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Rom e Sinti

Il punto della situazione


Il 2020 è stato l'anno caratterizzato dalla situazione emergenziale di gestione della pandemia da Covid 19, ogni cittadino è stato coinvolto da questa condizione contingente e ha dovuto affrontare momenti di difficoltà. Tuttavia è innegabile che alcune persone sono state coinvolte in maniera particolarmente dura dalla pandemia, tra queste ci sono i cittadini di origine rom e sinta che già vivevano in situazioni alloggiative, lavorative e sanitarie svantaggiate(1).

Fin dalla prima fase di gestione dell'epidemia molte organizzazioni del Terzo Settore hanno espresso forti preoccupazioni per la situazione dei campi autorizzati sparsi per il Paese, caratterizzati da condizioni igieniche precarie e dal forte sovraffollamento degli alloggi. Il lockdown e le misure di contenimento adottate sia a livello nazionale che locale hanno pesato particolarmente nei campi, dislocati spesso in zone periferiche fuori dalla rete dei servizi cittadini. Molte persone che non sono in possesso di mezzi di trasporto hanno avuto difficoltà anche solo a effettuare il minimo approvvigionamento di beni di prima necessità. In condizioni ancor peggiori si sono trovati coloro che vivono negli insediamenti irregolari: in questi luoghi già mancano le condizioni minime di igiene e non c’è accesso all’acqua potabile, quindi non è possibile nemmeno lavare regolarmente le mani così come ripetutamente raccomandato dalle diverse organizzazioni sanitarie italiane ed estere. Si tratta di contesti in cui il diritto alla salute era già precluso prima della pandemia.

Ai problemi sanitari si sono sommate le difficoltà scolastiche, visto che molti bambini e ragazzi che vivono nei campi hanno scarso accesso a supporti tecnologici e a connessioni internet stabili per seguire la didattica a distanza, inoltre la sospensione delle attività scolastiche ha aggravato la loro condizione di isolamento e marginalizzazione(2). Anche dal punto di vista economico ci sono state importanti ripercussioni con il progredire dell'epidemia. In molti hanno perso la loro unica fonte di sostentamento, come chi lavorava in nero o si occupava di piccole attività informali. Un esempio significativo riguarda alcune famiglie di giostrai che hanno subito lunghi periodi di interruzione lavorativa, prima in conseguenza del lockdown e successivamente a causa della sospensione di fiere e feste. In alcuni casi la vita itinerante ha bloccato queste persone in comuni che spesso non conoscono, tagliandole fuori da qualsiasi servizio o relazione con il contesto. Spesso questi lavoratori non fanno parte di reti sociali stabili e, anche nei casi in cui hanno potuto avere accesso agli ammortizzatori previsti, hanno avuto difficoltà a provvedere al sostentamento di famiglie molto numerose.

Tornando al quadro generale, è lampante che sono proprio coloro che si trovano in situazioni di maggiore difficoltà a essere stati esclusi dalle misure del governo, spesso vincolate al possesso della residenza e quindi precluse a coloro che vivono in strada, in campi irregolari e in occupazioni abitative. Partendo da queste considerazioni l'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) ha inviato un appello pubblico ai Comuni italiani chiedendo di eliminare ogni criterio discriminatorio che impedisca l'accesso urgente alle misure di solidarietà alimentare per i gruppi sociali più vulnerabili. In merito a questo argomento il 6 aprile, Triantafillos Loukarelis, direttore dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha indirizzato una lettera al Presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, per ribadire l’auspicio che, nel dare attuazione all’ordinanza della Protezione civile N. 658/2020 mediante misure urgenti di solidarietà alimentare, esse siano dedicate soprattutto alla platea dei potenziali beneficiari più a rischio e in particolar modo ai soggetti senza fissa dimora, alle comunità rom, sinte e caminanti e a tutti coloro che, pur vivendo in situazioni di estremo disagio economico e abitativo, non siano in possesso di residenza anagrafica o di cittadinanza italiana. Nella lettera il presidente dell'UNAR dichiarava: “in questa fase di emergenza Covid-19 i rom rappresentano un gruppo particolarmente fragile che, in alcuni contesti sovraffollati con condizioni igieniche e sanitarie inadeguate, è di fronte a difficoltà specifiche per avere accesso alla distribuzione dell'essenziale, organizzato da volontari e autorità locali. Vale la pena ricordare la situazione di estremo disagio delle famiglie e dei bambini apolidi”(3). La lettera dell'UNAR non ha portato a una riforma della normativa che disciplina tale disposizione, ma è stata citata da due sentenze giudiziarie che hanno ritenuto il regolamento del Comune di Roma e L’Aquila discriminatori, in quanto i criteri per avere accesso ai buoni pasto hanno escluso potenziali beneficiari che non hanno potuto dimostrare una regolare residenza sul territorio comunale. Il 22 aprile il Tribunale Ordinario di Roma ha adottato la decisione 202013 stabilendo che deve essere assicurata l'erogazione di aiuti alimentari anche ai cittadini irregolari di paesi terzi poiché il diritto al cibo è fondamentale per qualsiasi soggetto, indipendentemente dal suo status amministrativo.


Un punto centrale è che i Comuni hanno attuato strategie disomogenee e inadeguate per affrontare la situazione contingente e spesso l’unica fonte di aiuto per chi vive nei cosiddetti “campi rom” sono stati i pacchi alimentari delle organizzazioni di volontariato e la solidarietà di singoli cittadini che hanno aiutato a stampare e compilare le domande di sostegno al reddito. Nei campi anche le informazioni sulle misure di contenimento del virus sono state scarse e tardive, quando non totalmente assenti, alimentando paura e disinformazione fra gli abitanti e provocando il diffondersi di comportamenti scorretti. Come hanno sottolineato anche le maggiori ONG che si occupano di rom e sinti a livello europeo(4), i governi e le autorità locali avrebbero dovuto assicurare a chi vive nei campi e a tutte le altre persone che si trovano in condizioni di marginalità, di ricevere informazioni affidabili sull’epidemia in corso, così come le cure necessarie, il materiale educativo e scolastico per i bambini, oltre che il supporto necessario per superare questa emergenza. Per fronteggiare in parte questa situazione è stato erogato un finanziamento ampliando le azioni previste nell’ambito del progetto “Interventi pilota per la creazione di tavoli e network di stakeholder coinvolti a diverso titolo con le comunità RSC, al fine di favorire la partecipazione dei rom alla vita sociale, politica, economica e civica”(5) affidata nel 2019 dall’UNAR a un’associazione temporanea d’impresa (ATI) composta da partner che coprono vari territori e livelli d’intervento. Le azioni aggiuntive hanno previsto la distribuzione di beni di prima necessità, principalmente nell’ambito dell’assistenza socio-sanitaria, all’interno dei campi presenti sul territorio delle città di Napoli, Roma e Milano, in connessione all’obiettivo specifico 9.5 del PON Inclusione “Riduzione della marginalità estrema e interventi di inclusione a favore delle persone senza dimora e delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”(6). Come descritto nei prossimi paragrafi gli interventi previsti non hanno coperto l'intero territorio nazionale e le criticità sono tuttora presenti, mostrando una quadro generale preoccupante.


La pandemia e l'antiziganismo


Dopo la morte per Covid 19 di un giovane rom all'ospedale Spallanzani di Roma, avvenuta a marzo, sono iniziati a circolare, anche tra i mass media nazionali, comunicati e articoli che mettevano in evidenza le condizioni di vita nei campi e i pericoli sociali e culturali, oltre che sanitari, che queste situazioni comportano. In seguito, a fine aprile, Il focolaio che si è generato fra le comunità rom di Campobasso ha accentuato pregiudizi e stereotipi confermando le preoccupazioni di molte associazioni. Numerosi organi di stampa e trasmissioni televisive si sono occupate dell'accaduto dando rilievo a dichiarazioni allarmistiche e alimentando le preoccupazioni della cittadinanza. Le opposizioni hanno attaccato il sindaco di Campobasso per la “superficialità” con cui avrebbe affrontato la situazione e per la “tendenza a minimizzare” l'accaduto, come affermato in una nota trasmessa dal Gruppo locale della Lega: “Ansia, paura, rabbia sono i sentimenti che attraversano i nostri concittadini provati da mesi di clausura forzata e dall’impossibilità di lavorare o di incontrare i propri parenti: mentre alcuni, in virtù di chissà quale “libertà”, hanno potuto tranquillamente infischiarsene delle regole generali e della salute di tutti gli altri cittadini. In Italia, negli ultimi mesi, migliaia di persone sono purtroppo decedute, senza l’ultimo conforto dei familiari […] Invece da noi, nonostante le restrizioni previste, vi sono stati comportamenti colpevolmente irresponsabili e forse sottovalutati dall’Amministrazione comunale che aveva il dovere di vigilare anche sulla comunità Rom di Campobasso, la quale ha uno stile di vita proprio e regole proprie che spesso non coincidono con quelle degli altri cittadini campobassani!”(7) I contagi dei rom in Molise sono stati strumentalizzati e raccontati in modo molto stereotipato. Sulla questione è intervenuto anche Silvio Berlusconi in una trasmissione televisiva sui canali Mediaset facendo riferimento “alla negligenza di un sindaco che ha trascurato di applicare la legge”(8). Approfittando dell'accaduto sono state fatte anche ipotesi di trasferimento dei rom e alcuni quotidiani nazionali hanno pubblicato articoli con titoli ingannevoli, come “nomadi rom organizzano un funerale”(9) quando invece le comunità rom vivono in quel territorio da 600 anni e sono integrate nel tessuto urbano(10). Sull'argomento si sono espressi alcuni attivisti rom, chiedendo di non connotare etnicamente la pandemia: “come tutti i cittadini, anche i rom, cittadini italiani, hanno rigidamente rispettato le regole. Coloro che non hanno rispettato le decisioni del governo per il bene di tutti si distinguono non in base all’origine culturale, ma solo e soltanto sulla base della mancanza di senso civico”(11). Tutto questo conferma la tendenza, più volte analizzata anche in questo report, di quello che ormai viene specificamente definito “antiziganismo”. Da dati pubblicati a Febbraio 2020 nel Rapporto di monitoraggio della società civile sull’implementazione della Strategia Nazionale di inclusione Rom, Sinti e Caminanti in Italia, emerge che rom e sinti sono le popolazioni maggiormente colpite dai discorsi di incitamento all'odio in Europa e l'Italia ha la percentuale più alta (86%)(12). Fra le segnalazioni sulle discriminazioni lavorate dall'UNAR nel 2019 la maggioranza afferisce a motivazioni “Etnico razziali” che comprendono anche le discriminazioni nei confronti di RSC.



A conferma di ciò, con il proseguire della situazione emergenziale e la diffusione del virus in varie parti d'Europa si sono verificati numerosi episodi di intolleranza e razzismo, come denunciato da molte organizzazioni non governative che in un appello hanno dichiarato: “stiamo anche ricevendo notizie inquietanti di estremo disagio e misure discriminatorie adottate contro le comunità rom emarginate. Noi facciamo eco all'appello del Consiglio d'Europa affinché i governi restino vigili contro atti razzisti, xenofobi o stigmatizzanti ”(13). Helena Dalli, Commissaria europea per l’Uguaglianza, su questo argomento ha affermato: “Sono nuovamente in aumento l’incitamento all’odio online e le storie false contro i rom. Numerosi rom in Europa continuano a essere vittime dell’antiziganismo, della discriminazione e dell’esclusione sociale nella loro vita quotidiana, nonostante le norme dell’Unione europea e le disposizioni nazionali contro la discriminazione. Gli stereotipi negativi e i pregiudizi sono tuttora molto presenti nelle nostre società. Per questo, la Commissione intende presentare una strategia rafforzata per l’uguaglianza e l’inclusione dei Rom nella società europea. Occorrono maggiori sforzi per garantire che i rom siano inclusi nella società e abbiano pari accesso ai servizi essenziali per soddisfare le loro esigenze basilari, assicurando in tal modo la loro protezione contro il contagio. Dobbiamo restare uniti. L’unico modo per superare la crisi è lavorare insieme. La nostra solidarietà deve dimostrarsi più contagiosa del virus. Gli europei devono ora sostenersi a vicenda. In questi momenti difficili, invitiamo gli Stati membri a compiere sforzi particolari per garantire che i gruppi emarginati e le minoranze etniche, in particolare i rom, non si trovino a dovere affrontare ulteriori svantaggi, discriminazioni, discorsi di incitamento all’odio o reati motivati dall’odio. Esortiamo tutti i paesi europei a rispettare le norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Carta sociale europea, intensificando il loro sostegno ai gruppi emarginati, e ad adoperarsi al massimo per evitare che le minoranze nazionali o etniche, e in particolare i Rom, diventino capri espiatori nel contesto della crisi attuale.”(14)


Un’ulteriore informazione di rilievo che emerge dall’analisi dei dati prodotti dall'UNAR riguarda i responsabili delle discriminazioni. Per quanto riguarda Rom, Sinti e Caminanti si evince che Twitter e Facebook sono i contesti nei quali si verifica il maggior numero di atti di discriminazione, e che un numero non indifferente di questi siano compiuti da “Comuni”, “Sindaci” e “Forze dell'Ordine”.



Per arginare queste forme di razzismo l'8 Ottobre 2020 l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) ha annunciato l’adozione di una definizione sull'antiziganismo operativa - ma non legalmente vincolante - sottoscritta dai 34 paesi aderenti all'organismo internazionale. L’UNAR, evidenziando l’importanza del lavoro svolto dall’IHRA, ha tradotto e pubblicato la definizione adottata dove si evince che: “L’antiziganismo/discriminazione anti-rom/sinti è una manifestazione di espressioni e atti individuali, nonché di politiche e pratiche istituzionali di emarginazione, esclusione, violenza fisica, svalutazione della cultura e degli stili di vita di Rom e Sinti e discorsi di odio diretti ai Sinti e ai Rom e ad altri individui e gruppi, stigmatizzati o perseguitati durante l’era nazista, e ancora oggi, stigmatizzati come “zingari”. Ciò porta al trattamento di Rom e Sinti come un presunto gruppo estraneo e li associa a una serie di stereotipi peggiorativi e immagini distorte che vanno a rappresentare una forma specifica di razzismo.”(15) Le manifestazioni di discriminazione anti-rom e sinti/antiziganismo portano, fra l'altro, ad “addebitare a rom e sinti, utilizzando l’incitamento all’odio, problemi sociali, politici, culturali, economici e di salute pubblica, reali o percepiti.”(16)


La seconda ondata e l'aumento delle criticità


Il proseguire della pandemia ha continuato ad accentuare le criticità emerse già nei primi mesi del 2020. Le peggiori paure riguardanti le condizioni di sovraffollamento dei campi in Italia sono esplose nuovamente con la seconda ondata epidemica. A novembre il campo di Scordovillo a Lamezia Terme, tra i più grandi del Sud Italia, è stato al centro dell'attenzione mediatica e politica per il diffondersi dei contagi tra i residenti. Negli stessi giorni è sorto un focolaio nel campo Panaceo di Lecce dove il Sindaco ha disposto l'obbligo di quarantena per i contagiati e l'isolamento fiduciario dell'intero insediamento. I provvedimenti hanno provocato disagi ai residenti e sono state messe in atto proteste in strada da parte di alcuni abitanti.

Con l'aumentare dei contagi la situazione peggiore è stata vissuta nel campo di Scampia a Napoli dove la Regione Campania ha istituito una zona rossa nel campo dopo lo screening di tutta la popolazione dell'insediamento. Su 370 tamponi sono state trovate 95 persone positive al virus, per un valore in termini percentuale del 25,68% della popolazione del campo. Attraverso l'ordinanza del 3 Dicembre 2020 sono state quindi adottate misure straordinarie che hanno comportato l'isolamento diurno e notturno delle persone presenti al campo e presidi continuativi delle Forze dell'Ordine, dell'Esercito e della Polizia Municipale per garantire il controllo dei varchi d'ingresso e il rispetto delle misure straordinarie. Le disposizioni hanno previsto l'obbligo da parte dei residenti di sottoporsi a tutti i controlli sanitari disposti dalla ASL competente e consentivano l'accesso al campo esclusivamente al personale delle Forze dell'Ordine, agli operatori sanitari e socio-sanitari e al personale impegnato nei controlli e nell’attività di assistenza limitatamente alle presenze necessarie allo svolgimento di dette attività e a quelle di pulizia e sanificazione. Al di fuori delle ipotesi menzionate non è stata consentita l’uscita dall’area indicata per lo svolgimento di attività lavorativa e sono state previste distribuzioni di derrate alimentari e generi di prima necessità per la durata del provvedimento. La ASL competente ha avuto il compito di allestire all’interno del campo una postazione fissa per attività ambulatoriali di assistenza medica di base. Il 13 Dicembre 2020, pur considerata la consistente riduzione dei casi positivi (41 su 370 tamponi effettuati), l'ordinanza è stata prorogata per altri sei giorni.

La seconda ordinanza ha generato alcune proteste da parte degli abitanti, soprattutto da coloro che sono risultati negativi al test e che ritenevano di poter uscire. Ma la situazione è degenerata in seguito alla morte di una giovane di 32 anni, madre di 6 figli, che pochi giorni prima aveva avuto un parto cesareo. I suoi familiari hanno dichiarato di aver provato a trasportarla in auto verso l’ospedale in seguito ai primi malori, ma sono stati fermati all’ingresso del campo. Nel campo è intervenuto il personale medico del 118 che, come emerge dalle prime dichiarazioni, inizialmente ha tentato di salvarla con la rianimazione sul posto e successivamente ha disposto il trasferimento all'ospedale Antonio Cardarelli di Napoli. Ma è stato tutto inutile: la donna è deceduta. I familiari hanno chiesto di far luce sull'accaduto e accertare le reali cause e responsabilità del decesso.(17)


I rom popolo svantaggiato in Europa. Strategia RSC prima e dopo il 2020


Il 2020 è stato anche l'anno conclusivo della prima Strategia Nazionale di Inclusione RSC, redatta per attuazione della Comunicazione della Commissione dell’Unione Europea n. 173 del 4 aprile 2011. L'anno appena concluso sarebbe dovuto essere caratterizzato dalla conclusione della maggioranza delle attività proposte e portate avanti negli ultimi anni, dalla valutazione degli obiettivi raggiunti e dall'eventuale rilancio delle buone pratiche realizzate. La pandemia da Covid 19 ha comportato invece, fra le altre cose, proroghe e rimodulazioni di molte delle attività progettuali previste. Risulta quindi difficile fare una completa ricognizione degli interventi eseguiti.

Obiettivo della Strategia Nazionale RSC 2012-2020, in accordo con le indicazioni europee, è stato quello di guidare le attività di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, superando la fase emergenziale che, negli anni precedenti, aveva caratterizzato gli interventi per queste popolazioni, soprattutto nelle grandi aree urbane. Il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione era stato quindi investito della responsabilità di costruire, di concerto con i ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Interno, della Salute, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e della Giustizia, una Cabina di regia, coinvolgendo le rappresentanze degli Enti regionali e locali, compresi i Sindaci di grandi aree urbane e le stesse rappresentanze delle comunità Rom, Sinti e Caminanti presenti in Italia. L’azione della cabina di regia si è avvalsa come Focal Point nazionale dell’UNAR, punto di riferimento e raccordo tra soggetti molto diversi tra loro per ruolo, funzioni e competenze. Dal punto di vista metodologico, la Strategia ha individuato quattro assi di intervento che hanno dato vita ad altrettanti tavoli e gruppi di lavoro e rispettivi ambiti di progettazione: casa-abitazione, salute, istruzione, lavoro.

Come emerge dalla Relazione del Parlamento Europeo sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom presentata il 4 Novembre 2020 una parte significativa delle persone rom e sinte presenti in Europa vive ancora in situazioni di emarginazione e in pessime condizioni socio-economiche. La discriminazione, l'esclusione sociale e la segregazione subite dai rom si rafforzano reciprocamente e sono state accentuate dalle condizioni generate dal Covid 19. Confrontandosi con un accesso limitato a un'istruzione di qualità e con difficoltà di integrazione nel mercato del lavoro, i rom sono maggiormente esposti alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro, il che limita le opportunità di riduzione della povertà e di inclusione sociale e corrisponde a bassi livelli di reddito, a un limitato accesso a un'assistenza sanitaria di qualità e a condizioni di vita e di salute precarie. Queste circostanze si traducono a loro volta in tassi di mortalità più elevati e in una minore aspettativa di vita rispetto al resto della popolazione, oltre che in maggiori rischi di decessi prematuri. Alla luce di ciò la Relazione del Parlamento Europeo conclude che i rom sono vittime di discriminazione e di una disparità di accesso ai servizi pubblici.

In quanto strumento politico non vincolante, la Strategia europea per i rom ha incoraggiato il coordinamento politico, la consultazione e il monitoraggio di politiche mirate per le strategie nazionali di integrazione dei rom. Sono state lasciate tuttavia a discrezione dei governi nazionali, regionali e locali, le decisioni in merito alle modalità attuative per tradurre le raccomandazioni in capacità amministrative e azioni politiche concrete. Ne consegue che, come evidenziato anche dalla Relazione della Commissione sulla valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020, “l'efficacia dei progressi in funzione degli obiettivi di integrazione dei Rom è ritenuta complessivamente limitata, con differenze significative tra settori e paesi. Secondo l'analisi, l'istruzione è il settore in cui si è registrata la maggior parte dei progressi (miglioramenti nel contrasto dell'abbandono scolastico, istruzione della prima infanzia e obbligo scolastico, ma peggioramento della segregazione). La percezione del proprio stato di salute da parte dei rom è migliorata, ma la copertura sanitaria continua a essere limitata. Non è stato osservato alcun miglioramento nell'accesso all'occupazione e la percentuale di giovani rom che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) è addirittura aumentata. La situazione abitativa continua a essere difficile. Sono stati osservati alcuni progressi per quanto riguarda l'obiettivo generale della lotta alla povertà. L'antiziganismo e i reati generati dall'odio sono ancora motivo di grande preoccupazione, nonostante alcuni segnali di riduzione delle esperienze di discriminazione vissute dai rom nell'accedere ai servizi in determinati settori”.

A livello europeo negli ultimi anni sono stati rilevati alcuni miglioramenti in termini percentuali, tuttavia persistono gravi problematiche diffuse in tutti gli Stati membri. Dalla Relazionesull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom emerge infatti che “il principale punto debole dell'attuale quadro risieda nella sua natura non vincolante. Si tratta di una strategia discrezionale, che per l'attuazione delle strategie nazionali fa essenzialmente affidamento sulla volontà politica di tutti i livelli di governo degli Stati membri, ivi comprese la capacità amministrativa e le risorse di bilancio. Purtroppo, la maggior parte degli Stati membri ha messo a punto le strategie nazionali senza destinare alla loro attuazione una dotazione finanziaria adeguata”. La Relazione esorta pertanto a elaborare una proposta di direttiva per il periodo successivo al 2020 sull'uguaglianza e l'inclusione delle persone di origine rom in Europa, che ponga in primo piano la lotta alla povertà e l'antiziganismo sottolineando che la nuova proposta deve contemplare obiettivi, misure e traguardi chiari e vincolanti per gli Stati membri, un calendario preciso e requisiti specifici in materia di avanzamento, nonché indicatori di risultato e finanziamenti adeguati per la sua attuazione. Si pone inoltre l'accento sulla necessità di un solido meccanismo di monitoraggio e vigilanza per garantire un'efficace attuazione e un utilizzo corretto dei fondi facendo presente che nella proposta di politica pubblica dell'UE per il periodo successivo al 2020 per le persone di origine rom, sarebbe opportuno menzionare esplicitamente l'equa partecipazione in tutti i campi della vita pubblica, la partecipazione politica, nonché la lingua, le arti, la cultura, la storia e l'ambiente delle persone di origine rom, in aggiunta ai quattro principali settori individuati: istruzione, occupazione, alloggi e assistenza sanitaria.

La Vicepresidente per i Valori e la Trasparenza  della Commissione Europea Věra Jourová, ha illustrato gli obiettivi minimi per il prossimo decennio: “negli ultimi dieci anni non abbiamo fatto abbastanza per sostenere la popolazione rom nell’Unione Europea, questo è imperdonabile. Non possiamo accettare che molti continuino a subire discriminazioni e razzismo”. Con queste parole Věra Jourová, il 7 ottobre 2020, ha presentato il nuovo Piano decennale per sostenere le comunità rom adottato dalla Commissione Europea. Nel Piano è inclusa anche la proposta di raccomandazione del Consiglio, le aree-chiave individuate per i futuri interventi sono sette: uguaglianza, inclusione, partecipazione, istruzione, occupazione, salute e alloggio. La Commissione ha presentato nuovi obiettivi e raccomandazioni per gli Stati membri, specificando che per  raggiungerli serviranno strumenti per monitorare i progressi nei prossimi dieci anni sul territorio comunitario. Se la finalità è arrivare alla piena uguaglianza, la Commissione ha proposto degli obiettivi minimi da raggiungere entro il 2030. Tra questi bisogna ricordare lo sforzo di ridurre di almeno la metà i membri delle comunità rom che abbiano sperimentato episodi di discriminazione, ridurre della metà il divario di povertà e di partecipazione all’educazione rispetto alla popolazione generale. Bisognerà inoltre garantire che almeno il 95% di loro abbia accesso all’acqua corrente e ridurre della metà il divario occupazionale e di genere. Per raggiungere questi obiettivi minimi la Commissione ha invitato gli Stati membri a presentare strategie nazionali entro il mese di settembre 2021 e a riferire sulla loro attuazione ogni due anni, fino al 2030.


Conclusioni


In conclusione, il 2020 ci restituisce da una parte la drammatica situazione di gestione emergenziale causata dal COVID-19, che ha evidenziato, ancora una volta, la condizione di estrema esclusione sociale di migliaia di cittadini di origine rom, con conseguenze negative sul piano socio-economico e sanitario. Dall’altra, però, le direttive dell'Unione Europea per le strategie nazionali di integrazione di rom sinti e caminanti offrono l'opportunità di intensificare le azioni per affrontare sia l’emergenza sie le persistenti e ben note condizioni di esclusione permanente su tutto il territorio nazionale. La nuova Strategia europea fornisce ulteriori orientamenti per la pianificazione e l'attuazione delle politiche nel contesto della lotta contro l'antiziganismo e la povertà multigenerazionale, per promuovere la partecipazione e il potenziamento dell'autonomia combinando approcci mirati e generali. Vengono inoltre forniti orientamenti per affrontare meglio le sfide emergenti, come ad esempio l'inclusione digitale e la giustizia ambientale. Gli obiettivi per il prossimo decennio appaiono ben delineati, ma starà ovviamente ai singoli Paesi, e quindi anche all’Italia, recepire le indicazioni e pianificare gli interventi concreti da mettere in atto a livello nazionale e locale.



Note


(1) - La relazione della FRA European Union Agency for Fundamental Rights disponibile al link it_report_-_covid-19_impact_on_roma_en.pdf dedica ampio spazio al tema.

(2) - Per migliorare l'inclusione scolastica e socio-sanitaria delle popolazioni RSC nel 2020 con il Decreto Direttoriale n. 284 del 6 agosto 2020 (modificato dal DD n. 307 del 17/09/2020) è stato autorizzato il finanziamento di 1.800.000 euro a favore delle città metropolitane di Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Messina,Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia per l'attuazione del Progetto sperimentale per il contrasto alla povertà educativa per gli anni 2021-2023. L'incarico è stato affidato all'Istituto degli Innocenti nel quadro del Progetto nazionale per l’integrazione e l’inclusione dei bambini rom, sinti e caminanti promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministero della Salute, il progetto è la prosecuzione delle attività già avviate nell'ultimo triennio ed è visualizzabile al link https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2020/DD-307-del-17092020-modfica-al-DD-284-2020.pdf

(3) - Queste informazioni sono disponibili in un comunicato dell'UNAR del 23 aprile 2020: http://www.unar.it/nel-provvedimento-citato-il-parere-dellunar-buoni-spesa-escludere-gli-immigrati-e-discriminatorio-due-sentenze/ e https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/04/linee-guida-UNAR.pdf

(4) - Si veda, ad esempio, il comunicato del 27 Marzo al seguente link http://www.errc.org/uploads/upload_en/file/5221_file1_letter-to-commissioner-dalli-about-roma-inclusion-in-eu-funds-to-fight-covid-19.pdf

(5) - Il progetto è descritto al link https://pianiazionelocale-rsc.com/

(6) - Gli interventi sono descritti nella variante di Gara del 4 Maggio 2020 disponibile al link http://www.unar.it/wp-content/uploads/2020/05/Atto-di-sottomissione-PAL-Rep.-n.-49-2020-C-del-4-maggio-2020.pdf

(7) - Per approfondimenti si veda, ad esempio, il link https://quotidianomolise.com/cio-che-e-accaduto-nella-citta-di-campobasso-e-gravissimo/

(8) - Per approfondimenti si veda, ad esempio, il link https://quotidianomolise.com/berlusconi-attacca-il-sindaco-gravina-privo-di-competenza-il-video/

(9) - Per approfondimenti si veda, ad esempio, il link https://www.ilmessaggero.it/italia/nomadi_rom_focolaio_molise_coronavirus_oggi-5223348.html

(10) - https://www.ansa.it/molise/notizie/2020/05/11/opera-nomadi-non-alimentare-campagna-odio-verso-rom_018f859b-f3f7-420b-b9f2-55c339ca0033.html

(11) - https://www.isnews.it/politica/69008-coronavirus-a-campobasso-la-difesa-colpa-dei-rom-ma-noi-non-siamo-untori.html

(12) - Roma Civil Monitor, Rapporto di monitoraggio della società civile sull’implementazione della strategia nazionale di inclusione Rom, Sinti e Caminanti in Italia, 2020 https://cps.ceu.edu/sites/cps.ceu.edu/files/attachment/basicpage/3034/rcm-civil-society-monitoring-report-3-italy-2019-eprint-it.pdf

(13) - http://www.errc.org/uploads/upload_en/file/5221_file1_letter-to-commissioner-dalli-about-roma-inclusion-in-eu-funds-to-fight-covid-19.pdf

(14) - https://www.coe.int/it/web/portal/-/8-april-international-roma-day-step-up-human-rights-protection-for-roma-and-guarantee-their-access-to-vital-services-during-covid-19-pandemic-

(15) - Per approfondire e leggere l'intero documento è possibile consultare le pagine dell'UNAR e dell'IHRA http://www.unar.it/linternational-holocaust-remembrance-alliance-ihra-adotta-una-definizione-internazionale-di-antiziganismo/ https://www.holocaustremembrance.com/press-releases/ihra-adopts-working-definition-antigypsyismanti-roma-discrimination https://www.holocaustremembrance.com/resources/working-definitions-charters/working-definition-antigypsyism-anti-roma-discrimination

(16) - Ibid

(17) - Sull'accaduto si legga, fra gli altri, https://www.fanpage.it/napoli/mamma-32enne-morta-dopo-il-parto-al-campo-rom-chiedeva-aiuto-per-uscire-dalla-zona-rossa/

Amilcare “Taro” Debar

Amilcare “Taro” Debar

(Frossasco 1927 - Cuneo 2010)
LA STORIA DI AMILCARE DEBAR, IL SINTI CHE DECISE DI IMPUGNARE LE ARMI PER LA RESISTENZA, PER L’ANTIFASCISMO E PER IL SUO POPOLO

Ci sono molti motivi per i quali un uomo può impugnare un fucile. Amilcare ne aveva diversi. Innanzitutto perché combattere il fascismo, negli anni della Seconda guerra mondiale, era un imperativo morale per tutti coloro che volevano lottare per un mondo più giusto. E negli inverni del 1943 e del 1944 la scelta, per lui e per molti altri piemontesi, era chiara: o con i repubblichini o con i partigiani, sulle montagne. Ma per Amilcare la questione era più complessa. Lui era un sinti, uno “zingaro”. La sua gente i nazifascisti la stavano mandando nei lager, stessa sorte di ebrei, omosessuali, oppositori politici.

Amilcare, nome di battaglia “Corsaro”, ne aveva diversi di motivi per imbracciare un fucile.

Eppure il secondo da noi menzionato, per lui, non era certo scontato. Nato nel 1927 nel torinese, crebbe senza i genitori in un orfanotrofio.

Questo tagliò, in un certo senso, i legami con la sua eredità culturale sinti, ma non la voglia di lottare per la libertà, che lo portò a salire sui monti con la 48esima Brigata Garibaldi a soli 17 anni. Era un ragazzino e, come molti altri coetanei, svolse un ruolo essenziale come staffetta. Ma era un guerrigliero, Taro, e ben presto passò al ruolo di combattente vero e proprio, facendosi valere nei violenti scontri che coinvolsero il Piemonte nell’inverno a cavallo tra il 1944 e il 1945, tra le Langhe, dove conobbe anche Sandro Pertini. Infine partecipò alla liberazione di Torino, nell’aprile del 1945. Arrivò la vittoria, o almeno una delle vittorie. Perché nel frattempo, come detto, vi era stato il “Porrajmos”, l’Olocausto degli zingari. Oltre mezzo milione di rom, sinti e appartenenti ad altre popolazioni nomadi erano morti nei campi di sterminio nazisti. L’emergere di questo orrore fece nascere in Taro la necessità di ricollegarsi alle proprie origini, alla propria famiglia, al proprio popolo. Terminato il conflitto si arruolò in un primo momento nelle forze di polizia, e proprio durante questo periodo riscoprì in parte le proprie origini, quando durante un controllo si trovò per le mani, per puro caso, alcuni documenti riguardanti la sua famiglia e i suoi genitori. Decise una volta per tutte di abbandonare il suo ruolo per proseguire con tutte le sue forza la lotta per i diritti di rom e sinti.

“Non importa chi siamo, né da dove veniamo, né in che modo viviamo. Siamo tutti uomini.”

Queste poche parole erano le linee guida del suo pensiero, che lo portarono ad attivarsi per tutto il resto della sua vita per questa causa. Andò a vivere in un campo nomadi dove riscoprì le tradizioni e la vita del suo popolo, si batté a livello istituzionale - e non solo - per il riconoscimento dei diritti di rom e sinti, tra tutti il diritto all’istruzione. Incontrò due presidenti della Repubblica - Saragat e Pertini - e arrivò fino all’Unione Europea e alle Nazioni Unite.

Era cresciuto lottando e morì lottando, Amilcare, nel novembre del 2010. “Siamo tutti uomini”, disse, e per tutti gli uomini visse lottando, sempre schierato con fierezza dalla parte degli ultimi e  degli oppressi.