Garanzie del lavoro e garanzie di reddito

Scritto da: Lorenzo Fanoli - Angela Condello

Aggiornato al: 19/10/2016

Il punto della situazione


In linea generale, nel 2015 e nel primo semestre del 2016, le dinamiche relative a disoccupazione, occupazione e redditi delle famiglie fanno registrare lievi miglioramenti.

In estrema sintesi i dati diffusi da Istat e Banca d’Italia evidenziano:

  • un leggero calo dei tassi disoccupazione (dal 12,3% all’11,6% tra gennaio 2015 e lo stesso mese del 2016)
  • un aumento complessivo degli occupati pari a circa 216 mila unità;
  • un rallentamento delle dinamiche di riduzione del reddito delle famiglie.

Si tratta di cambiamenti modesti, poco consolidati e ancora insufficienti, che non consentono di considerare risolti gli effetti della crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008.

Questi lievi miglioramenti sono parzialmente determinati da due specifiche misure governative rappresentate dal bonus di 80 euro per i lavoratori a basso reddito e dagli sgravi contributivi per le nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato per il 2015 collegate al Jobs Act . Quest’ultima misura di carattere congiunturale, purtroppo, non sembra rappresentare uno strumento capace di invertire effettivamente la rotta delle dinamiche dell’occupazione. Infatti per il primo semestre del 2016 il saldo tra contratti di lavoro attivati e cessati si è ridotto a poco più di 80 mila.

Sono, invece, in peggioramento i dati sulla povertà. Infatti nel 2015 le percentuali di famiglie e persone che versano in stato di povertà assoluta hanno raggiunto i loro massimi dal 2010.

Per contrastare il fenomeno il governo ha istituito, per decreto intergovernativo nel maggio di quest’anno, una misura, denominata SIA (Sostegno di Inclusione Attiva), consistente in un sussidio per le famiglie indigenti nelle quali siano presenti minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza.

Sempre su iniziativa governativa è stato presentato un disegno di legge, approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, che rende permanente tale misura e amplia la platea dei beneficiari.

Si tratta di misure specifiche sostanzialmente molto diverse dall’istituzione di un reddito di cittadinanza come misura universale e permanente che avevamo indicato nelle nostre raccomandazioni del Primo Rapporto sullo Stato dei Diritti.

A tale riguardo va segnalato l’avvio presso la commissione lavoro del Senato della discussione sul progetto di legge del Movimento 5 Stelle, già da noi illustrato nel precedente aggiornamento. Tuttavia l’iter di tale disegno di legge si presenta irto di ostacoli e difficoltà, anche in considerazione di diverse prese di posizione del Presidente del Consiglio, di esponenti del Partito Democratico e di alcuni dirigenti sindacali, apertamente contrari a tale misura.

Pertanto risulta fortemente improbabile, almeno nella presente legislatura l’allineamento del nostro Paese agli standard di molti altri paesi europei in materia di reddito minimo garantito.

Povertà, andamento del reddito delle famiglie e sua distribuzione in Italia


Nel precedente aggiornamento del Rapporto sullo stato dei diritti avevamo segnalato due fenomeni di lungo periodo riguardanti il nostro Paese e, più in generale, le economie occidentali, che si sono manifestati con notevole evidenza ed accentuati con la crisi economico-finanziaria, esplosa nel 2008 assieme alla bolla dei sub-prime:

  • l’allargamento dell’area della povertà con il progressivo coinvolgimento di fasce di popolazione appartenenti a settori di classe media
  • l’aumento costante delle disuguaglianze di reddito con la concentrazione delle ricchezze negli strati altri della piramide sociale;

Purtroppo, da quanto emerge dai dati delle recenti rilevazioni di Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, tali fenomeni non accennano a cambiare direzione.

Come si può vedere dalla figura 1 l’area della povertà in Italia non diminuisce: in particolare la povertà assoluta continua a crescere anche tra il 2014 e il 2015.

Istat stima che, a fine 2015, le famiglie in povertà assoluta(1) siano circa 1 milione e 582 mila e gli individui 4 milioni e 598 mila, cioè il 7,3% della popolazione residente. Si tratta dei valori più alti fatti registrare dal 2005.

La povertà relativa riguarda invece 2 milioni 678 mila famiglie ( il 10,4% dell’universo delle famiglie italiane) e 8 milioni 307 mila individui (il 13,3% dell’intera popolazione).

Per contrastare il fenomeno il Governo ha istituito una prima forma di sostegno al reddito di alcune categorie di famiglie, denominato SIA ( Sostegno all’Inclusione Attiva) attraverso un decreto interministeriale il 26 maggio 2016. Ha inoltre elaborato una Disegno di legge a firma del Ministro del Lavoro, già approvato alla Camera il 14 luglio 2016 e ora in discussione al Senato riguardante l’istituzione permanente e l’ampliamento del sostegno all’inclusione attiva e il riordino delle misure già esistenti di contrasto alla povertà.

In precedenza, nella primavera del 2014, il Governo aveva messo in campo l’iniziativa del bonus di 80 euro per i lavoratori a basso reddito che, dal punto di vista del contrasto alla povertà non sembra aver determinato effetti specifici. Tale misura ha, invece, inciso, come si vedrà successivamente, sull’andamento complessivo dei redditi, in particolare tra le fasce di popolazione collocate ai gradini bassi delle piramidi costruite sulla base delle distribuzioni dei redditi da lavoro dipendente.




Fig.1 Le dinamiche della povertà in Italia 2010-2015 (valori percentuali)

Image_0.jpg

Fonte: Elaborazioni su dati Istat giugno 2016



Fig.2 La mappa regionale della povertà in Italia a dicembre 2015 (% di persone in condizione di povertà relativa)

Image_1.jpgFonte: Elaborazioni su dati Istat giugno 2016



Per quanto riguarda gli andamenti del reddito delle famiglie l’ultima rilevazione di Banca d’Italia, relativamente al 2015, evidenzia un notevole rallentamento della dinamica della riduzione del reddito disponibile per le famiglie anche per effetto dell’iniziativa governativa del bonus di 80 euro. Tra maggio e dicembre del 2014 i lavoratori dipendenti con un reddito annuo complessivo compreso tra circa 8.100 e 26.000 euro hanno beneficiato del bonus fiscale previsto dal decreto legge n. 66 del 24 aprile 2014. Secondo l’indagine annuale di Banca d’Italia sui redditi degli italiani, ha dichiarato di averlo ricevuto poco più di un quinto delle famiglie italiane, percependo in media 86 euro mensili. Per via del disegno dell’intervento, collegato alla percezione individuale di un reddito da lavoro dipendente, le famiglie con più di una fonte di reddito hanno ricevuto il bonus in misura maggiore delle altre. Le famiglie che lo hanno percepito hanno dichiarato di averne speso in media il 90 per cento



Fig.3 Andamento 1995-2015 del reddito delle famiglie sulla base delle rilevazioni di Banca d’Italia

Image_2.jpg



L’ineguaglianza della distribuzione del reddito.

Non accenna a diminuire invece la concentrazione del reddito nelle fasce più ricche della popolazione.

Il grafico che segue illustra il rapporto di disparità esistente tra i percettori di reddito appartenenti al 20% della popolazione più ricca rispetto al 20% di quella più povera nei singoli paesi europei.

In Italia l’insieme del 20% dei percettori di redditi più alti dispone di un reddito complessivo di circa 6 volte superiore rispetto a quello percepito dal 20% costituito dai percettori di redditi più bassi.


Fig.4 Indicatore di ineguaglianza di reddito tra percettori di redditi alti e redditi bassi

(proporzione di reddito complessivo guadagnato dal 20% più ricco rispetto a quello guadagnato dal 20% più povero).

Image_3.jpg

Fonte: Elaborazioni EUROSTAT

Occupazione disoccupazione, precariato, effetti del Jobs Act


Occupazione e disoccupazione in Italia

L’analisi dei dati relativi a occupazione e disoccupazione evidenziano andamenti in leggero miglioramento:

  • complessivamente tra il primo trimestre 2015 e il primo trimestre 2016 gli occupati sono cresciuti di circa 217 mila unità;
  • nello stesso periodo è calato anche il tasso di disoccupazione dal 12,3 all’11,6%.

Si sono anche leggermente ridotti i tassi di disoccupazione giovanile (in particolare nella fascia tra 20 e 24 anni, nel confronto tra primo trimestre 2015 e lo stesso periodo del 2016, si è passati dal 41,5 al 38,2%).

Non sembra però in riduzione significativa la dimensione del fenomeno dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano) che riguarda oltre 3 milioni e 300 mila persone.

Rimangono fortemente accentuate le differenze tra Nord e Sud Italia ma si può notare che nella Regione Basilicata la situazione si presenta migliore rispetto le altre regioni del mezzogiorno d’Italia con un tasso di disoccupazione inferiore al 20% per effetto soprattutto dalla presenza dalla Fiat a Melfi e del suo indotto che tra il 2014 e il 2015 hanno inserito oltre 2 mila neo-assunti.



Tab. 1 Andamento del numero (000) di Occupati nel biennio 2014-2016 (I° trimestre)

 

Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.


2014

2014

2014

2014

2015

2015

2015

2015

2016

Uomini

12.904

12.952

12.958

12.974

12.997

13.052

13.159

13.140

13.147

Donne

9.300

9.312

9.353

9.379

9.344

9.377

9.397

9.401

9.411

TOTALE

22.203

22.264

22.312

22.354

22.341

22.429

22.556

22.540

22.558

Fonte: Istat Statistiche sulla disoccupazione

Tab. 2 Andamento dei tassi di disoccupazione nel biennio 2014-2016 (I° trimestre)


 

Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.


2014

2014

2014

2014

2015

2015

2015

2015

2016

TOTALE

12,8

12,4

12,6

12,8

12,3

12,2

11,6

11,6

11,6

Uomini

12,1

11,7

11,8

11,8

11,6

11,6

11,0

11,1

11,0

Donne

13,7

13,5

13,6

14,0

13,3

13,0

12,4

12,3

12,5

Tassi di disoccupazione giovanile










18-29 anni

33,6

30,3

29,4

32,2

32,0

30,5

26,3

29,6

29,7

20-24 anni

43,2

38,9

35,9

39,4

41,5

38,5

32,6

36,9

38,2

25-34 anni

19,6

17,6

17,4

19,6

19,4

18,6

15,5

17,6

18,2

Fonte: Istat Statistiche sulla disoccupazione




Fig. 5. NEET (giovani che non studiano e non lavorano) in Italia 2014 - I° Trimestre 2015- I° Trimestre 2016. (migliaia di persone)

Image_4.jpg

Fonte: Istat Statistiche sulla disoccupazione


Fig. 6. La mappa dei tassi di disoccupazione per regione in Italia (valori percentuali)

Image_5.jpgFonte: Istat Statistiche sulla disoccupazione


Precariato e sotto-occupazione involontaria

Accanto ai temi della povertà, della diseguaglianza della distribuzione del reddito e dei tassi generali di occupazione e disoccupazione, va considerata la dimensione e la diffusione della precarietà, valutando in particolare le dinamiche delle numerosità e delle condizioni dell’insieme di quei lavoratori “intermittenti” che non godono di costanza di reddito o che lavorano a tempo parziale e che, nell’attuale congiuntura, risultano essere tra coloro che presentano maggiori rischi di vedere scendere il proprio tenore di vita al di sotto delle soglie di povertà.

Se si sommano i sotto-occupati a coloro che prestano un lavoro part-time “involontario” si raggiunge la quota di quasi 3 milioni e mezzo di individui e, come si può vedere dalla tabella successiva, tale dato di presenta costante per tutto il biennio 2014-2016 e quindi non sembra essere stato interessato dalle misure contenute nel Jobs-Act.


Tab.3 Migliaia di persone sotto-occupate e occupate in forme di part-time involontario in Italia (primo tirmestre 2014-primo trimestre 2016)



Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.

Secondo Trim.

Terzo Trim.

Quarto Trim.

Primo Trim.


2014

2014

2014

2014

2015

2015

2015

2015

2016

SOTTO OCCUPATI










maschi

267

286

262

332

311

317

275

292

299

femmine

455

449

433

486

485

466

410

439

423

totale

721

735

695

818

795

783

684

732

722

PART TIME INVOLONTARIO










maschi

759

830

805

831

799

860

869

848

843

femmine

1.789

1.810

1.754

1.834

1.824

1.810

1.816

1.818

1.845

totale

2.548

2.640

2.559

2.665

2.623

2.669

2.685

2.666

2.688

TOTALE










maschi

1.026

1.116

1.068

1.163

1.109

1.177

1.144

1.141

1.142

femmine

2.243

2.259

2.187

2.320

2.309

2.275

2.226

2.257

2.268

totale

3.270

3.375

3.254

3.483

3.418

3.452

3.369

3.398

3.410

Fonte: Istat Statistiche sull’occupazione


Fig. 7. Ripartizione degli occupati in base alle ore lavorate alla settimana (000 di individui)

Image_6.jpg

Fonte: Istat Statistiche sull’occupazione


Il boom dei vaucher


Un altro importante fenomeno che interessa la dimensione generale del precariato e dell’area del lavoro semi-regolare è quello della diffusione dei vaucher per lavori occasionali e limitati.

Tale strumento è spesso utilizzato dai datori di lavoro per nascondere e “coprire” forme di lavoro irregolari e del tutto simili al lavoro nero. Il vaucher diventa uno strumento da utilizzare e mostrare nei casi di ispezioni e controlli, oppure quando si verificano infortuni sul lavoro per giustificare la presenza in azienda (o in cantiere edile o nei campi in caso di lavoro agricolo) del lavoratore.


Tra il 2010 e il 2015 i vaucher del valore unitario di 10€ venduti in Italia sono più che quintuplicati passati da 9,7 a 57,1 milioni.


Fig. 8. Milioni di vaucher da 10 € venduti in Italia (2010-2014)


Image_7.jpg

Fonte: Istat

Jobs Act contratto a tutele crescenti e i suoi effetti

Nel precedente aggiornamento del rapporto, che riguardava anche i primi mesi del 2015, si rimandava a un periodo più ampio una valutazione più consistente sugli effetti del Jobs Act sulle dinamiche dell’occupazione in Italia, in particolare del contratto a tutele crescenti e degli sgravi contributivi per le nuove assunzioni.

La tabella 4 sintetizza i risultati emergenti dall’Osservatorio sulla precarietà di INPS mettendo a confronto gli andamenti relativi ai primi 5 mesi del 2014, 2015 e 2016.

Guardando ai dati relativi al saldo tra nuove assunzioni a tempo indeterminato e cessazioni si nota un notevole aumento registrato tra il 2014 e il 2015, ma un raffreddamento delle dinamiche per il 2016. Infatti nei primi 5 mesi del 2015 il saldo tra nuovi contratti e cessazioni è stato positivo per circa 380 mila unità, in notevole aumento rispetto al saldo 2014 di 122 mila. D’altra parte però nei primi mesi del 2016 il saldo è stato di soli 82 mila nuovi assunti in più rispetto alle cessazioni.

Di fatto l’unica misura contenuta nel Jobs Act che sembra aver sortito effetti significativi è rappresentata dagli sgravi contributivi previsti per le nuove assunzioni nel 2015. Venute meno le agevolazioni l’occupazione ha, di fatto, smesso di crescere.

Tab.4 Andamento di nuove assunzioni e cessazioni di contratti di lavoro a tempo indeterminato 2014, 2015 e periodo gennaio-maggio 2016.

 

2014

2015

2016

RAPPORTI DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO

 

 

 

(+) Nuovi rapporti di lavoro

591.853

825.089

544.621

(+) Trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine

161.165

204.595

128.875

(+) Apprendisti trasformati a tempo indeterminato

31.190

34.242

38.511

(-) Cessazioni

662.020

684.644

629.936

Variazione Netta

122.188

379.282

82.071

Fonte: Inps Osservatorio sulla Precarietà



Novità legislative e iniziative politiche


Le proposte e le misure governative di contrasto alla povertà.


Il 26 Maggio 2016 il Governo ha approvato un decreto interministeriale che istituisce lo strumento di contrasto alla povertà e di sussidio rivolto alle famiglie in condizioni di indigenza nelle quali siano presenti minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza accertata denominato SIA ( Sostegno all’Inclusione Attiva).

Tale sussidio può essere richiesto da soggetti che dispongono di un reddito ISEE inferiore a 3.000 euro. Inoltre per i beneficiari di tale sussidio è previsto che i comuni realizzino un progetto personalizzato finalizzato al superamento della condizione di povertà al quale il soggetto dovrà aderire. Per il 2016 la misura sarà finanziata attraverso un fondo complessivo di 750 milioni. Negli anni successivi le risorse stabilmente destinate al contrasto della povertà verranno portate a un miliardo di euro.


Con l’approvazione alla Camera in data 15 luglio 2016 del Disegno di Legge Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali è passato al Senato per proseguire il suo iter per l’approvazione definitiva.

Il disegno di legge prevede:

  • l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà denominata reddito di inclusione, individuato come livello essenziale di prestazioni da garantire uniformemente sul territorio nazionale;
  • il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto della povertà, mantenendo inalterate comunque le misure già esistenti a sostegno degli anziani, della genitorialità e delle persone con disabilità;
  • il rafforzamento del coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali integrando le azioni delle pubbliche amministrazioni nazionali e locali, delle organizzazioni del terzo settore e del terziario sociale.

Il reddito di inclusione è articolato in un beneficio economico e una componente di servizi alla persona, assicurati dalla rete dei servizi e degli interventi sociali di cui alla legge 8 novembre 2000 n. 328, attraverso un progetto personalizzato e un percorso personalizzato di inclusione e uscita dalla povertà al quale il soggetto beneficiario deve aderire.

Nella definizione del beneficio si tiene conto della condizione economica del nucleo familiare e della sua relazione con una soglia di riferimento per l’individuazione della condizione di povertà.

E’ inoltre prevista la definizione di un piano periodico nazionale di lotta alla povertà e, anche, una graduale estensione dei beneficiari, da individuare prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione.

Tale misura dovrebbe progressivamente sostituire la carta acquisti nel momento in cui ai beneficiari di tale misura vengano riconosciuti i requisiti per accedere al reddito di inclusione.

Infine si prevede l’istituzione un organismo di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con la partecipazione delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano, delle autonomie locali e dell’INPS, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al fine di favorire una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e di definire linee guida per gli interventi.





Estensione delle prestazioni di Welfare per lavoratori autonomi e Partite IVA

Il Governo ha predisposto un disegno di legge, collegato alla Legge di Stabilità 2016, composto da 21 gli articoli che riguardano sia norme per il lavoro autonomo sia altre relative al cosiddetto “lavoro agile”, per i contratti di tipo subordinato. Secondo questo progetto i lavoratori autonomi avranno diritto alla maternità, alla malattia, al congedo parentale. Le spese destinate alla propria formazione (compresi viaggi e soggiorni) saranno interamente deducibili fino a un massimo di 10 mila euro. Costo dell’intero pacchetto 10 milioni nel 2016 e a regime, a partire dal 2017, 50 milioni l’anno.

Primo obiettivo della legge è impedire le condotte abusive da parte del committente: «Si considerano abusive e prive di effetto le clausole che – recita l’articolo 3 della bozza del disegno di legge - attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza un congruo preavviso nonché le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni». Il contratto deve essere scritto. Il diritto di utilizzare (anche economicamente) il proprio lavoro è riservato al lavoratore salvo che «l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata».

Gravidanza, malattia e infortunio «non comportano l'estinzione del rapporto di lavoro». L’esecuzione rimane «sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a centocinquanta giorni». Per malattie che superano i 60 giorni il versamento dei contributi viene sospeso fino a un massimo di due anni. Toccherà poi al lavoratore versare il dovuto. Ad entrambi i genitori dei bambini nati dal primo gennaio di quest'anno viene garantito inoltre un congedo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino. Per la prima volta viene garantito ai lavoratori automi (cosa che rivendicavano da anni) l’accesso agli appalti pubblici finanziati con i fondi strutturali europei.

In relazione a tale disegno di legge elle altre ulteriori iniziative di carattere normativo e legislativo, ACTA, l’associazione dei freelance, ha elaborato una sua piattaforma basata sui seguenti 10 punti

1.Allineamento dell’aliquota previdenziale a quella di tutti gli altri lavoratori autonomi.

2.Tutela della maternità/paternità

3.Tutela della malattia

4.Equa pensione per tutti

5.Equo compenso

6.Tutela dei tempi di pagamento

 7 Equità fiscale per il lavoro autonomo

8.Lavoro e non impresa

9.Simmetria di diritti nei rapporti con lo Stato

10. Aggiornamento delle norme fiscali alla realtà del nuovo lavoro autonomo.


Il giudizio complessivo dell’associazione rispetto al disegno di legge governativa e in relazione ai dieci punti sopra elencati è relativamente positivo, soprattutto per quanto riguarda tutela della maternità, riconoscimento della malattia e, in parte, la tutela dei tempi di pagamento. Rimane ancora molto da fare, secondo l’associazione, in tema di aliquote previdenziali e trattamenti pensionistici futuri, ancora caratterizzati da sperequazioni e incertezze.



Reddito minimo garantito.

Tra le priorità indicate nelle raccomandazioni del Primo Rapporto sullo Stato dei Diritti in Italia vi era l’istituzione di un reddito di cittadinanza come misura universale di inclusione e redistribuzione nelle forme e nei modi analogamente presenti in diversi paesi europei. Rispetto a quanto indicato nell’aggiornamento dello scorso anno la novità principale è consistita nell’avvio della valutazione presso commissione lavoro del Senato del progetto di legge sul reddito di cittadinanza presentato dal movimento 5 stelle presso la commissione lavoro del Senato, tuttavia l’iter risulta di esito piuttosto incerto, soprattutto per la scelta del partito democratico e delle altre componenti della maggioranza parlamentare di concentrare prioritariamente la propria azione sulle misure di contrasto alla povertà. Tale orientamento è inoltre rafforzato dalle dichiarazioni, espresse in più occasioni da parte del premier Renzi, apertamente contrarie a qualsiasi forma di reddito di cittadinanza.

Qui il testo completo del disegno di legge


Note

(1) - (*) Istat definisce come individuo in condizione di povertà assoluta il componente di una nucleo famigliare che non è in grado di fruire pienamente di un paniere di beni di prima necessità relativi all’alimentazione, all’abitazione, alla sanità, all’istruzione e ulteriori spese residuali ma necessarie. La soglia economica di reddito (o disponibilità economica) varia di anno in anno e in base alle tipologie di famiglia di appartenenza, il luogo e la zona di residenza. Per il 2013 varia orientativamente tra i 400 e i 750 euro mensili a persona.