loaderloading...
Diritto all'abitare

Il punto della situazione


Nonostante la coda della pandemia e la guerra in Ucraina, il 2022 è stato caratterizzato da segnali di ripresa economica che però non hanno inciso sui redditi medio-bassi, come testimonia il numero invariato di famiglie italiane a rischio povertà(1). Nel settore casa, il lock down dell’anno precedente, che ha inciso notevolmente sui redditi della popolazione, soprattutto dei lavoratori discontinui e autonomi, la fine del blocco degli sfratti a dicembre 2021 e l’incremento dei prezzi di locazioni e compravendite, hanno destato preoccupazione per la condizione che si veniva a determinare. Preoccupazione condivisa anche dalla Conferenza dei Ministri Ue di Nizza a marzo 2022(2) in cui si è posto l’accento sul ruolo del pubblico nel settore abitativo(3). Al tempo stesso il 2022 è stato l’anno in cui il PNRR ha preso forma anche se non sono mancate le critiche: la mancanza di un piano per implementare il numero di alloggi pubblici(4), gli investimenti mirati allo sviluppo dei settori privati come social housing e studentati(5), e la mancanza di un coordinamento su settori strategici(6) – come la rigenerazione urbana, dove i progetti Pinqua sono seguiti dal Ministero delle Infrastrutture e i Piani Urbani Integrati da quello dell’Interno – hanno evidenziato le fragilità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel 2022 sono stati rilasciati i primi dati sul censimento Istat 2021(7), che si è svolto a 10 anni dall’ultimo censimento del 2011, un utile strumento per macroanalisi e per capire le dinamiche di lungo periodo. Le abitazioni al Censimento del 2021 sono circa 4 milioni in più rispetto al 2011 (+13,0%) – per un totale di 35 milioni – con una crescita di circa 1 milione 555mila abitazioni occupate (circa +5,0%) e di circa 2 milioni 509mila abitazioni non occupate (circa +8,0%). Come evidenziato da Istat, la crescita è da imputarsi perlopiù alle abitazioni non occupate, passate da 7 milioni nel 2011 a 9,5 milioni nel 2021. Al tempo stesso gli alloggi in proprietà sono cresciuti di circa 2 milioni – per un totale di 19,4 milioni – mentre gli alloggi in locazione sono diminuiti di 100mila unità. Il 76% del patrimonio abitativo è abitato in regime di proprietà e soltanto il 17% è destinato alla locazione – le rispettive percentuali erano nel 2011 il 72% e il 18%. Nei rapporti degli anni passati si era già messo in evidenza che alcuni trend, come l’aumento degli alloggi vuoti e la diminuzione degli alloggi messi a disposizione per la locazione, che in questo censimento sono stati confermati, rappresentavano delle dinamiche di lungo periodo con effetti negativi sulla possibilità di rendere il bene casa maggiormente accessibile. Un trend che in carenza di interventi strutturali è impossibile invertire. Inoltre nel mercato degli affitti le locazioni di lungo periodo hanno perso quote in favore dalle locazioni turistiche e di quelle transitorie. Secondo il Rapporto del Mercato Immobiliare residenziale del 2022 dell’Agenzia delle Entrate, solo nell’ultimo anno le locazioni di lungo periodo (ordinarie e agevolate) hanno subito una contrazione del 7,5%(8). Un mercato delle locazioni residenziali in continua contrazione determina, a causa della scarsità del bene, delle alte soglie all’accesso che nel caso di famiglie sprovviste di garanzie diventano delle vere e proprie barriere. A questo bisogna aggiungere che siamo uno dei pochi paesi europei che non investe più in edilizia residenziale pubblica e che il nostro patrimonio pubblico è ancora eroso da dismissioni – di cui una stima nazionale è difficile ma che solo a Roma rappresentano 14mila abitazioni. A fronte di una contrazione del mercato delle locazioni private anche il patrimonio pubblico si sta contraendo. In carenza di un piano strutturale e pluriennale sull’abitare, che in Italia manca da trent’anni, questi trend continueranno e incideranno in maniera negativa sulla disponibilità di alloggi in locazione per i residenti, andando a colpire le fasce economicamente più deboli.



A fine anno il nuovo Governo ha deciso di ridimensionare l’uso del Reddito di cittadinanza e di annullare i contributi all’affitto: ossia il buono casa 431/98 e la morosità incolpevole 128/14. Due contributi erogati storicamente a migliaia di famiglie e che durante la pandemia erano stati giustamente potenziati. Senza più sussidi e con un RdC, che destinava quota parte al costo della locazione, ridimensionato, si è deciso di non tentare alcuna calmierazione del settore immobiliare, lasciando anche le famiglie più fragili in balia delle dinamiche di mercato. Nei rapporti degli anni passati si era già messo in evidenza come l’erogazione dei sussidi in base alla L. 431/98 dovesse essere subordinata alle necessità rilevate da un Osservatorio, mai attivato, in modo che i contributi fossero proporzionali alle esigenze della popolazione e non ad libitum, come successo finora. Per ovviare, ad aprile 2022, nella precedente legislatura, viene istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione Abitativa, che dovrebbe coordinare le attività del Mims con quelle delle altre amministrazioni coinvolte nella definizione dei documenti programmatici del Governo sulle politiche abitative, contribuire alla definizione degli obiettivi strategici, alla valutazione della coerenza e dell’adeguatezza delle risorse finanziarie di programmi e progetti destinati all’edilizia residenziale pubblica o connessi con i temi dell’abitare.(9) Tuttavia a oggi l’Osservatorio non è ancora operativo. Uno dei maggiori problemi rilevati da un gruppo di esperti chiamati a collaborare presso il Ministero delle Politiche Sociali(10), è proprio la carenza di dati. Il frazionamento delle competenze nella nostra legislazione ha reso difficile la comunicazione anche all’interno delle stesse strutture pubbliche; per esempio, è difficile stabile a livello nazionale quante sono le richieste per un alloggio popolare così come è complesso determinare il numero totale degli alloggi pubblici presenti sul nostro territorio, e in questo quadro risulta complicato elaborare qualsiasi strategia.


Raccomandazioni


  • Rifinanziare il contributo affitto ( L. 431/98) e il contributo sulla morosità incolpevole (L. 124/14)


  • Riattivare l’Osservatorio sulle politiche abitative presso il MIT


  • Varare un nuovo Piano per ampliare l’offerta di edilizia residenziale pubblica rivolto a diverse fasce di popolazione (famiglie indigenti, studenti, giovani coppie, anziani)


  • Fermare la dismissione del Patrimonio Pubblico ed utilizzare i beni per combattere l’emergenza abitativa e implementare la coesione sociale.



Note


(1) - https://www.istat.it/it/files/2023/06/REPORT-REDDITO-CONDIZIONI-DI-VITA2022.pdf

(2) - https://www.housingeurope.eu/resource-1679/eu-housing-ministers-historical-meeting-ends-with-unanimously-adopted-declaration-that-commits-to-building-and-investing-in-affordable-and-sustainable-housing https://www.feantsa.org/public/user/Resources/News/6th_Overview_of_Housing_Exclusion_in_Europe_2021_EN.pdf

(3) - Housing Europe’s President, Bent Madsen reinforced the role of public, cooperative, and social housing, stressing the essential need to boost investment. "For a growing number of citizens, accessing decent, affordable, and adequate housing has become more difficult than ever”.

(4) - https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/04/sul-disagio-abitativo-il-piano-innovativo-incidera-appena-si-doveva-fare-di-piu/6577366/

(5) - https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/12/11/il-governo-azzera-i-contributi-affitto-e-morosita-incolpevole-cosi-si-avvia-la-pandemia-degli-sfratti/6901273/

(6) - https://archivio.caritas.it/materiali/Italia/qrrp/qrrp_num1_mar2022.pdf

(7) - http://dati-censimentipermanenti.istat.it/#

(8) - https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/263076/RI2023_Residenziale_20230518.pdf/5936e221-db99-a971-1bc5-8cf2d70f3d58

(9) - https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/politiche-abitative-nasce-al-mims-losservatorio-nazionale-della-condizione

(10) - https://www.lavoro.gov.it/ministro-e-ministero/organigramma/Documents/Lazzini-Atto-di-nomina-DM-122-del-06072022.pdf

Fabrizio Ceruso

Fabrizio Ceruso

(Tivoli, 1955 - Roma, 1974)
IN RICORDO DI FABRIZIO CERUSO, UCCISO DALLA POLIZIA L’8 SETTEMBRE DEL 1974 A SAN BASILIO MENTRE MANIFESTAVA PER IL DIRITTO DI TUTTI AD AVERE UNA CASA

Era il 1974. Fabrizio Ceruso aveva 19 anni. Originario di Tivoli, vicino all’Autonomia operaia, padre netturbino e madre casalinga. Finito l’alberghiero, era andato a lavorare in Francia; giusto il tempo di mettere da parte qualche soldo e tornare in Italia. Serviva infatti una mano alla famiglia per il trasloco: avevano ottenuto finalmente una casa popolare dopo anni di attese. Ce l’avevano fatta, loro, a differenza di altri. Mentre palazzinari e affaristi si arricchivano, nelle borgate romane ottenere la casa popolare era diventata una vera e propria chimera. I Ceruso ce l’avevano fatta, ma per Fabrizio non importava: bisognava lottare affinché tutti potessero avere la tranquillità di un tetto sulla testa. In quegli anni occupazioni e sgomberi si susseguivano a grande ritmo. La borgata di San Basilio era uno dei punti caldi di Roma e teatro, nel settembre del 1974, di una grande rivolta per il diritto alla casa. Quando le forze dell’ordine giunsero nel quartiere per sgomberare centinaia di famiglie iniziò una vera e propria battaglia. La polizia attaccava con manganelli, lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Venne ferita persino una bambina di 12 anni: la rabbia di San Basilio allora esplose completamente. Gli abitanti del quartiere alzarono barricate e si difesero come possibile, mentre arrivavano di continuo rinforzi dagli altri quartieri della capitale. Partirono sassaiole e molotov: la battaglia infuriò per giorni interi.

Fabrizio l’8 settembre era lì, tra quelle barricate, giunto subito dopo il trasloco. La polizia spara e non a salve: in via Fiuminata una pallottola raggiunge proprio Fabrizio. Lo centra nel petto. Arriva un taxi che carica Fabrizio e alcuni suoi compagni, come viene ricordato in questa testimonianza:

“Non aveva più il casco rosso che portava in testa quando lo vidi cadere. Non era più a pochi passi da via Fabriano e a dieci metri da me e Roberto che correvamo dietro di lui su via Fiuminata. Eravamo davvero matti a sfidare, in quel momento solo con qualche sasso, i lacrimogeni e le pallottole delle forze dell’ordine. Ma forse erano più matti coloro che componevano il quinto governo Rumor, cioè i massimi responsabili politici della morte di Fabrizio Ceruso”.

“Al Policlinico! Al Policlinico!”, urlò uno di loro al tassista.

“Corri! Corri!”, disse un secondo passeggero.

“Hanno ammazzato mio fratello!”, esclamò un altro durante il tragitto verso l’ospedale.

Fabrizio morì poco dopo. “Hanno ammazzato mio fratello”, non un fratello biologico ma un fratello di sangue, un fratello che diede la sua vita per chi non aveva qualcosa che lui e la sua famiglia naturale avevano già: una casa. Non morì invano: Il giorno dopo nel consiglio regionale del Lazio assegnò di diritto un’abitazione alle famiglie che per bisogno avevano occupato una casa prima dell’8 settembre.