversione, è stata considerata sproporzionata anche dal Presidente della Repubblica, che subito dopo la promulgazione della legge ha inviato una lettera ai Presidenti di Camera e Senato per esprimere le proprie perplessità e auspicare una correzione del Legislatore(50).

La Ministra Luciana Lamorgese, pur adottando un approccio alla materia meno ideologico del predecessore, al momento non ha ancora proposto modifiche al testo né sembra avere intenzione di contrastare il clima di odio e sospetto verso chi salva vite in mare, proponendo nuovamente alle Ong la firma di una sorta di “codice di condotta” per continuare a operare.

Eppure è bene ricordare che la rotta del Mediterraneo centrale continua a essere tra le più mortali al mondo. Nonostante il calo degli arrivi dalla Libia e il supporto alla sedicente Guardia costiera libica, i viaggi sono sempre più rischiosi. Tra le ragioni, vi è sicuramente la riduzione delle attività SAR disposte dal Governo italiano e dall'Unione europea.


C8. Grafico 4 • Stima degli stranieri irregolari presenti sul territorio italiano


La nostra Guardia Costiera svolge un lavoro encomiabile spesso sottovalutato, se non contrastato come nei casi Diciotti e Gregoretti, in cui anche agli uomini delle nostre forze dell'ordine non è stato concesso di scendere a terra per questioni politiche, non certo per motivi di sicurezza nazionale. Ma i dati della stessa Guardia Costiera ci dicono che nel 2018 un quarto dei soccorsi è stato ad opera della società civile(51). Nel 2019 la proporzione sembra addirittura crescere(52). Vi è quindi una grave assenza dell’Unione europea e dell’Italia nelle operazioni di salvataggio in mare, perché come dimostra il grafico oggi più che mai è necessario attrezzarsi per una missione di salvataggio in una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, dove si muore nell’indifferenza e nel silenzio istituzionale.


C8. Grafico 5 • Percentuale di morti e dispersi nel Mar Mediterraneo


Aggiornamento Covid-19


ACCESSO ALLA DOMANDA DI ASILO E MISURE DI ACCOGLIENZA

L’emergenza epidemiologica ha avuto conseguenze rilevanti anche sull’accesso ai diritti dei richiedenti asilo, dei titolari di protezione internazionale e dei cittadini stranieri comunque presenti sul territorio nazionale.

Pur con la progressiva chiusura al pubblico delle Questure e la sospensione delle procedure per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, il Ministero dell’Interno con la circolare del 9 marzo 2020 ha dato indicazione di continuare ad accogliere le domande di protezione internazionale(53), in quanto diritto fondamentale di ciascun cittadino straniero. Nonostante il tenore piuttosto chiaro del documento, come troppo spesso accade, dalle diverse Questure sul territorio nazionale sono state adottate prassi eterogenee anche in contrasto con le indicazioni del Ministero. In alcuni casi, gli Uffici hanno interrotto ogni attività(54). In altri, le domande sono state inoltrate con apposite modalità per limitare al minimo ogni possibilità di contagio, ad esempio tramite la prenotazione di appuntamenti o l’invio della manifestazione di volontà a mezzo PEC.

Tanto per i richiedenti asilo quanto per i titolari di protezione internazionale, un’altra grave violazione della normativa italiana ed europea è stata la sospensione dei nuovi ingressi nelle strutture di accoglienza per i richiedenti, i CAS, e per i beneficiari di protezione, il SIPROIMI. Nonostante il Decreto Legge “Cura Italia” abbia previsto la proroga dei progetti di accoglienza e il Decreto Legge “Rilancio” abbia esteso la possibilità di accogliere i richiedenti asilo nel SIPROIMI fino ai 6 mesi successivi alla cessazione dello stato di emergenza, attualmente previsto per il 31 luglio 2020, sembra che difficilmente chi ne faccia richiesta sia inserito in una struttura.

A tal proposito, ad aprile la Commissione europea ha inviato delle linee guida non vincolanti agli Stati membri su questi e altri punti, ribadendo la necessità di ricevere comunque le domande di asilo e garantire il diritto all’accoglienza(55), linee guida non correttamente recepite dall’Italia(56).


LE OPERAZIONI DI SEARCH AND RESCUE NEL MEDITERRANEO

Da gennaio a maggio 5.119 persone sono arrivate sulle nostre coste attraverso il mar Mediterraneo(57). Durante i mesi della pandemia, nonostante l’acuirsi del conflitto sul suolo libico, nessuna missione di soccorso italiana o europea è stata attivata. Anche le navi delle ONG sono state costrette a interrompere le loro attività perché ostacolate, come troppo spesso accade negli ultimi anni, da una precisa volontà politica(58). Si stima che in questo periodo siano morte 325 persone lungo la rotta del Mediterraneo centrale(59) mentre, anche grazie all’accordo con l’Italia, 3.980 sono state riportate in Libia(60), un paese sempre più insicuro e in cui le violazioni dei diritti umani sono sistematiche e perpetrate dalle stesse “autorità” che controllano zone del paese.

Il ministero dei Trasporti, di concerto con Affari Esteri, Interno e Salute, il 7 aprile 2020 ha decretato che fino al termine dell’emergenza i porti italiani non possono essere considerati luoghi sicuri per lo sbarco delle persone soccorse.

Il 12 aprile 2020 il Capo del Dipartimento della Protezione Civile ha adottato il decreto n. 1287 con cui dispone la sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare a bordo delle cd. “navi quarantena”, di solito dei comuni traghetti adibiti per l’occasione. Mentre, per le persone che sono riuscite ad arrivare autonomamente sulle nostre coste e poi intercettate dalla forze dell’ordine, si prevede un periodo di isolamento in strutture appositamente individuate o, in alternativa, sulle navi. Si assiste, incredibilmente, a un ritorno a un passato piuttosto remoto, la permanenza a largo delle coste di Venezia delle navi sospettate di diffondere la peste, nel corso del XIV secolo, e a uno più recente: la proposta di un precedente Ministro dell’Interno di creare degli “hotspot galleggianti”.

Sembra, quindi, che un approccio differente da quello dei porti chiusi non sia ancora possibile.

Il 20 maggio 2020, purtroppo si è registrata la prima vittima: un giovane di nazionalità marocchina è caduto in mare dalla nave dove stava trascorrendo l’isolamento ed è annegato(61).


PROCEDURA DI EMERSIONE DEL LAVORO IRREGOLARE

Con il Decreto Legge “Rilancio”, il Governo ha approvato una procedura di emersione del lavoro irregolare per cittadini italiani, europei ed extracomunitari, oltre una misura ad hoc per i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019.

Soffermarsi sulle procedure nel dettaglio, elencare punti di merito ma, soprattutto, le numerose criticità richiederebbe maggiore spazio.

In questo breve capitolo di aggiornamento possiamo limitarci a dire che alcune Questure hanno dato indicazione ai richiedenti asilo di rinunciare alla domanda di protezione internazionale per poter accedere alla procedura di regolarizzazione e beneficiare di un permesso di soggiorno per lavoro(62). Ovviamente, tali richieste sono in palese contrasto con la nostra legislazione oltre che discriminatorie verso una particolare categoria di persone.

Fortunatamente, il ministero dell’Interno, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni dalle associazioni di settore, ha pubblicato una lista di FAQ(63) in cui, al punto 15, si ribadisce che i richiedenti asilo possono presentare la domanda e, contemporaneamente, attendere l’esito dell’esame della richiesta di protezione internazionale senza dovervi rinunciare.


Note

(1) - Si ringrazia per il prezioso contributo la dott.ssa Silvia Proietti.

(2) - https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A52016DC0197

(3) - https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/09/2017_9_Articolo_politiche-_UE_ok.pdf

(4) - https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0345_IT.html

(5) - https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2016/586639/EPRS_BRI%282016%29586639_EN.pdf

(6) - https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-towards-a-new-policy-on-migration/file-jd-reform-of-the-qualification-directive

(7) - https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-towards-a-new-policy-on-migration/file-jd-reform-of-the-asylum-procedures-directive

(8) - https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-towards-a-new-policy-on-migration/file-jd-reform-of-the-reception-conditions-directive

(9) - https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/mission-letter-ylva-johansson_en.pdf

(10) - http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/01/12/migrantivon-der-leyen-novita-per-marzo_71061ae1-53c0-4d17-9e76-35fad82e0a1d.html

(11) - Per ulteriori approfondimenti: https://www.abuondiritto.it/rapporti-e-ricerche/should-i-stay-or-should-i-go

(12) - http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo

(13) - https://www.agi.it/cronaca/rimpatri_migranti_dati_viminale_lamorgese-6282513/news/2019-10-02/

(14) - http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/rimpatrio-volontario-assistito

(15) - http://www.terrelibere.org/la-mappa-degli-accordi-migranti/

(16) - https://www.actionaid.it/app/uploads/2019/10/CentridItalia_2019.pdf

(17) - https://poliziamoderna.poliziadistato.it/statics/48/dati-2018.pdf

(18) - http://www.questionegiustizia.it/articolo/le-nuove-procedure-accelerate-lo-svilimento-del-diritto-di-asilo_03-11-2019.php

(19) - https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/09/07/19A05525/sg

(20) - https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/10/2019_scheda_ASGI_decreto_zone_frontiera.pdf

(21) - Una domanda si considera reiterata quando è presentata successivamente a un’altra domanda su cui è stata adottata una decisione definitiva.

(22) - https://www.interno.gov.it/sites/default/files/circolare_cna_decreto_legge_4.10.2018_113.pdf

(23) - https://www.interno.gov.it/sites/default/files/circolare_d.c._imm._e_pol.front_._18.01.2019.pdf

(24) - https://www.meltingpot.org/Domanda-reiterata-di-asilo-L-eventuale-dichiarazione-di.html#.XiS03shKjIV . Per ulteriori approfondimenti: https://www.asgi.it/notizie/accesso-alla-procedura-di-asilo-e-poteri-di-fatto-delle-questure/

(25) - Ordinamento democratico; assenza generale e costante di persecuzioni, di tortura, di trattamenti inumani o degradanti; di violenza indiscriminata; di conflitto armato interno o internazionale. La valutazione di questi elementi è svolta tenendo anche conto dell'ordinamento giuridico dello Stato e dell'adesione alle principali convenzioni internazionali sulla tutela dei diritti umani.

(26) - https://emnbelgium.be/publication/safe-countries-origin-emn-inform

(27) - Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia,Tunisia e Ucraina.

(28) - https://www.abuondiritto.it/notizie/2019/notizia/paesi-di-origine-sicuri

(29) - https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/11/28.10.2019-PROTOCOLLATACircolare-applicativa-paesi-sicuri-28-ott-2019-PDF-1.pdf

(30) - https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/11/Nota-ASGI-commento-d.M.A.E.-4-10-2019-paesi-sicuri-definitivo-27-11-2019.docx.pdf

(31) - http://questionegiustizia.it/articolo/le-nuove-ipotesi-di-procedure-accelerate-e-di-frontiera_09-01-2020.php

(32) - Il permesso di soggiorno per motivi umanitari aveva durata biennale, era convertibile in permesso per lavoro o rinnovabile previo parere positivo della Commissione Territoriale.

(33) - Il permesso di soggiorno per cure mediche è rilasciato agli stranieri che versano in condizioni di salute particolarmente gravi, ha validità per massimo un anno, la condizione di salute deve essere certificata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico privato convenzionato con il Sistema sanitario nazionale, è rinnovabile fino al perdurare della patologia e non è convertibile in altro permesso.

(34) - Il permesso di soggiorno per calamità è rilasciato agli stranieri il cui paese versa in una situazione di eccezionale calamità, ha durata di 6 mesi rinnovabile per altri 6 se permangono le condizioni alla base del primo rilascio e non è convertibile in altro permesso.

(35) - Il permesso per atti di particolare valore civile è rilasciato su proposta del Prefetto agli stranieri che abbiano compiuto atti di particolare valore civile, ha durata biennale, è rinnovabile anche se non sono specificati i presupposti e può essere convertito in altro permesso.

(36) - Il permesso di soggiorno per protezione speciale è rilasciato agli stranieri che abbiano presentato domanda di protezione internazionale successivamente all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza o ai titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto successivamente all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, ha durata annuale, è rinnovabile previo parere della Commissione Territoriale e non è convertibile in altro permesso.

(37) - http://www.immigrazione.biz/circolare.php?id=979

(38) - Permesso di soggiorno di durata biennale, convertibile in motivi di lavoro e sottoposto alle previsioni del Decreto Sicurezza alla scadenza.

(39) - http://www.questionegiustizia.it/articolo/le-sezioni-unite-per-la-irretroattivita-del-decreto-salvini_14-11-2019.php

(40) - https://www.openpolis.it/numeri/la-crescita-del-numero-di-migranti-irregolari-in-italia/

(41) - http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/DEF_2018_-_Sez.1_-_Programma_di_Stabilitx.pdf

(42) - https://www.actionaid.it/app/uploads/2019/10/CentridItalia_2019.pdf

(43) - http://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/051/001/INTERO.pdf

(44) - https://www.inmigrazione.it/userfiles/file/oxfam_invece%20si%20pu%C3%B2_paper%20accoglienza_web.pdf

(45) - http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2019.pdf

(46) - https://www.meltingpot.org/IMG/pdf/2018_12_27_interno_22146_decreto_sicurezza.pdf

(47) - https://www.meltingpot.org/Diritto-all-inserimento-nel-sistema-di-accoglienza-SPRAR.html#.Xig_X9Qvzcs

(48) - https://www.meltingpot.org/IMG/pdf/tar_basilicata_564_2019-compressed.pdf

(49) - https://www.rapportodiritti.it/fuggiaschi-profughi-e-richiedenti-asilo 

(50) - https://www.quirinale.it/elementi/32099

(51) - https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2018/Annuale%202018%20ITA.pdf

(52) - https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2019/Primo%20Trimestre%202019.pdf; https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2019/2019%20trimestre%202.pdf; https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2019/2019%20trimestre%203.pdf; https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2019/2019%20trimestre%204.pdf

(53) - https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/03/circolare-Min.-interno-chiusura-uffici.pdf

(54) - https://www.ecre.org/wp-content/uploads/2020/04/COVID-INFO-23-April.pdf

(55) - https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020XC0417(07)&from=EN

(56) - http://www.cir-onlus.org/wp-content/uploads/2020/04/Commento-CIR-Linee-Guida-CIR.pdf

(57) - http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-05-2020_0.pdf

(58) - http://www.vita.it/it/article/2020/03/02/coronavirus-se-lemergenza-impedisce-il-soccorso-in-mare/154234/

(59) - https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean?migrant_route%5B%5D=1376. Ultima consultazione: 17/6/2020.

(60) - https://libya.iom.int/sites/default/files/news/May%202020%20Monthly%20Update.pdf?fbclid=IwAR24n3WJNIGlQoGvr6_OEZ0M3gD09n_j3o85vT-iJq2JB-uD55X8Y14HGNk

(61) - https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migrante-tunisino-si-getta-dalla-nave-quarantena-trovato-morto

(62) - https://www.abuondiritto.it/notizie/2020/notizia/da-alcune-questure-una-richiesta-illegittima-e-discriminatoria

(63) - https://www.interno.gov.it/sites/default/files/faq_2020-nuovo_.pdf

Jerry Masslo

Jerry Masslo

(Umtata 1959 - Villa Literno 1989)
IN MEMORIA DI JERRY MASSLO, ATTIVISTA CONTRO L'APARTHEID AL QUALE L'ITALIA RIFIUTÓ LO STATUS DI RIFUGIATO, UCCISO MENTRE DIFENDEVA BRACCIANTI COME LUI NELLE NOSTRE CAMPAGNE

“Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un'accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono rimasto deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo.”

Jerry Essan Masslo è stato un rifugiato politico sudafricano. Nato nel paese dell'apartheid, arrivò in Italia alla fine degli anni ‘80 dopo essere cresciuto nella violenza e nella discriminazione. Suo padre era uno dei tanti desaparecidos (o missing) della dittatura sudafricana. La sua famiglia una delle tante di fatto schiavizzate per mantenere al potere un’élite corrotta, incapace e profondamente violenta. Combatté nel suo paese per abbattere questo regime a rischio della sua vita e di quella dei suoi familiari. Perseguitato, dovette far scappare i suoi in Zimbabwe e, in seguito, fuggì lui stesso.

Fuggì, appunto, da clandestino. Nell'unico modo in cui si può fuggire da tanti, troppi paesi. Fuggì per cambiare vita, per cercare un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Fuggì perché era giusto farlo. Fuggì per combattere ancora. Arrivò in Italia. Irregolare. Il nostro governo gli rifiutò lo status di rifugiato, probabilmente per non turbare i rapporti con l'aberrante regime sudafricano. E Jerry, per sopravvivere, andò a fare il bracciante nel meridione. Lottò anche lì, lottò fino alle fine. Fino a quando fu ucciso da dei delinquenti comuni che affrontò coraggiosamente mentre tentavano di derubare lui e altri migranti della misera paga quotidiana all'interno della baraccopoli nella quale viveva.

Vorremmo davvero scrivere che, da allora, vi siano stati cambiamenti importanti. Vorremmo, ma non lo scriveremo. Perché quando, nel giugno 2018, è morto Soumaila Sacko - e prima e dopo di lui molti altri - abbiamo visto e letto cose anche peggiori rispetto al 1989. Perché le storie di quelli come lui, quelli che ci ricordano che da qualche parte, vicino e lontano, molti soffrono, devono essere accantonate e tenute nascoste. Perché chissà che ci si renda conto che gli oppressi non hanno confini.

Scusaci Jerry, avremmo voluto scrivere un finale migliore ma per ora non possiamo farlo. Ma non temere, il libro della storia non è chiuso, e sull'ultima pagina saranno quelli come te a lasciare il loro segno.