Istruzione e mobilità sociale

Scritto da: Caterina Mazza

Aggiornato al: 29/11/2016

Il punto della situazione

La costante diminuzione della spesa pubblica per il sistema educativo nazionale, registrata nell'ultimo decennio, ha contribuito in modo rilevante ad aggravare le diverse problematiche che ormai da diversi anni caratterizzano la situazione italiana. In particolare nel corso del 2015-2016 si sono registrati bassi livelli medi di istruzione secondaria di II livello e di istruzione terziaria. Anche il tasso di abbandono scolastico rimane tra i più elevati d'Europa. Benché esso sia lievemente diminuito rispetto agli anni scorsi arrivando al 15%, sembra ancora difficile per l'Italia raggiungere l'obiettivo europeo del 10% di dispersione scolastica entro il 2020. Inoltre, a oggi rimangono particolarmente significative alcune questioni armai croniche, quali le pessime condizioni dell'edilizia scolastica, ulteriormente aggravate dallo sciame sismico iniziato il 24 agosto scorso, e la situazione di precarietà del corpo docente. Sebbene esse siano state affrontate dal governo in carica con l'avvio di piani di finanziamento specifici, è ancora difficile poter vedere dei cambiamenti positivi e risolutivi. Inoltre, l'integrazione degli alunni disabili nelle scuole e le discriminazioni e atti di bullismo in base all'orientamento sessuale o all'identità rimangono problemi diffusi su tutti il territorio nazionale. Per quanto riguarda l'Università, l'avvio di nuove procedure per l'Abilitazione Scientifica Nazionale, quale titolo necessario per poter diventare docenti di I e II fascia, sembra un segnale di cambiamento positivo. Tuttavia, questo elemento di novità non necessariamente inciderà al fine di sbloccare il turn over e per l'assunzione di nuovi ricercatori. A questo si aggiunge il problema del numero chiuso di diversi corsi di laurea, in particolare di Medicina e Odontoiatria, che continuano a suscitare polemiche e proteste a livello nazionale.

I dati OCSE 2016

Il rapporto Education at a Glance 2016 redatto dall'OCSE, in cui sono comparati i dati sui livelli di istruzione di più di 35 Paesi, evidenzia le profonde criticità che caratterizzano il sistema educativo e universitario italiano, confermando il trend negativo iniziato da quasi un decennio. In particolare il tasso di istruzione terziaria è quasi la metà della media OCSE, e l'ultima percentuale registrata relativa all'ingresso dei giovani nei corsi di laurea di primo livello è del 37%, un dato notevolmente inferiore rispetto agli altri Paesi OCSE. Inoltre, i giovani laureati non riescono a trovare facilmente un'occupazione. Sintomatico dello stato di criticità del sistema educativo italiano è anche il significativo aggravarsi del tasso dei cd. NEET (i giovani senza un'occupazione che, né studiano, né cercano un impiego) che nel corso degli ultimi due anni è passato dal 24,6% al 35%. Anche il livello di dispersione scolastica rimane tra i più elevati tra i Paesi membri europei.

Tab. 1 Dati contenuti nel Rapporto OCSE 2016

Indicatore

Italia

Media OCSE

Tasso di istruzione terziaria (25-34 anni):

24%

41%

Abbandono scolastico (18-24 anni)*

15%

12%

(media UE)

Tasso di disoccupazione (25-34 anni)



istruzione secondaria professionale

15%

9%

istruzione secondaria generale

18%

10%

istruzione terziaria

16%

7%

NEET (20-24 anni)

35%

16%

Spesa pubblica per l'istruzione (% del PIL)



dall'istruzione primaria alla terziaria

4%

5,2%

per la sola istruzione terziaria

1%

1,6%

Fonte: Edication at a Glance, OECD. 2016

(*) I dati relativi all'abbandono scolastico sono stati ricavati dall'analisi comparativa europea sul tema della dispersione scolastica svolta da Eurydice Italia: "La lotta all'abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa".


I dati appena mostrati riflettono la significativa riduzione della spesa pubblica per l'istruzione che si è registrata a partire dal 2008, anno dell'ultima riforma in materia con la legge n. 133 del 6 agosto 2008, per cui la diminuzione dei costi dell'educazione è stata possibile grazie all'aumento del numero di studenti per insegnante. A oggi l'ammontare degli investimenti pubblici per l'intero sistema educativo e universitario si ferma al 4% del PIL (rispetto alla media OCSE del 5,2%). Gli investimenti dedicati esclusivamente all'Università sono particolarmente bassi e si fermano all'1% del PIL (comparato all'1,6% media OCSE). Alla progressiva diminuzione degli investimenti pubblici per l'istruzione negli ultimi otto anni, sono cresciute del 21% le spese private (rispetto alla media OCSE del 16%). Per quanto riguarda l'istruzione terziaria, la più rilevante forma di spese private consiste delle tasse universitarie che sono notevolmente aumentate.

Tale decremento dei fondi pubblici per il sistema educativo nazionale non è determinata da una diminuzione degli investimenti pubblici in generale, ma è dovuta dal fatto che il sistema dell'istruzione riceve una sempre minore porzione di budget pubblico.

Questo si ripercuote ovviamente sul livelli medi di istruzione: si pensi che il 30% degli uomini e il 23% delle donne tra i 25 e i 34 anni non ha un diploma di scuola superiore e che il 20% dei giovani ha bassi livelli di competenze alfabetiche e il 26% dei giovani ha bassi livelli di competenze numeriche.

I bassi investimenti, inoltre, incidono sulla condizione lavorativa del corpo docente e sui livelli salariali che sono diminuiti del 7% in termini reali sia per le scuole primarie che secondarie tra il 2010 e il 2014. A questo si aggiunge il fatto che l'età media del corpo docente è la più elevata tra i Paesi OCSE: gli insegnati con più di 50 anni sono il 58% nelle scuole primarie, il 59% nelle scuole secondarie di primo livello e il 69% delle secondarie di secondo livello. Anche la composizione di genere tra gli insegnati è sbilanciata: 8 su 10 sono donne per tutti i livelli di istruzione. Per affrontare tale questione la legge n. 107 del 2015 (cd. riforma della "Buona scuola") ha avviato una serie di iniziative volte a stabilizzare insegnati di età più giovane. Tuttavia è ancora presto per vedere gli effetti di questi provvedimenti


In conclusione, come sottolinea il rapporto Education at a Glance 2016, vi sono tre principali questioni che a livello politico dovrebbero essere affrontate per portare a un miglioramento dell'intero sistema educativo italiano: invertire il trend negativo dei finanziamenti all'istruzione che si è registrato negli ultimi anni; rinnovare il corpo docente, incentivando nuovi giovani insegnanti; incentivare le iscrizioni alle Università e creare programmi di ciclo breve a indirizzo professionalizzante atti a facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.



Il nuovo piano di formazione degli insegnanti e il precariato del corpo docente


Alcune delle criticità del sistema scolastico italiano appena evidenziate sono in parte determinate dalla condizione lavorativa ormai strutturale di precarietà e incertezza del copro docente che inevitabilmente non consente di dare continuità all'offerta formativa pianificata. Per affrontare tale questione, lo scorso anno, il governo Renzi ha presentato un piano (come parte del provvedimento definito "la buona scuola") di assunzioni straordinarie atto a stabilizzare 150 mila docenti e finalizzato a svuotare le GAE (Graduatorie ad Esaurimento) per settembre 2015. A questo, si aggiunge un piano di assunzione ordinario di circa 20.000 insegnanti al fine di sostenere il turn over, quindi per sostituire i docenti che raggiungono l'età della pensione o che lasciano prematuramente il posto di lavoro. E' previsto che i due piani di assunzione avvengano per fasi e scaglioni differenti tra il 2015 e il 2016 - Per un maggiore approfondimento sul piano "la buona scuola", si veda il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia del 2015.

Nei fatti, i piani di assunzione dei docenti ha suscitato accese polemiche in quanto la loro attuazione si è basata sulla richiesta di mobilità degli insegnati, per cui non tutti sarebbero assunti nella città o nella regione di residenza. Questo ha suscitato proteste anche perché è previsto che un'eventuale rinuncia della cattedra proposta comporti l'esclusione dal piano di assunzione e la cancellazione da tutte le graduatorie in cui si è inseriti. L'unica eccezione è rappresentata dai docenti ai quali è stato concesso di firmare un contratto di supplenza annuale nel luogo di residenza. Questo ha permesso ad alcuni insegnanti di posticipare di un anno la decisione di accettare la cattedra.

Nonostante le proteste, le diverse fasi previste dai piani di assunzione si sono succedute.

A sostegno dei provvedimenti adottati, il MIUR il 31 luglio 2015 ha dato, inoltre, il via al Riesame delle classi di concorso per l'accesso alle scuole secondarie di I e II livello, quindi l'insieme di materie che possono essere insegnate da un singolo docente a seconda dei titoli posseduti. Con tale revisione vengono accorpate e semplificate le classi di concorso esistenti, passando da 168 a 114. A queste ne sono state aggiunte 11 relative a nuovi insegnamenti, come la Lingua Italiana per gli alunni di lingua straniera. Secondo il Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, tale riesame è funzionale a bandire regolarmente concorsi per i docenti delle scuole.


In merito alla stabilizzazione di insegnati precari, occorre ricordare che l'ultimo concorso svoltosi ad aprile del 2016 ha visto la partecipazione di 71.448 candidati di cui solo il 44,8% è stato promosso. E' difficile capire se la ragione di questo esito poco confortante sia legata alla severità dei criteri di valutazione o al non adeguato livello di preparazione dei candidati. Tuttavia, ciò che qui è importante sottolineare è che se gli esiti dei futuri concorsi sarà così deludente, il numero dei posti vacanti continuerà a crescere, rendendo ancora più arduo sostenere un'adeguata offerta formativa.


Merita ora soffermare l'attenzione anche sulla formazione degli insegnanti. A tal proposto, il governo il 3 ottobre scorso ha presentato un nuovo Piano per la formazione dei docenti 2016-2019 finalizzato a migliorare la qualità dell'intero sistema educativo italiano. Il piano, quindi, attraverso la promozione di percorsi formativi obbligatori, permanenti e strutturali, mira non soltanto a sostenere la crescita professionale e personale dei singoli docenti, ma anche a migliorare le offerte formative delle scuole in modo che abbiano una ricaduta positiva e costruttiva per l'intero Paese. Per l'attuazione di tale piano, il MIUR metterà a disposizione uno spazio online in cui ogni docente dovrà documentare il proprio percorso formativo e professionale compilando un portfolio in cui dovranno essere inserite informazioni e documenti relativi al curriculum, all'attività didattica svolta e alle proposte di sviluppo professionale.

Il piano stabilisce varie attività formative che coinvolgono tutti i soggetti che lavorano in ambito scolastico, quindi non soltanto il personale docente, ma anche i formatori, i dirigenti scolastici e il personale ATA.



Tab. 2 Azioni formative previste dal Nuovo Piano


Target

Azioni formative

Soggetti da coinvolgere

Quando

Referenti di istituto, funzioni strumentali e figure di coordinamento

Progettazione nell’ambito dell’autonomia, flessibilità organizzativa, leadership educativa, governance territoriale e utilizzo e gestione delle risorse umane e strumentali

32.000

A partire dal 2017

Dirigenti scolastici e Direttori dei servizi generali e amministrativi

Progettazione nell’ambito dell’autonomia, flessibilità organizzativa, leadership educativa, governance territoriale e utilizzo e gestione delle risorse umane e strumentali

15.000

Anno scolastico 2016/2017

Formatori

Arricchimento, differenziazione e individualizzazione dei curricoli e implementazione di modelli organizzativi per la gestione di spazi innovativi, risorse umane, didattiche, finanziarie

500

Anno scolastico 2016/2017

Docenti di ogni ordine e grado di scuola

Arricchimento, differenziazione e individualizzazione dei curricoli, anche associato a processi di innovazione delle metodologie e delle didattiche.

32.000

A partire dal 2017


Fonte: Il Piano per la formazione dei docenti 2016-2019, p. 29


Per la valutazione della professionalità del corpo docente, il Piano indica come prioritarie le certificazioni linguistiche e informatiche. Proprio questi aspetti hanno suscitato immediate polemiche. Il programma ministeriale è stato considerato come un attacco alla libertà di insegnamento proprio perché pone maggiore importanza all'utilizzo delle mezzo informatico, piuttosto che ai contenuti disciplinari delle singole materie. Il documento non fa esplicito riferimento a contenuti disciplinari e all'intero bagaglio professionale degli insegnanti, ma indica come fondamentali per migliorare il sistema educativo italiano alcune e generiche aree di intervento, quali: la didattica delle competenze, le competenze digitali e linguistiche in vista dell'acquisizione della metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), la didattica dell'inclusione, le attività organizzative, gli obiettivi relativi all'educazione della Cittadinanza, e in particolare la Cittadinanza globale, l'alternanza scuola-lavoro e la Valutazione relativa ai singoli aspetti appena indicati.

Le maggiori critiche sono state rivolte alla stessa centralità della didattica delle competenze considerata come inadeguata a costruire percorsi didattici coerenti.

Tuttavia è ancora presto per poter valutare effettivamente le implicazioni che tale piano avrà sulla qualità della didattica e del sistema nazionale dell'istruzione in generale

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Edilizia scolastica e l'anagrafe online delle scuola


Lo scorso anno il governo Renzi ha avviato un nuovo piano per l'edilizia scolastica per intervenire sulle condizioni preoccupanti in cui versa una rilevante percentuale di istituti scolastici. Il piano, come evidenziato nel Rapporto sullo stato dei diritti in Italia del 2015, prevede interventi di natura diversa finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici, rimuovendo anche le barriere architettoniche e l'amianto, nonché a ripristinare il decoro delle scuole e a costruirne di nuove.

Le ristrutturazioni sono iniziate nelle varie regioni italiane. I dati relativi ai finanziamenti per ogni specifico intervento e alla tipologia della ristrutturazione, una sorta di anagrafe online delle strutture scolastiche, sono consultabili utilizzando una nuova app messa a disposizione dal MIUR. A questa app si aggiunge anche una mappa dei cantieri che permette di conoscere se e quali interventi sono effettuati nel proprio comune di appartenenza. Gli obblighi di monitoraggio delle ristrutturazioni e di aggiornamento dell'anagrafe sull'edilizia scolastica sono regolati dal DPCM del 27 Aprile 2016.

Il piano sull'edilizia scolastica è meritevole, anche se è ancora troppo presto per vederne i risultati a livello nazionale. A oggi, infatti, le condizioni degli istituti scolastici sono ancora critiche, come evidenziato dai dati raccolti da Cittadinanzattiva e contenuti nel XIII Rapporto sulla sicurezza, qualità, accessibilità a scuola. Il monitoraggio effettuato durante l'anno scolastico 2015-2016 su 101 scuole di 13 regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto) mostra che il 39% degli edifici presi in considerazione è in condizioni di manutenzione mediocri o pessime e il 21% presenta lesioni strutturali (di cui il 41% relative alla facciata degli edifici, il 38% ai corridoi, il 27% alle palestre, 15% alle aule con distacchi di intonaco o segni di fatiscenza). Inoltre, per quanto riguarda la questione dell'accessibilità per gli alunni disabili, il monitoraggio di Cittadinanzattiva mostra che il 73% degli edifici non ha tutte le aule utilizzabili da un disabile e nel 75% non sono installate attrezzature didattiche o tecnologie adeguate agli alunni disabili. Solo il 50% delle scuole considerate su più piani possiede un ascensore (che nel 12% dei casi non funziona). Le barriere architettoniche sono presenti nel 18% dei casi negli ingressi e nei laboratori, nel 17% nelle aule, nel 13% nei bagni, il 12% nelle palestre e il 6% nelle mense. Infine, in riferimento al contesto ambientale, occorre ricordare che il 73% delle scuole monitorate è situato in una zona a rischio sismico e il 14% in una zona a rischio idrogeologico.

Il quadro, seppur parziale, che emerge dal Rapporto citato, in cui sono anche considerati i rischi legati alla sicurezza interna degli edifici, porta a ribadire la rilevanza e l'urgenza di proseguire in modo continuativo con il piano di ristrutturazione e, in alcuni casi di nuova costruzione, degli istituti scolastici. Occorre, inoltre, affermare che tale piano deve essere ripensato in conseguenza ai crolli degli edifici scolastici avvenuti in seguito al terremoto nel Centro Italia il cui sciame sismico è iniziato il 24 agosto scorso e per cui si verificano ancora alcune scosse di intensità rilevante. Lo stesso Presidente del Consiglio Renzi ha dichiarato in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri del 31 ottobre 2016 che, considerando i danni alle scuole provocati dei tre sciami sismici verificatisi negli ultimi sette anni (2009 Abruzzo, 2012 Emilia Romagna e 2016 nel Centro Italia), i finanziamenti per l'edilizia scolastica devono essere tenuti al di fuori del patto di stabilità in quanto la sicurezza delle scuole è sicuramente più importante della stabilità finanziaria dell'Unione Europea. Pertanto il governo consente alle amministrazioni comunali di usare tutti i fondi del patto di stabilità per la ricostruzione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici.



Alunni disabili nelle scuole italiane


Secondo il Focus pubblicato dal MIUR sulla disabilità nel sistema scolastico nazionale, il numero delle presenze di alunni con disabilità nelle scuole è cresciuto del 39,9 % rispetto a dieci anni fa. Percentuale ancora più significativa se si pensa che il numero complessivo degli alunni dell'intero sistema scolastico è diminuito del -0,4%. Il maggior numero di alunni disabili si concentra nelle scuole primarie e nelle secondarie di I grado (rispettivamente il 37% e il 28,5%). A fronte di questo notevole incremento, tuttavia, non corrisponde un altrettanto aumento del numero degli insegnati di sostegno, cresciuti solo del 12% nell'ultimo decennio. Secondo l'Anief (Associazione Sindacale Professionale) il Ministero dovrebbe incrementare le assunzioni di docenti di sostegno che attualmente coprono in ruolo 96 mila posti, rispetto ai 130 mila necessari. Tale carenza di personale è dimostrata da alcuni casi in cui la stessa assegnazione di ore di sostegno si è rivelata inadeguata. Si pensi alla recente decisione del TAR di Caltanissetta di sanzionare il MIUR per 12 mila euro per non aver assegnato un monte ore adeguato alle esigenze di una bambina gravemente disabile.

Le problematiche relative alla quantità e qualità dei servizi di sostegno scolastico rimangono rilevanti, nonostante i 2 milioni di euro destinati dal MIUR per l'integrazione degli alunni disabili. Significative sono le preoccupazioni manifestate dall'Uici (Unione italiana ciechi e disabili) riguardo all'incertezza che minaccia i servizi di assistenza per l'autonomia e la comunicazione per gli alunni ciechi e ipovedenti, dopo lo smantellamento delle province. I vari servizi integrativi scolastici ed extrascolastici per gli alunni disabili visivi sono, di fatto, a rischio. Anche l'associazione Ledha lamenta la riduzione dei diversi servizi di assistenza per alunni disabili per il venir medo di fondi provinciali.



Ancora casi di omofobia e bullismo a scuola

Nel corso dell'anno scolastico 2015-2016 sono stati denunciati da insegnanti e alunni ancora diversi casi di omofobia e di bullismo a scuola in base all'orientamento sessuale o all'identità di genere. Le vittime delle discriminazioni registrate non sono solo studenti, ma anche alcuni insegnati, come evidenzia il caso di una docente dell'Istituto paritario Sacro Cuore di Trento la quale non è stata riassunta, perdendo così anche il diritto di ottenere la conversione del proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato, a cause del proprio orientamento sessuale. Il Tribunale di Rovereto ha condannato l'Istituto scolastico per il carattere discriminatorio delle dichiarazioni da esso rilasciate con le quali si "rivendicava il diritto di non assumere persone omosessuali, ritenute inidonee ad avere contatti con minori" (Ansa, 2016).

Oltre ai casi di omofobia, rilevanti sono anche i casi di bullismo nei confronti di alunni disabili o di studenti extracomunitari. Gli episodi, anche ripetuti, di aggressioni verbali e/o fisiche si sono verificate in istituti scolastici di tutto il territorio nazionale. Secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva, infatti, i casi di bullismo sono in aumento e, per l'anno scolastico 2015-2016, sono avvenuti nel 36% delle scuole monitorate (rispetto al 10% registrato nel 2014). A questi, si aggiunge il dato per cui una scuola su tre ha subito atti di vandalismo (14% all'interno dell'istituto, con danni alle strutture o furti, e il 9% nei pressi degli edifici).


Il problema fondamentale che non consente di affrontare in modo adeguato ed efficace la questione è che non esiste un quadro istituzionale definito che sostenga le vittime delle discriminazioni, nonché le scuole e i genitori degli alunni discriminati. Non vi sono programmi a livello nazionale che permettano di promuovere un cambiamento in senso risolutivo, nonostante alcuni tentativi isolati come il Protocollo d'Intesa siglato a Dicembre 2015 dal MIUR e l'Istituto di Ortofonologia atto a promuovere "progetti in favore delle scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale, al fine di diffondere la cultura della legalità, del rispetto dell'altro e dell'integrazione sociale attraverso iniziative che accrescano, nei giovani, il rispetto per gli altri e per loro stessi". L'Istituto mette inoltre a disposizione un numero verde nazionale per la segnalazione di episodi di discriminazione e per sostenere le scuole a individuare possibili forme di intervento. Oggi è ancora presto per poter valutare la ricaduta a livello nazionale di tale iniziativa.




Un lieve aumento delle immatricolazioni universitarie in alcuni Atenei italiani


Nel corso dell'ultimo decennio si è registrato un progressivo e costante calo delle iscrizioni alle varie Università italiane dovute a diversi fattori, tra cui la crisi economica, l'aumento esponenziale delle tasse di iscrizione, l'idea che la laurea non incida positivamente sulle prospettive di lavoro (si veda, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia 2015). Tale trend negativo, che è arrivato a contare due studenti in meno ogni dieci, è ancora in corso. Tuttavia, secondo quanto registrato da un'inchiesta condotta da Repubblica relativa all'a.a. 2015-2016, pare che ci siano segnali di una lieve ripresa. L'indagine mostra che su cinquantotto Atenei italiani interpellati, trentotto abbiano registrato una crescita delle immatricolazioni. Il numero delle nuove matricole, anche se non permette di avere un quadro completo del totale degli iscritti, è comunque un dato significativo per comprendere lo stato del sistema universitario italiano, a maggior ragione se si pensa che i segnali di ripresa sono registrati nei più grandi Atenei, a partire, per citarne alcuni, da Roma, Milano, Napoli, Bologna, Genova. Occorre, però, sottolineare che il dato è parziale e non definitivo, per cui ogni interpretazione potrebbe essere avventata. Tuttavia, questa timida ripresa registrata potrebbe rappresentare l'inizio di un cambio di tendenza.


Il numero chiuso continua a suscitare proteste


Da oltre dieci anni ormai la questione del limitato accesso ai corsi di laurea relativi alle professioni sanitarie suscita proteste e tensioni da parte degli studenti. In particolare l'avvio dei test di ingresso per i corsi di Medicina e Ondontoiatria, per cui il numero dei candidati supera le 60.000 unità per circa 10.000 posti disponibili (che quindi vedrà l'ammissione di una matricola ogni sei ragazzi), ha acceso nuovamente polemiche e portato gli studenti a organizzare sit-in e manifestazioni in diverse città italiane, come Roma, Milano, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Palermo.

Gli studenti, organizzati in diverse associazioni come Udu e Link Coordinamento Universitario, lamentano il fatto che il numero chiuso comprime un diritto fondamentale, come il diritto allo studio, e che le modalità di svolgimento delle prove di selezione non permette di valutare l'effettiva preparazione degli studenti. Le ammissioni, secondo quando sostenuto dai ragazzi, sarebbero quindi arbitrarie e casuali.

La risposta, che puntualmente arriva dai docenti interessati, è che il limitato accesso ai corsi è funzionale a mantenere elevata la qualità dell'insegnamento. Se il numero degli studenti fosse eccessivamente alto non sarebbe possibile organizzare corsi adeguati e in particolare svolgere in modo proficuo le attività di laboratorio. Inoltre, i docenti ricordano che occorre sempre stabilire il numero dei posti in relazione alle effettive prospettive lavorative: inutile sarebbe formare un numero di futuri medici superiore alle necessità del Paese. A riguardo risulta importante comprende come vengono determinate e valutate le necessità del sistema sanitario nazionale, a fronte del fatto che il personale medico viene spesso razionalizzato più per scelte economiche che per i reali bisogni degli utenti. Emerge quindi con evidenza che la questione non è solo organizzativa e legata all'accesso al diritto allo studio, ma è anche politica e relativa alla determinazione dei finanziamenti per il sistema sanitario nel suo complesso.


Abilitazione Scientifica Nazionale: nuove regole


Le procedure per l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) quale titolo necessario per poter diventare docenti universitari di I e II fascia, introdotta dalla Legge 240 del 2010 (cd. Riforma Gelmini), è stata rivista e semplificata dal MIUR. Già lo scorso anno, il Ministro dell'Istruzione S. Giannini aveva annunciato l'introduzione di due significative novità: la predisposizione di un sistema di abilitazione a "sportello" per cui vengono istituite delle commissioni permanenti atte ad accogliere e valutare le domande in qualsiasi momento dell'anno suddiviso in tre quadrimestri in cui poter inviare i moduli di richiesta; e la revisione delle modalità di sorteggio delle commissioni per promuovere una maggiore rappresentatività dei settori disciplinari (si veda, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia 2015).

Le nuove procedure sono disciplinate dal DM del 29 luglio 2016 che ha dato avvio al primo quadrimestre per la presentazione delle domande. I criteri e i parametri di valutazione, oltre al superamento dei cd. "valori soglia" quali indicatori di impatto della pubblicazione scientifica, si riferiscono anche al possesso da due a undici titoli, a discrezione della commissione, tra un elenco di attività di ricerca, di didattica e comunicazione scientifica svolta: per esempio la partecipazione od organizzazione di convegni nazionali o internazionali, la partecipazioni a comitati editoriali, l'attribuzione formale di incarichi di insegnamento e la responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali. Riguardo ai parametri di valutazione delle pubblicazioni scientifiche, verranno considerati l'originalità, il rigore metodologico, il carattere innovativo nel panorama scientifico nazionale ed internazionale. Sono stati inoltre innalzati rispetto al passato i parametri di selezione per l'accertamento della qualità scientifica degli aspiranti commissari.

Per poter valutare le implicazioni pratiche e la funzionalità delle nuove procedure e dei criteri adottati occorre attendere il prossimo anno.

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