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Istruzione

Il punto della situazione


L’aggiornamento annuale del rapporto si concretizza nel 2019 in un prolungamento dei trend negativi e nessuna novità di sostanza. Il sistema formativo, il mondo della ricerca e tutto il comparto della conoscenza, non sono temi prioritari dell’agenda dei governi che si sono succeduti: negli ultimi due anni sono cambiati 4 Ministri e il Ministero ha visto il ritorno alla bipartizione Ministero dell’istruzione - Ministero dell’Università e della Ricerca (Gennaio 2020). Le leggi di bilancio 2019 e 2020 non hanno segnato passi in avanti nello stanziamento di fondi all’istruzione e proprio questa mancata attenzione è stato il principale motivo che ha spinto l’ex Ministro Fioramonti a rassegnare le dimissioni(1).

Non c’è stata nessuna inversione di tendenza, al contrario il Paese è scivolato indietro, le opportunità scarseggiano, il futuro non è più incerto ma è diventato ormai “un ricordo”. Il 71% dei genitori italiani secondo l’OCSE (2018) teme che i loro figli non raggiungano lo stesso status e il loro stesso benessere e vedono questo come uno dei tre maggiori rischi a lungo termine. Di fatto insieme alla “immobilità della mobilità sociale”, ci sono i cosiddetti "pavimenti appiccicosi" che impediscono alle persone di salire, e i "soffitti appiccicosi" dove si accumulano le opportunità e si tramandano da padre a figlio (più difficile un passaggio al femminile). Oltre a tutto questo le famiglie con reddito medio corrono un rischio sostanziale di scivolare verso il basso e di cadere in povertà nel corso della loro vita.

Prima di approfondire i vari assi sui quali si articolerà il capitolo, è opportuno richiamare l’attenzione sulla scelta di legare l’analisi della situazione del diritto all’istruzione con il monitoraggio della condizione della mobilità sociale interna al paese, due aspetti da leggere in modo circolare. Pensare che per aumentare la mobilità sociale, ridurre il numero delle famiglie e degli individui in stato di povertà e chiudere la forbice della disuguaglianza sociale, sia indispensabile investire su istruzione, formazione e ricerca, sembra una riflessione quasi banale. Ma non è altrettanto evidente come si stia avviluppando senza sosta la circolarità inversa: la mancanza di mobilità sociale, lo scivolamento del ceto medio nella zona medio bassa o bassa, l’aumento della disuguaglianza sociale, l’aumento della dispersione scolastica, una diminuzione degli accessi all’università, una impossibilità di investimento sul lungo termine. Questo lato del cerchio continua inesorabilmente il suo movimento, i mancati investimenti economici e politici sul fronte dell’istruzione e della ricerca non lasciano il Paese inalterato ma agiscono come un moltiplicatore negativo.


Un po’ di numeri


L’investimento complessivo del nostro paese nell’istruzione è inferiore a quello della media OCSE (2): dalla scuola primaria all’università l’Italia investe circa il 3,6% del suo Pil contro il 5% della media Ocse. Ancora più preoccupante è il confronto interno ai confini europei sulla percentuale della spesa pubblica totale: solo il 7,9 % dell’Italia in confronto alla media Ue del 10,2 %. Scomponendo questo dato secondo i vari livelli di istruzione, osserviamo come la spesa sia distribuita in maniera difforme: mentre la quota di PIL assegnata all'educazione della prima infanzia e all'istruzione primaria è sostanzialmente in linea con gli standard dell'UE, la spesa per l'istruzione superiore e soprattutto terziaria è la più bassa dell'UE.



C5. Grafico 1 • Spesa dei Paesi in istruzione, suddivisa per grado. Dati 2018 (% del PIL)



L’Italia risulta il paese con il minor investimento in istruzione terziaria, solo lo 0,3 % del PIL.

Questa lettura appare ancora più significativa se guardiamo al trend degli ultimi anni: dopo la crisi del 2008 il comparto scuola e università ha visto un ulteriore ridimensionamento degli investimenti, che ancora non ci ha riportati ai livelli pre crisi, al contrario i tagli alla formazione terziaria sono proseguiti fino ad oggi senza inversioni di rotta.



C5. Grafico 2 • Spesa Italiana nei livelli di istruzione dal 2008 al 2018 (mil. di €) 



Appare chiaro come i progetti di riforma susseguitisi in questi anni, da quello voluto dalla ministra Moratti, passando per la riforma Gelmini, fino alla Buona Scuola del governo Renzi, non abbiano in nessun caso avuto la lungimiranza di costruire un investimento strutturale e di lungo termine.


Dispersione scolastica e accesso all’università 


La strategia “Europa 2020” ha fissato l'obiettivo di ridurre a meno del 10% la percentuale dei giovani di età compresa fra 18 e 24 anni che abbandonano prematuramente l'istruzione o la formazione(3). Mentre i dati Eurostat(4) mostrano uno scenario europeo in continuo miglioramento (dal 14,7% del 2008 al 10,3% del 2019), in Italia per la prima volta assistiamo ad un aumento degli abbandoni scolastici: il tasso generale di abbandono scolastico sale dal 13,8% del 2016 al 14,5% del 2018(5) (con una lieve discesa per il 2019).

Il fenomeno della dispersione ha caratteristiche che perseverano negli anni, i maschi lasciano la scuola in numero maggiore rispetto alle femmine ed è netta la spaccatura del Paese con un Mezzogiorno con percentuali da record in Europa: in Sicilia la dispersione scolastica arriva al 23%, con punte che sfiorano il 30% del campione maschile. La tendenza al peggioramento degli ultimi anni colpisce anche il Nord: in Veneto tra il 2016 e il 2018 gli abbandoni precoci della scuola salgono a un ritmo doppio rispetto alle medie nazionali passando dal 6,9% all’11%; in Lombardia sale di due punti il tasso di abbandono maschile. Aumenta anche l’abbandono scolastico femminile e si concentra molto in Piemonte e in Veneto. In Campania la quota delle femmine (18,7%) che lasciano la scuola supera quella dei maschi (18,3%).

Resta stabile invece la disparità tra studenti con e senza cittadinanza: è evidente come il fenomeno della dispersione scolastica colpisce maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani con una ulteriore differenza tra stranieri nati all’estero che sono in situazione di maggiore difficoltà rispetto agli stranieri di seconda generazione.

La lettura dell’ Anagrafe Nazionale degli Studenti(6), oltre a molteplici osservazioni peculiari, territorializza alcune delle cause dell’abbandono scolastico: le regioni con le punte più alte, Sicilia, Campania, Puglia e Sardegna presentano alti valori di povertà, bassi titoli di studio, bassa partecipazione alla vita culturale, bassi livelli occupazionali.



C5. Grafico 3 • Percentuale di abbandono prematuro dell'istruzione e della formazione in Italia e in Europa (28 paesi) rispetto al totale, con divisione per sesso per l'Italia, dal 2008 al 2019 



Diamo uno sguardo al numero di studenti che dopo il diploma intraprendono il percorso universitario: nell’anno 2019/2020 vediamo un nuovo calo delle immatricolazioni nelle università statali italiane, un dato preoccupante se consideriamo che ancora non si è riusciti a recuperare i livelli di immatricolazione pre crisi.


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Il secondo target relativo all’istruzione della strategia “Europa2020” riguarda l’innalzamento al 40% della quota di 30-34enni in possesso di un titolo di studio terziario. Con un valore stimato al 40,7%, l’Unione europea ha complessivamente raggiunto nel 2018 l’obiettivo strategico. Francia, Spagna e Regno Unito lo hanno superato già da diversi anni mentre in Italia tale quota è al 27,8%. Il nostro Paese si posiziona al penultimo posto nell’Ue. La quota di 30-34enni laureati, già contenuta nel Nord (32,5%) e al Centro (29,9%), scende al 21,2% nel Mezzogiorno. Il differenziale territoriale - in progressivo aumento negli anni - ha subito un’accelerazione nell’ultimo quadriennio in conseguenza di una maggiore crescita di laureati nel Nord e di un calo nel Mezzogiorno (-0,4 punti)

In Italia il rendimento economico degli investimenti nell'istruzione superiore è uno dei più bassi: i laureati con titolo di studio universitario guadagnano in media solo il 40% in più rispetto a quelli con istruzione secondaria superiore, rispetto al 60% in più della media Ocse. (7) In questo quadro sia la differenza di genere sia il luogo geografico in cui si vive possono allargare ulteriormente la forbice del rendimento in termini di stipendi futuri(8). Il dato rilevato dal Gender Gap report 2020(9) mostra come più le donne studiano più aumenta il divario: in Italia le donne laureate (54% del totale dei laureati) guadagnano solo il 14,3% in più delle diplomate.


Personale docente e calo demografico


Le scelte sulla scuola negli ultimi anni sono state sollecitate da “necessità ed urgenza” mentre ci sarebbe bisogno di una prospettiva temporale adeguata. In questo paragrafo teniamo insieme due aspetti, profondamente correlati, sul futuro della scuola nel prossimo decennio: la programmazione nella assunzione dei docenti e la riduzione del numero di alunni.

Anche quest’anno proseguono le alterne vicende della legislazione sull’assunzione docenti. In Dicembre è stato approvato il Decreto Scuola(10) recante «Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti». Atteso da tempo, il decreto prevede in particolare il bando di due concorsi, uno ordinario e uno straordinario (per docenti con almeno 3 anni di servizio), per l’assunzione di un totale di 48.000 docenti della scuola secondaria di I e II grado. Questo provvedimento si aggiunge al Decreto n. 327 del 9 Aprile 2019(11), (per l’iter seguito dal decreto VEDI RAPPORTO ANNO 2018), che prevede concorsi ogni due anni per l’assunzione nella scuola dell’infanzia e primaria, su posto comune e di sostegno, nelle regioni e per i ruoli nei quali si preveda un'effettiva vacanza e disponibilità di posti.

Nell’attesa del bando dei diversi concorsi, diamo un’occhiata alla stato dell’arte.

L’Italia ha la quota più alta di docenti ultra 50enni tra i Paesi dell’OCSE (59%)(12). Questo comporta, vista anche l’introduzione di “quota 100”, una massiccia fuoriuscita di insegnanti iniziata nel 2019 con 31mila docenti che tra vecchie e nuove regole, hanno chiesto di lasciare il lavoro (6000 in più del 2018/2019)(13) ed è continuata con i pensionamenti del 2020 con più di 26.000 domande. Secondo le stime(14), se non verranno banditi i concorsi annunciati per l’anno scolastico 2020/2021 la scuola potrebbe aver bisogno di 200 mila docenti precari. Ma quanti sono i docenti precari? Partendo dai dati della Corte dei Conti(15) sui numeri per anno 2018/2019 (ultimi dati aggiornati), sia nei posti comuni che nel sostegno (di cui si parlerà diffusamente più avanti), vediamo che il numero cattedre “a tempo” supera le 160.000 unità, di cui quasi 36mila affidate con contratto annuale fino al 31 agosto e oltre 127mila assegnate fino al termine delle lezioni, vale a dire il 30 giugno. La crescita del personale supplente annuale si riconduce alla difficoltà a coprire tutti i posti vacanti e disponibili con le nomine in ruolo per effetto della mancanza, in alcune classi concorsuali, del personale iscritto nelle graduatorie di merito e in quelle ad esaurimento (soprattutto nelle regioni del Nord), nonché al minor numero di vincitori e al mancato completamento di alcune procedure del concorso del 2016. L’andamento del personale supplente fino al termine delle attività didattiche rappresenta, invece, il saldo tra la flessione delle supplenze conferite su posti comuni (effetto delle politiche di riassorbimento del precariato) e la crescita di quelle conferite sui posti di sostegno.

Quindi nel 2018/2019 la percentuale di cattedre precarie (su posto comune e sostegno) sul totale è quasi il 20%(16), un docente su cinque.

Questo stato di cose rispecchia la prosecuzione degli obiettivi finanziari, iniziati con la L.133/2008, basati principalmente sul ridimensionamento degli organici del personale docente: “assieme alla riduzione dell’organico di diritto e all’allargamento della forbice con l’organico di fatto, hanno contribuito alla flessione delle spese per l’istruzione anche le politiche assunzionali che, pur coerenti con l’andamento delle cessazioni, non sono riuscite ad accrescere la consistenza del personale di ruolo e quindi a coprire tutti i posti vacanti e disponibili, incrementando il ricorso, meno oneroso, al personale a tempo determinato”.(17)

Le politiche dell’istruzione hanno bisogno di una lettura unitaria e di ampio respiro. Abbiamo visto qual è la condizione del personale docente ma come evolverà il corpo studentesco nei prossimi anni?

I dati elaborati dalla Fondazione Agnelli (2018)(18) sulla evoluzione della popolazione scolastica nei prossimi 10 anni, mostrano uno scenario estraneo a qualsiasi discussione attuale sulla scuola: la popolazione tra i 3 e 18 anni in Italia è oggi circa 9 milioni, nel 2028 sarà scesa a 8 milioni. Già nell’anno scolastico 2019-2020 mancano 70 mila alunni. Il Nord, data la diminuzione del tasso di natalità, si avvicinerà al Sud nel calo di iscrizioni. Unica regione in controtendenza è l’Emilia Romagna.

Il motivo principale della diminuzione della popolazione scolastica è la diminuzione del numero di madri potenziali: dal 2007 al 2017 le donne residenti tra 15 e 45 anni sono passate da 12.240.000 a 10.960.000 (- 10%) ed è diminuita la loro propensione ad avere figli: in un decennio il tasso di fecondità è sceso da 1,42 a 1,34 figli per donna (-6%). A trainare tale declino è stata la fecondità delle donne straniere, passata da 2,31 a 1,97 figli per donna (- 15%). Ma anche le donne con cittadinanza italiana hanno procreato di meno passando da 1,32 a 1,26 figli. Sullo sfondo, anche la riduzione dei flussi migratori internazionali, con un saldo migratorio con l’estero sceso dal 7,5‰ nel 2007 al 3‰ nel 2017.

Secondo la Fondazione Agnelli, a livello nazionale le classi/sezioni perse saranno 36.721. Complessivamente, entro il 2028, la scuola italiana perderà 55.600 cattedre. La contrazione delle classi e degli organici, con il conseguente e cospicuo eccesso di insegnanti, sarà omogenea in tutta Italia.

Oltre al dato strutturale, questa prospettiva è conseguenza diretta della condizione di precarietà delle giovani generazioni. La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi che scontano però le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la sua instabilità; le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni(19); la mancanza di politiche attive volte alla conciliazione di vita e lavoro per le donne. Il momento di passaggio tra la formazione e il lavoro in Italia sconta fortissimi ritardi: nel 2018 l’indicatore(20) assume un valore pari a 56,5% (+1,3 punti rispetto al 2017), sintesi del tasso di occupazione dei diplomati (50,3%) e dei laureati (62,8%). I valori sono marcatamente inferiori a quelli medi UE (rispettivamente pari a 81,6%, 76,8% e 85,5%) e mettono bene in luce le forti criticità nel momento della transizione dal percorso formativo al mercato del lavoro e le evidenti carenze nel raccordo tra i due mondi. Il confronto con i principali partner europei mostra un’Italia in posizione isolata per quanto riguarda le prospettive occupazionali dei giovani all’uscita dagli studi: a fronte di un numero di occupati che nel nostro Paese è pari a cinque diplomati e a poco più di sei laureati ogni dieci, le rispettive quote per la Francia e la Spagna sono circa sette e otto su dieci, per il Regno Unito otto e nove su dieci mentre per la Germania non scendono sotto i nove occupati su dieci.(21)


Alunni con disabilità


Parlare di alunni con disabilità porta con sé varie considerazioni, dal tema dell’inclusione in tutte le sue forme a quello delle risorse. In questo paragrafo ci si concentrerà su un aspetto particolarmente significativo della vita degli studenti, dei gruppi classe nella loro totalità, la figura dell’insegnante di sostegno. Nel decreto ministeriale n. 92 del febbraio 2020 troviamo la distribuzione alle Università dei 14.224 posti disponibili per l’anno accademico 2018/2019 per le specializzazioni sul sostegno. Questo sarà il primo di tre corsi che il Miur vuole avviare per formare, in un triennio, 40.000 nuovi docenti di sostegno, nel tentativo di rispondere a un'emergenza ormai strutturale.

Vediamo la situazione in generale nell'anno scolastico 2018-2019. Gli alunni con disabilità che frequentano la scuola sono poco più di 284 mila, pari al 3,3% del totale degli iscritti, un contingente in costante crescita che è aumentato, negli ultimi 10 anni, di circa 91 mila unità. Gli edifici scolastici presentano scarsa accessibilità per gli alunni con disabilità motoria, garantita soltanto dal 34% delle scuole (nel Sud l’agibilità scende al 29%). Ancora più difficile è la situazione per gli alunni con disabilità sensoriale dato che appena il 2% delle scuole dispone di tutti gli ausili senso-percettivi (il 18% dispone di almeno un ausilio). Soltanto nel 15% degli edifici scolastici sono stati effettuati lavori per abbattere barriere architettoniche.

Una delle risorse più importanti per gli alunni con disabilità è l’insegnante di sostegno, figura nata giuridicamente con il D.P.R. 970/1975 e ulteriormente definita dalla Legge 517/77. Secondo le "Linee guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità(22)", l'insegnante per le attività di sostegno alla classe, svolge un ruolo fondamentale nel processo di integrazione coinvolgendo l'intera comunità scolastica e l’intera classe.

Su 150.000 insegnanti di sostegno(23), un terzo sono nominati ad anno scolastico iniziato da sentenze dei tribunali ai quali si rivolgono le famiglie degli alunni con disabilità o da decisioni dell’Ufficio Scolastico Provinciale. Le supplenze su posti di sostegno in deroga sfiorano ogni anno i 50.000 contratti, con inevitabili conseguenze come per esempio la nomina di insegnanti privi di adeguata formazione e titolo di specializzazione, perché la supplenza, data l’emergenza, può essere conferita anche ai docenti senza titolo. La realtà più problematica si registra nel nord Italia, da cui è partito un esodo verso le regioni meridionali di migliaia di insegnanti che a settembre dello scorso hanno approfittato delle Assegnazioni provvisorie (incarichi di un solo anno anche in un’altra regione) per avvicinarsi a casa.



C5. Grafico 5 • Posti di sostegno della scuola statale per regione, anno 2019/2020



In questo modo il fabbisogno stimato con l’organico di diritto di ogni regione non corrisponde alle esigenze reali e a essere penalizzati sono non soltanto gli insegnanti, in una continua precarietà, ma soprattutto gli alunni perché si crea discontinuità didattica nel rapporto tra docente per il sostegno e alunno a causa dei numerosi cambi d’insegnante che avvengono durante l’intero ciclo scolastico. Ciò impedisce agli insegnanti di instaurare un rapporto di fiducia e di svolgere la propria attività nell’ambito di un progetto educativo più ampio finalizzato all’inclusione e alla valorizzazione delle attitudini, secondo una logica di sviluppo progressivo. Per l’a.s. 2018/2019 la quota di alunni del primo ciclo che ha cambiato insegnante per il sostegno rispetto all’anno precedente risulta elevata, il 57,6%(24).


Neet e fuga dei cervelli


In Italia i giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano sono il 28,9%, la percentuale più alta d’Europa (17,5)(25). Il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment or Training),  ragazzi e giovani adulti che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione, rappresenta una categoria sociale relativamente recente e allo stesso tempo molto interessante per leggere il punto di transizione tra istruzione e lavoro. Mettiamo in luce due caratteristiche dei ragazzi in questa condizione, tenendo come riferimento la media europea, il livello di istruzione e le differenze di genere.



C5. Grafico 6 • NEET¹ per sesso, confronto tra media europea e Italia (2019, età 15-35)



Anche in questo caso risulta chiaro come i livelli di istruzione più elevati, pur incidendo in modo significativo sulle possibilità di lavoro, lasciano una percentuale elevata di giovani italiani fuori dal mondo del lavoro rispetto ai coetanei europei.

Provando a leggere questo dato nel tempo, negli anni della crisi economica e fino al 2014 la crescita dei NEET ha coinvolto principalmente i giovani con medio e alto titolo di studio: la percentuale dei giovani con licenza media fuori dal circuito del lavoro e della formazione è rimasta sostanzialmente invariata oscillando dal 24,9% del 2008 al 26% oggi; il punto di caduta si è avuto invece tra i ragazzi che hanno conseguito un diploma superiore, tra questi la percentuale è salita dal 17,5% del 2008 al 24,1% del 2019; neppure i laureati hanno ancora recuperato l’impatto della crisi, restando un divario dal 15,6% del 2008 al 18% di oggi (26).

Altro aspetto significativo è il divario di genere che relega in questa zona grigia un numero decisamente più elevato di giovani donne rispetto ai coetanei maschi a parità di livello di istruzione raggiunto. L’evidente divario di genere assume ancora un nuovo aspetto se si legge la crescita delle percentuali di NEET nel tempo (2008-2019)(27): la crisi del 2008 è passata come un’onda, lasciando al suo defluire una situazione che a prima vista potrebbe apparire solo leggermente peggiore. In realtà dal 2008 al 2019 mentre il numero di donne nella condizione NEET non è variato, il numero di giovani uomini in questa situazione di limbo è aumentata di 5 punti percentuali passando dal 14,4% del 2008 al 19,9% del 2019: in 12 anni la diminuzione del divario di genere avviene per un peggioramento delle condizioni dei giovani uomini e non per un miglioramento della posizione delle donne.



C5. Grafico 7 • NEET¹ per genere in Italia dal 2004 al 2019



Accanto a questo scenario preoccupante, se ne accosta un altro noto e discusso ma i cui numeri risultano incerti: quanti sono i giovani neolaureati che emigrano? I dati Istat (28)dicono che nel 2018 sono partiti 117mila italiani, più della metà (53%) è in possesso di un titolo di studio medio-alto: si tratta di circa 33 mila diplomati e 29 mila laureati(29). Nel 2018 le donne italiane emigrate sono circa il 42% e tra esse oltre il 35% è in possesso di almeno la laurea, mentre tra gli uomini italiani che espatriano (58%), la quota di laureati è pari al 30%. Rispetto al 2009, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 %) che tra gli uomini (+7%), Tale incremento risente in parte dell’aumento contestuale dell’incidenza di donne laureate nella popolazione (dal 5,3% del 2008 al 7,5% del 2018). Rispetto all’anno precedente il numero dei diplomati e laureati emigrati è in aumento (rispettivamente +1% e +6%). L’incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con titolo di studio medio-alto crescono del 45%. L’altra faccia della medaglia è costituita dai rimpatri: nel 2018, considerando il rientro degli italiani dai 25 anni in su con almeno la laurea (13 mila), la perdita netta (differenza tra rimpatri ed espatri) di popolazione “qualificata” è di 14 mila unità. Tale perdita riferita agli ultimi dieci anni ammonta complessivamente a circa 101 mila unità.


Mobilità sociale e istruzione


L’ultimo paragrafo è dedicato ad una panoramica sulla condizione della mobilità sociale nel paese. Vediamo innanzitutto il livello di istruzione della popolazione: tra i 25 e i 64 anni il 61,7% ha almeno un diploma superiore(30), un valore molto inferiore a quello medio europeo, pari a 78,1%. Su questa differenza incide la bassa quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario: meno di due su dieci in Italia (19,3%), contro oltre tre su dieci in Europa (32,3%). Il trend degli ultimi anni è positivo; tuttavia, tra il 2014 e il 2018 la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella UE, 2,4 punti contro 3 punti(31).

Possiamo confrontare con questo quadro il livello di mobilità in termini di istruzione: in Italia il 66% dei bambini di genitori senza un titolo di studio secondario superiore restano con lo stesso livello d’istruzione, rispetto a una media Ocse del 42%. Allo stesso tempo, solo il 6% delle persone con genitori senza un titolo di studio secondario superiore ottiene una laurea, ovvero meno della metà della media Ocse(32).

È evidente che occorre una spinta maggiore per riequilibrare le opportunità di formazione laddove i livelli di partenza sono più bassi.

Una analisi del contesto globale sulla mobilità sociale ci viene fornita dal World Economic Forum (Wef) che all’inizio del 2020 ha presentato il nuovo Global Social Mobility Report(33), realizzato in base a un nuovo indice che misura la mobilità sociale in 82 Paesi del mondo. Il WEF sottolinea come una società capace di offrire a ciascuno pari opportunità di sviluppare il proprio potenziale, a prescindere dalla provenienza socio-economica, aumenta la coesione sociale e rafforza la crescita economica. Il Global Social Mobility Index individua 5 dimensioni determinanti per favorire la mobilità sociale: la scuola (in termini di accesso, qualità ed equità), la salute, la tecnologia, il lavoro (opportunità, salari, condizione), la protezioni e le istituzioni (protezione sociale e istituzioni inclusive). Nel complesso, i paesi scandinavi sono quelli meno disuguali e con la migliore mobilità sociale: la Danimarca è in testa alla classifica con un punteggio di mobilità sociale di 85,2%, seguito da vicino da Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda.

La Germania si piazza all’11esimo posto, la migliore tra i Paesi del G7, seguita dalla Francia (12esimo), dal Canada (14esimo), dal Giappone (15esimo). Il Regno Unito si posiziona al 21esimo posto e gli Stati Uniti al 27esimo.

Con un punteggio di 67,4%, l'Italia si posiziona al 34° posto, ultima tra i paesi industrializzati preceduta e distanziata da tutti i paesi europei. Possiamo dire che l’ottimo risultato sulla sanità, 9° posto, traini tutte le altre dimensioni.

Sulla scuola otteniamo risultati ondivaghi. Da un lato troviamo un buon rapporto studenti-insegnanti, un buon posizionamento generale in termini di qualità dell’istruzione ma viene rilevata «una mancanza di diversità sociale» nelle scuole, che non favorisce l'inclusione tra ceti diversi. L’impatto dei NEET (54° posto) e la mancanza di politiche per l'apprendimento permanente (74° posto) sono i risultati peggiori.


Conclusioni


Occorre ripensare il mondo della scuola, dell’università, della ricerca e della formazione come tessuto connettivo che nutre, consolida e fa crescere le nostre società. Pensare alla formazione in funzione del lavoro in senso riduttivo, come hanno tentato di fare le ultime riforme, introducendo la scuola-lavoro ma ancora di più instillando principi aziendalistici all’interno delle istituzioni dell’istruzione, è una strada miope e infruttuosa. Una scuola di alta qualità, con finanziamenti ingenti, con insegnanti preparati e riconosciuti nel loro ruolo con dignità, una istruzione inclusiva che permetta non solo l’accesso ma il compimento del percorso di studi, che elimini le differenze di ceto, ha in se stessa la capacità di spingere più in alto l’intero corpo sociale, nella dimensione del lavoro e soprattutto nella tenuta civile e democratica del paese.



Note

(1) - https://www.corriere.it/opinioni/19_dicembre_26/i-3-miliardi-promessi-fioramonti-fondi-rimettere-moto-scuola-5711488e-27c1-11ea-9faa-6371a8e969d6.shtml?refresh_ce

(2) - Education at a glance 2019 https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwib7sS3l_ToAhWJUMAKHZUiBw4QFjAAegQICRAC&url=https%3A%2F%2Fwww.oecd.org%2Feducation%2Feducation-at-a-glance%2F&usg=AOvVaw3A2y9VHf4wmZgj2hHPnVRx

(3) - Commissione Europea: strategia europea contro l’abbandono scolastico https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=2ahUKEwiDvPzkxdbnAhWMiVwKHQU4DEgQFjAAegQIBhAB&url=https%3A%2F%2Fec.europa.eu%2Finfo%2Fsites%2Finfo%2Ffiles%2Ffile_import%2Feuropean-semester_thematic-factsheet_early-school-leavers_it.pdf&usg=AOvVaw14mSmbSbZ7re2gh2jfJJW-

(4) - Early leavers from education and training EUROSTAT: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Early_leavers_from_education_and_training

(5) - ISTAT Giovani dai 18 ai 24 anni d'età che abbandonano prematuramente gli studi http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=INDUNIV#

(6) - La dispersione scolastica nell’anno scolastico 2016/2017 e nel passaggio all’anno scolastico 2017/2018 https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&ved=2ahUKEwiYy_qwytbnAhVD4aQKHSGrDRMQFjACegQICBAB&url=https%3A%2F%2Fwww.miur.gov.it%2Fdocuments%2F20182%2F2155736%2FLa%2Bdispersione%2Bscolastica%2Bnell%2527a.s.2016-17%2Be%2Bnel%2Bpassaggio%2Ball%2527a.s.2017-18.pdf%2F1e374ddd-29ac-11e2-dede-4710d6613062%3Fversion%3D1.0%26t%3D1563371652741&usg=AOvVaw3WVJLK9uoksDDGmGHGqQwk

(7) - OECD Un ascensore sociale rotto? Come promuovere la mobilità sociale https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=2ahUKEwirzfKp77PoAhXuycQBHQflCJQQFjAAegQIARAB&url=https%3A%2F%2Fwww.oecd.org%2Fitaly%2Fsocial-mobility-2018-ITA-IT.pdf&usg=AOvVaw1yNQv5rqRBXicdMIb73wbk

(8) - Sullo questo tema, molto interessante l’Infodata del Sole 24 Ore “Scuola, in quanti anni di lavoro si ripaga una laurea? Dipende dal luogo in cui vivi” da cui emergono enormi disparità territoriali, al netto delle disparità di genere. https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/01/02/scuola-quanti-anni-lavoro-si-ripaga-laurea-dipende-dal-luogo-cui-vivi/

(9) - "Mind the 100 Year Gap" World Economic Forum https://www.weforum.org/reports/gender-gap-2020-report-100-years-pay-equality

(10) - Decreto Scuola TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 ottobre 2019, n. 126 https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-12-28&atto.codiceRedazionale=19A08051&elenco30giorni=false

(11) - Disposizioni concernenti il concorso per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno, le prove d'esame e i relativi programmi. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-05-07&atto.codiceRedazionale=19A02791&elenco30giorni=true

(12) - Education at Glance 2019 Italia https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiMpcjTp7HoAhXC8aYKHVmKDSYQFjAAegQIBBAB&url=https%3A%2F%2Fwww.oecd.org%2Feducation%2Feducation-at-a-glance%2FEAG2019_CN_ITA_Italian.pdf&usg=AOvVaw0E_XLaV6azSSif3_uD-qmW

(13) - Il sole 24 Ore “Quota 100, fuga dalla scuola: a settembre serviranno 140mila docenti” https://www.ilsole24ore.com/art/quota-100-fuga-scuola-settembre-serviranno-140mila-docenti-ABESfgZB

(14) - Il sole 24 Ore “Concorsi fermi, verso 200mila supplenti” https://scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2020-03-13/concorsi-fermi-200mila-supplenti-150945.php?uuid=ADl8S7C

(15) - Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica p.263 e ss https://www.corteconti.it/Download?id=8953477e-83b4-46f1-af74-49a18387441f

(16) - I posti istituiti per l’a.s. 2018/2019 sono complessivamente 822.723, di cui 681.311 posti comuni e 141.412 posti di sostegno. I posti comprendono sia l’organico dell’autonomia sia l’adeguamento di detto organico alle situazioni di fatto; per il sostegno sono comprese anche le deroghe. (Focus “Principali dati della scuola – Avvio Anno Scolastico 2018/2019” MIUR)

(17) - Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica p. 267 https://www.corteconti.it/Download?id=8953477e-83b4-46f1-af74-49a18387441f

(18) - Demografia scolastica 2028. Fondazione Agnelli https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=6&ved=2ahUKEwiQ5pGXzLHoAhUnxqYKHadgAmMQFjAFegQIBhAB&url=https%3A%2F%2Fwww.fondazioneagnelli.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2018%2F04%2FFondazione-Agnelli-Demografia-scolastica-2028-Report.pdf&usg=AOvVaw3-l6n2Tx08X58s2J1wTUg2

(19) - ISTAT Anno 2017 NATALITÀ E FECONDITÀ DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=8&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjf7K-NkvToAhVvAxAIHZlHAE0QFjAHegQIBRAB&url=https%3A%2F%2Fwww.istat.it%2Fit%2Farchivio%2F224393&usg=AOvVaw3PE8wKebHRg63gX5xsQjox

(20) - Per monitorare il momento della transizione dalla scuola al lavoro viene utilizzato il tasso di occupazione dei 20-34enni non più in istruzione e formazione che hanno conseguito un titolo di studio secondario, superiore o terziario, da uno a tre anni prima della rilevazione

(21) - ISTAT _ LIVELLI DI ISTRUZIONE E RITORNI OCCUPAZIONALI2018 https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjLjruarvfoAhXVEcAKHbySDd0QFjAAegQIAxAB&url=https%3A%2F%2Fwww.istat.it%2Fit%2Ffiles%2F2019%2F07%2FReport-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali_2018.pdf&usg=AOvVaw2mnHCKyZp2qEalyMTx3Fmk

(22) - Linee guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità _ MIUR https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiV3rem8anoAhWk8qYKHVUFAb8QFjAAegQIBxAB&url=http%3A%2F%2Fwww.edscuola.it%2Farchivio%2Fnorme%2Fcircolari%2Fnota_4_agosto_09.pdf&usg=AOvVaw2ZGw9FjwLyNOzgCI3ijWeB

(23) - Focus “Principali dati della scuola – Avvio Anno Scolastico 2019/2020” Settembre 2019 _ MIUR https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=2ahUKEwiElLL69KnoAhUSWsAKHUyMAgEQFjAAegQIAxAB&url=https%3A%2F%2Fwww.miur.gov.it%2Fdocuments%2F20182%2F0%2FPrincipali%2Bdati%2Bdella%2Bscuola%2B-%2Bavvio%2Banno%2Bscolastico%2B2019-2020.pdf%2F5c4e6cc5-5df1-7bb1-2131-884daf008088%3Fversion%3D1.0%26t%3D1570015597058&usg=AOvVaw2jgrpS2nJvFPwg-wsTz68i

(24) - ISTAT - L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità https://www.istat.it/it/files//2020/02/Alunni-con-disabilita-2018-19.pdf

(25) - Eurostat - Statistics on young people neither in employment nor in education or training https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training#Young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training

(26) - Dati Istat http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_NEET1#

(27) - Istat - NEET (giovani non occupati e non in istruzione e formazione) http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_NEET1

(28) - ISCRIZIONI E CANCELLAZIONI ANAGRAFICHE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE ANNO 2018 https://www.istat.it/it/archivio/236762

(29) - Secondo una indagine de l’Espresso “Laureati in fuga dall'Italia: tutti i numeri di un'emergenza nazionale” negli ultimi 5 anni (tra il 2013-2018) i laureti emigrati sarebbero 200mila al netto degli arrivi. “…I dati Istat dicono che nel 2018 sono partiti 117mila italiani di cui 30mila laureati. Ma in base all'analisi da noi effettuata il volume degli espatri potrebbe essere addirittura doppio. Infatti l’Istat, che utilizza i dati Aire, cioè l'anagrafe degli italiani all'estero, sottostima almeno della metà i numeri di chi parte. Prova ne è il fatto che nel 2017, per i 36 paesi Ocse, l’Aire ha registrato 76mila partenze, mentre i paesi di arrivo hanno registrato 146mila italiani. Quindi, seguendo questa logica, i giovani laureati partiti nel 2018 sono almeno 60mila” https://espresso.repubblica.it/affari/2019/12/19/news/laureati-in-fuga-dall-italia-tutti-i-numeri-di-un-emergenza-nazionale-1.342138

(30) - Il diploma è considerato il livello minimo indispensabile per acquisire le competenze di base richieste nella società attuale e, ragionevolmente, anche nella futura.

(31) - ISTAT - LIVELLI DI ISTRUZIONE E RITORNI OCCUPAZIONALI 2018 https://www.istat.it/it/archivio/232117

(32) - Un ascensore sociale rotto? – OECD https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjHhpmo2PfoAhWXQhUIHRQsD_YQFjAAegQIAhAB&url=https%3A%2F%2Fwww.oecd.org%2Fitaly%2Fsocial-mobility-2018-ITA-IT.pdf&usg=AOvVaw1yNQv5rqRBXicdMIb73wbk

(33) - The Global Social Mobility Report 2020 Equality, Opportunity and a New Economic Imperative https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiG8YCP3_foAhXUShUIHc9xCxEQFjABegQIBBAB&url=https%3A%2F%2Fwww.weforum.org%2Freports%2Fglobal-social-mobility-index-2020-why-economies-benefit-from-fixing-inequality&usg=AOvVaw1Lkx6wvF4xZ0MJm8eEccCI

Simonetta Salacone

Simonetta Salacone

(Roma 1945 - Roma 2017)
IN RICORDO DI SIMONETTA SALACONE, INSEGNANTE E DIRETTRICE RIBELLE: PORTÒ AVANTI PER DECENNI UN’IDEA DI SCUOLA DEMOCRATICA, APERTA A TUTTI E CHE MIRASSE DAVVERO A DARE UN’OPPORTUNITÀ AI BAMBINI SVANTAGGIATI

“Non è giusto, c’era ancora così tanto da fare…”

Pare furono queste le ultime parole di Simonetta Salacone sul suo letto di morte, il 26 gennaio del 2017. Aveva 73 anni, Simonetta, e un passato come insegnante e poi direttrice dell’istituto Iqbal Masih di Roma. C’era tanto da fare, per Simonetta: lei non era stata un’insegnante come le altre. Perché la scuola e l’insegnamento, per lei, non erano mai state solo una semplice fonte di reddito, un’occupazione come un'altra. Insegnare era una missione, un laboratorio, il fondamento stesso della società del domani. 

E la scuola non era quattro mura nelle quali farcire di nozioni i ragazzi ed educarli al rispetto cieco della disciplina e delle gerarchie. Ma un luogo di partecipazione, dove insegnanti, genitori e alunni possano imparare il valore dello scambio, della partecipazione, del confronto. Tutto questo in un istituto del quartiere Casilino, nella periferia romana.

Le stesse opportunità che in qualche modo le erano state negate quando, da piccola, perse il papà e scoprì improvvisamente di essere “povera”, vedendosi precluse opportunità riservate solo ai “ricchi”. Che scuola è quella che educa a differenze simili? Che scuola è quella che non dà a ciascun alunno una possibilità di sviluppare la sua personalità, i suoi interessi, le sue passioni?

Allora ecco che la sua, di scuola, alternava l’insegnamento alle feste, le cene, le raccolte fondi, le mobilitazioni contro lo sgombero di famiglie con bambini di ogni nazionalità. Gli eventi organizzati con gli alunni, dove ognuno decideva cosa fare e come farlo. Inutile dire che un atteggiamento simile la mise nel mirino delle istituzioni. Fece una strenua opposizione a tutte le riforme della scuola della seconda metà degli anni Duemila: mobilitò insegnanti, cuochi, bidelli, gli studenti e i loro genitori. E poi il caso che la fece balzare agli onori delle cronache: nel 2009 rifiutò di far rispettare il minuto di silenzio per i militari morti in Afghanistan, in netta polemica col ministro Gelmini. “Non è stata una scelta polemica ma pedagogica. In ogni caso una vera missione di pace va fatta con dottori e insegnanti non con i militari”, dirà. Questa era Simonetta Salacone.

Ci pare doveroso terminare il post con un pezzo della bella canzone a lei dedicata dagli Assalti Frontali:

"E dall’America alla Turchia

venivano a vedere questa scuola di democrazia

dove gli ultimi e i primi sono fratelli nei viaggi

e i sordi parlano e ci fanno saggi

e culture lontane diventano vicine

e non si chiede il passaporto ai bambini e le bambine"