I dati sugli arrivi in Italia nel 2024 e 2025
Diminuiscono gli arrivi lungo le frontiere europee, anche italiane, ma non si fermano le partenze e le morti lungo le principali rotte migratorie verso l’Europa.
I numeri – soprattutto quelli provenienti da fonti istituzionali – nascondono l’altissimo costo, in termini di violazioni dei diritti delle persone in movimento e purtroppo anche di vite umane, del processo di militarizzazione dei confini europei e di criminalizzazione delle migrazioni.
Il calo degli arrivi è infatti spesso la conseguenza dei respingimenti illegali e delle violazioni sistematiche dei diritti da parte delle autorità di frontiera che gestiscono i flussi migratori mediante procedure arbitrarie, trattenimenti forzati e violenze, impedendo alle persone in movimento di attraversare i confini europei e costringendole a concentrarsi nei Paesi terzi, esposte al rischio di subire ulteriori abusi, torture e trattamenti inumani e degradanti.
Secondo i dati forniti dal Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno(1), nel corso del 2024 sono stati 66.317 le persone arrivate in Italia tramite la frontiera marittima e 66.296 nel 2025, con un evidente diminuzione rispetto ai 157.652 arrivi del 2023.
Negli ultimi due anni il principale paese di provenienza delle persone arrivate sulle coste italiane è il Bangladesh, con un numero in costante crescita dal 2023, mentre si osserva che per alcune nazionalità molto presenti negli anni precedenti – emblematica la Tunisia – il numero è gradualmente diminuito.
Basti pensare che a dicembre del 2023 erano 17.322 le persone di nazionalità tunisina arrivate dalla frontiera marittima, nel 2024 sono state 7.677 e 1.828 nel 2025.
Tra le principali cause del calo degli arrivi dalla Tunisia vi sono senza dubbio le politiche europee di esternalizzazione delle frontiere, con l’implementazione degli accordi UE – Tunisia, siglati a luglio del 2023. Scopo degli accordi rimane quello di impedire le partenze attraverso l’intensificazione dei controlli costieri da parte della guardia costiera tunisina, alla quale sono state affidate le cosiddette operazioni di “soccorso e recupero” che si traducono generalmente in atti di violenza nei confronti delle persone intercettate in mare, riportate con la forza sul suolo tunisino(2).
Ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, si aggiungono quelli dell’Agenzia europea Frontex, secondo cui nel 2024 c’è stata una drastica riduzione degli arrivi(3), pari al 59%, lungo la rotta del Mediterraneo centrale, conseguente al minor numero di partenze dalla Tunisia e dalla Libia.
I dati raccolti da Missing Migrants parlano di 33.362 persone scomparse nel Mediterraneo dal 2014 a oggi(4). Nel corso del 2024 sono state 2.573 le persone morte o scomparse nel tentativo di raggiungere le coste europee, 1.873 quelle registrate nel 2025, senza contare coloro che trovano la morte nel deserto e nelle precedenti tappe del percorso migratorio.
Se in mare si continua a morire, il Governo italiano – con il Decreto Legge n.1 del 2023 - continua a ostacolare le operazioni di search and rescue delle ONG, colpite da sequestri, fermi amministrativi, ritardi nell’assegnazione del porto sicuro, che spesso implica altri giorni di navigazione per persone già stremate dal viaggio.
Di fronte a questo drammatico quadro, il 2 novembre 2025 l’Italia ha rinnovato per altri 3 anni il Memorandum d’Intesa con la Libia sulla cooperazione in materia di migrazione, che prevede da parte delle autorità italiane il supporto materiale e tecnico alla guardia costiera libica, corpo che risponde al Governo di unità nazionale libico e che negli ultimi anni – grazie a tale sostegno – ha intercettato e riportato nei famigerati centri di detenzione in Libia migliaia di persone.
Sulle indicibili violenze, torture e trattamenti inumani e degradanti che continuano a essere perpetrati nei confronti delle persone in movimento all’interno dei centri libici è in corso un’indagine della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità(5).
Anche la rotta dei Balcani occidentali ha segnato – secondo Frontex - un calo pari al 78% rispetto all’anno precedente, mentre il report(6) di IRC Italia, ha registrato 3.036 arrivi a Trieste attraverso la rotta balcanica, tra ottobre e dicembre 2024, segnando un calo del 42% rispetto al trimestre precedente e del 21% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Come osservato dal report di IRC, i numeri forniti dalle fonti governative e da Frontex raccontano contrazioni degli arrivi molto più drastici rispetto a quelli rilevati da altre fonti della società civile, sollevando dubbi sull’attendibilità dei dati ufficiali e sul loro tentativo di costruire una narrazione funzionale a evidenziare l’efficacia delle politiche restrittive e disumanizzanti adottate dall’Europa per contenere i movimenti migratori lungo i suoi confini.
La diminuzione degli ingressi - soprattutto attraverso la rotta balcanica - non implica che vi sia stata una reale diminuzione delle partenze dai principali paesi di origine delle persone in movimento o richiedenti asilo, dal momento che nessun dato scientifico esiste a supporto di questa tesi e che peraltro nel frattempo non si sono risolte bensì aggravate le molteplici cause alla base delle migrazioni, tra cui il peggioramento delle condizioni di sicurezza e di stabilità socio-politica di alcune aree (es, Afghanistan, Iran, Sudan).
Le domande di asilo nel 2024 e nel primo semestre del 2025
Nel 2024 sono state 912.805 le domande di protezione internazionale presentate nei Paesi UE(7). L’Italia ha visto un aumento delle istanze - 151.120 le richieste, pari al 16% delle domande presentate in Europa - risultando il terzo Paese per numero di domande di asilo ricevute in Europa dopo Germania e Spagna.
Nel primo semestre del 2025 sono state 399.483 le domande presentate in Europa, il 23% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, che aveva registrato 518.005 domande.
Nei primi sei mesi del 2025, l’Italia ha ricevuto 63.825 domande di asilo, mentre il maggior numero di richieste è stato registrato nello stesso periodo da Francia, Spagna e Germania.
Il principale paese di origine dei richiedenti asilo in Europa nel 2024 è la Siria mentre in Italia è il Bangladesh con oltre 33.000 domande, seguito dal Perù con oltre 15.000 domande. Anche nei primi sei mesi del 2025 questi due paesi si confermano come i principali paesi di provenienza dei richiedenti asilo, seguiti da Pakistan, Marocco ed Egitto.(8)
Nel 2024 rimane alto il tasso di diniego nella fase amministrativa della procedura di asilo in Italia: quasi due terzi delle richieste di asilo presentate– oltre 50.000 in numero assoluto su 78.000 esaminate – ha avuto esito negativo (64,1%) con un aumento del tasso dei dinieghi rispetto al 2023(52%). Soltanto il 7,6% delle domande di asilo esaminate ha avuto il riconoscimento dello status di rifugiato, il 13,7% ha ottenuto la protezione sussidiaria e il 14,6% si è visto riconoscere una forma di protezione nazionale(9).
A livello europeo risulta essere più elevata la media delle decisioni positive con un 21, 9% di riconoscimenti dello status di rifugiato, il 20,6% di protezioni sussidiarie e l’8,9% di protezioni residuali, mentre la percentuale dei dinieghi è intorno al 48,6%.
Il nuovo patto europeo sulla migrazione e l'asilo
Il 10 aprile 2024 il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è stato approvato dal Parlamento Europeo e successivamente adottato dal Consiglio europeo.
A giugno 2026 il Patto europeo entrerà pienamente in vigore con l’applicazione da parte dei 27 paesi membri.
L’aspetto più preoccupante del nuovo Patto europeo riguarda l’introduzione dello screening obbligatorio con conseguente trattenimento delle persone in frontiera, l’implementazione della procedura di asilo in frontiera e l’ampliamento delle ipotesi di trattenimento per le persone richiedenti asilo fino alla decisione sulla domanda di asilo.
Tali procedure – che impediscono l’ingresso legale nel Paese fino alla risposta positiva sulla domanda di asilo – sono previste per le persone anche minorenni che siano considerate un rischio per la sicurezza, per le persone che hanno fornito informazioni false o incomplete alle autorità o che sono cittadin3 di un Paese con un tasso di riconoscimento dell’asilo inferiore al 20%. In caso di esito negativo della domanda di asilo è prevista l’espulsione entro 12 settimane, senza che queste persone siano mai entrate giuridicamente nel territorio europeo.
Il trattenimento in frontiera determinerà un ulteriore aggravamento della condizione di isolamento dalla società civile delle persone in movimento, che sempre più difficilmente potranno essere intercettate e supportate dalle organizzazioni e si troveranno in una condizione di sostanziale privazione della libertà personale, con un accesso limitato ai diritti fondamentali e in particolare a una piena tutela legale. Ciò renderà più difficile per avvocati e associazioni il monitoraggio delle prassi adottate dalle autorità di frontiera e l’esperibilità di strumenti di tutela legale di fronte agli abusi e alle prassi illegittime.
Per quanto riguarda il principio di solidarietà tra Stati membri nell’esame delle domande di asilo e nell’accoglienza delle persone in movimento, contrariamente a quanto annunciato dalle istituzioni europee, nessuna sostanziale modifica al sistema Dublino sarà introdotta dal nuovo Patto. Il principale criterio di attribuzione della competenza continuerà a essere quello del Paese di primo ingresso, l’accoglienza non è obbligatoria e i Paesi possono sempre scegliere di erogare un contributo finanziario agli Stati di primo ingresso o a ai cd. Paesi terzi ai quali l’UE ha sistematicamente delegato il controllo delle frontiere.
Altrettanto preoccupante è la nuova proposta di Regolamento sui rimpatri presentata dalla Commissione UE a marzo del 2025, destinata a sostituire l’attuale Direttiva. L’elemento più inquietante riguarda la proposta di stipulare accordi con Paesi terzi affinché questi, in cambio di finanziamenti economici, trattengano le persone espulse dai paesi europei, anche se non cittadine di quel Paese o prive di alcun legame con esso.
A essere esternalizzate non sono soltanto le frontiere, ma anche la responsabilità dell’Europa rispetto alla tutela dei diritti delle persone in movimento, considerato che nessun obbligo vincola i paesi terzi in merito al trattamento delle persone rimpatriate circa le violazioni dei diritti umani.
Il nuovo Regolamento Rimpatri introdurrebbe inoltre un obbligo di sorveglianza nei confronti degli Stati membri, che dovranno – qualora tale impianto normativo fosse approvato – dotarsi di sistemi di individuazione delle persone irregolari sul territorio, aumentando le profilazioni razziali da parte della polizia e creando un clima di “caccia alle streghe” molto simile a quello che stiamo vedendo negli Stati Uniti ad opera dell’Immigration and Customs Enforcement.
L’intenzione espressa è quella di aumentare i tassi di espulsione e di creare un sistema di controllo delle frontiere basato su sorveglianza, detenzione e deportazione. Le istituzioni considerano la migrazione una minaccia alla sicurezza collettiva per giustificare deroghe alla tutela dei diritti fondamentali delle persone in movimento, nonché ai principi cardine dello stato di diritto.
Tale meccanismo sembra in qualche modo formalizzare e istituzionalizzare quanto sperimentato dal governo italiano attraverso il protocollo Italia- Albania, che sebbene attualmente non sia pienamente funzionante a causa delle pronunce dei giudici italiani ed europei, sembra destinato a ricevere la piena legittimazione a livello europeo proprio con l’approvazione del nuovo sistema dei rimpatri.
Il protocollo Italia-Albania: implementazione e giurisprudenza
Dopo due anni dalla firma del Protocollo d’intesa tra Italia e Albania, presentato dal Governo italiano come il nuovo modello di esternalizzazione delle frontiere da riprodurre in tutti i paesi europei, i centri realizzati sul suolo albanese non hanno finora funzionato a pieno regime - come invece assicurato dalla Presidente del Consiglio Meloni – a causa dei numerosi profili di incompatibilità tra le procedure previste dal Protocollo in tema di protezione internazionale e il diritto primario e secondario dell’Unione Europea.
A seguito delle mancate convalide da parte del Tribunale e della Corte di Appello di Roma dei primi trattenimenti di persone provenienti da paesi terzi considerati “sicuri” intercettate in acque internazionali da navi militari italiane e in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea(10), una parte della struttura di Gjader è stata adibita a CPR, nel quale possono essere trasferite le persone già trattenute nei CPR italiani. Secondo i dati raccolti dal Tavolo Asilo e Immigrazione(11), tra aprile e ottobre 2025 circa 219 persone sono transitate nel CPR di Gjader, ma nel 70% dei casi il trattenimento non è stato convalidato e le persone sono state riportate in Italia.
Sui presupposti giuridici e di conseguenza sul funzionamento del modello Albania ha fortemente inciso la sentenza(12) della Corte di Giustizia UE del 1 agosto 2025 sul rinvio pregiudiziale proposto dal Tribunale di Roma che sollevava dubbi di compatibilità con il diritto europeo della cd. lista dei Paesi di origine sicuri adottata dal Governo con Decreto Legge n. 158 del 2024 nell’ambito dell’esame delle domande di asilo.
La Corte ha affermato che un Paese non può essere designato come “Paese di origine sicuro” se non garantisce condizioni di sicurezza per tutte le persone e per tutto il suo territorio, riconoscendo al giudice nazionale il potere di disapplicare le disposizioni interne contrastanti, anche se di rango legislativo, in virtù del primato del diritto europeo sulle norme nazionali.
Pertanto, la procedura accelerata prevista per le domande di asilo delle persone provenienti dai paesi considerati sicuri costituisce un’eccezione alla regola e non può essere esteso a una categoria più ampia di richiedenti asilo l’ambito di applicazione di una procedura, quella accelerata, che costituisce una deroga alla procedura ordinaria.
Al riguardo va tuttavia osservato che il nuovo Regolamento Procedure – nell’ambito del nuovo Patto europeo migrazione e asilo – introducendo espressamente limitazioni territoriali o per categorie di persone al concetto di “paese sicuro”, andrà in qualche modo a sanare l’impianto normativo italiano e determinerà la normalizzazione del ricorso alle procedure accelerate.
A incrinare ulteriormente la legittimità del modello Albania si è aggiunta la decisione della Corte di Appello di Roma che a novembre del 2025 ha deciso di sospendere il giudizio relativo alla convalida del trattenimento di una persona trasferita nel CPR di Gjader e di sottoporre alla Corte di Giustizia dell’UE due questioni pregiudiziali circa la compatibilità del Protocollo Italia- Albania con il sistema europeo di asilo.
I giudici italiani hanno in sostanza formulato due quesiti alla Corte, riguardo alla competenza dell’Italia a concludere autonomamente l’accordo, chiedendo se tale materia rientri nella competenza esclusiva dell’Unione Europea e - anche qualora fosse riconosciuta la prerogativa italiana - se il trattenimento e la gestione delle procedure di asilo in un territorio extra europeo sia compatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. In tal senso, la decisione della Corte di Giustizia sarà rilevante per mettere in discussione i presupposti giuridici del modello Albania, nonché le future implicazioni del nuovo Patto europeo e del nuovo Regolamento Rimpatri, le cui previsioni risultano assolutamente contrastanti con i principi e con i valori sanciti dalla Carta.
Se da un lato la giurisprudenza nazionale ed europea hanno messo fortemente in discussione la compatibilità e il funzionamento stesso del modello di esternalizzazione delle procedure di asilo rappresentato dal protocollo italo-albanese, dall’altro le nuove regole europee in questo ambito sembrano orientate proprio a fornire una cornice normativa di legittimità all’esternalizzazione del diritto di asilo.
Il modello albanese, al di là del suo attuale fallimento, ha costituito un esperimento che ha di fatto sdoganato anche nel dibattito europeo l’idea della delocalizzazione della detenzione al di fuori dei confini europei, portando a un livello ancor più preoccupante il processo di criminalizzazione e disumanizzazione delle persone in movimento.
CPR: novità giurisprudenziali in materia di detenzione amministrativa
In tema di detenzione amministrativa, si evidenziano due importanti interventi giurisprudenziali nel 2025.
Nella sentenza n. 96 del 2025(13) la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2 del Testo Unico Immigrazione (D.Lgs. 286/98), con riferimento alla violazione della riserva di legge prevista dall’art. 13 comma 2 Cost., laddove disciplina solo i “casi” e non anche i “modi” della detenzione amministrativa, che è invece rimessa a un regolamento governativo (art. 21, comma 8, DPR n. 394/99) e a provvedimenti amministrativi prefettizi adottati nel rispetto delle direttive ministeriali. Sono proprio tali provvedimenti a definire all’interno dei centri le regole di convivenza, le misure di sicurezza e le modalità di erogazione dei servizi predisposti per le esigenze fondamentali di cura, assistenza, promozione umana e sociale e le modalità di svolgimento delle visite. A essere violato sarebbe – secondo il giudice che ha sollevato la questione - altresì il principio di uguaglianza formale di cui all’art. 3 comma 1 Cost., poiché i provvedimenti prefettizi determinano inevitabilmente trattamenti diversi di situazioni identiche sul territorio nazionale.
Pur riconoscendo i gravissimi profili di incostituzionalità del quadro normativo che disciplina la detenzione amministrativa delle persone straniere, la Corte non si è spinta a una pronuncia di incostituzionalità, dichiarando inammissibili le questioni sollevate e invitando timidamente il legislatore a intervenire sulla materia.
Altra rilevante pronuncia è la sentenza del Consiglio di Stato(14) che ha parzialmente annullato lo schema di capitolato di gara di appalto per la fornitura di beni e servizi nella gestione dei CPR per carenze relative alla tutela della salute e della prevenzione del rischio suicidario. I giudici amministrativi hanno evidenziato la carenza strutturale dell’assistenza sanitaria nei CPR e con l’annullamento del Decreto ministeriale gli appalti vigenti o in proroga basati sullo schema di capitolato sono carenti di fondamento normativo nella parte dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato. Le Prefetture dovranno quindi adeguare o sospendere i contratti vigenti e riformulare i bandi di gara.
Raccomandazioni
- Implementare a livello europeo la creazione di canali di ingresso regolari nel territorio dell’Unione Europea.
- Contrastare a livello politico l’approvazione del nuovo Regolamento Rimpatri da parte delle istituzioni europee
- Garantire alle persone con bisogno di protezione l’effettivo accesso alla domanda di asilo e ai diritti connessi, potenziando il personale degli uffici preposti e migliorando la qualità delle procedure di registrazione ed esame delle domande.
- Interrompere qualsiasi accordo o intesa con paesi terzi, che di fatto hanno lo scopo di limitare la libertà di movimento delle persone e esternalizzare i controlli lungo le frontiere europee.
- Sostenere le attività di search and rescue delle ONG e implementare una missione di salvataggio europea.
- Chiusura delle strutture di trattenimento e detenzione amministrativa delle persone straniere richiedenti asilo o prive di un titolo di soggiorno, sia quelle presenti sul territorio italiano, sia quelle extraterritoriali in Albania.
Note
(1) - Cruscotto statistico giornaliero del Ministero dell’Interno - DLCI https://libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/documentazione/dati-e-statistiche/cruscotto-statistico-giornaliero
(2) - Tunisia: “Nobody hears you when you scream”: Dangerous shift in Tunisia’s migration policy https://www.amnesty.org/en/documents/mde30/0180/2025/en/
(3) - “Irregular border crossings into EU drop sharply in 2024” https://www.frontex.europa.eu/media-centre/news/news-release/irregular-border-crossings-into-eu-drop-sharply-in-2024-oqpweX
(4) - Missing Migrants Project – International Organization for Migration (OIM) https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean
(5) - https://unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/corte-penale-internazionale-la-libia-accetta-la-giurisdizione-sui-presunti-crimini-commessi-dal-2011-alla-fine-del-2027
(6) - International Rescue Committee “Protection Monitoring Report” https://www.meltingpot.org/2025/02/lultimo-rapporto-di-irc-italy-ottobre-dicembre-2024/
(7) - https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/migr_asyappctza/default/table
(8) - EUAA https://www.euaa.europa.eu/latest-asylum-trends-annual-analysis
(9) - CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Rapporto attività 2024 https://cir-rifugiati.org/2025/04/30/asilo-e-migrazioni-il-cir-presenta-il-rapporto-attivita-2024/
(10) - https://www.sistemapenale.it/it/scheda/ancora-un-rinvio-pregiudiziale-alla-corte-di-giustizia-sui-paesi-sicuri-il-tribunale-di-roma-sospende-il-giudizio-sulla-convalida-del-trattenimento-in-albania-e-rimette-la-questione-ai-giudici-europei?out=print
(11) - https://cir-rifugiati.org/2025/10/29/missione-di-monitoraggio-del-tai-in-albania-il-centro-di-gjader-conferma-criticita-strutturali-violazioni-dei-diritti-umani-e-spreco-di-risorse-pubbliche/
(12) - https://infocuria.curia.europa.eu/tabs/document?source=document&text=&docid=303022&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=9234151
(13) - https://www.meltingpot.org/2025/07/la-sentenza-96-2025-della-corte-costituzionale-e-le-speranze-tradite/
(14) - https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr
Jerry Masslo
“Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un'accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono rimasto deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo.”
Jerry Essan Masslo è stato un rifugiato politico sudafricano. Nato nel paese dell'apartheid, arrivò in Italia alla fine degli anni ‘80 dopo essere cresciuto nella violenza e nella discriminazione. Suo padre era uno dei tanti desaparecidos (o missing) della dittatura sudafricana. La sua famiglia una delle tante di fatto schiavizzate per mantenere al potere un’élite corrotta, incapace e profondamente violenta. Combatté nel suo paese per abbattere questo regime a rischio della sua vita e di quella dei suoi familiari. Perseguitato, dovette far scappare i suoi in Zimbabwe e, in seguito, fuggì lui stesso.
Fuggì, appunto, da clandestino. Nell'unico modo in cui si può fuggire da tanti, troppi paesi. Fuggì per cambiare vita, per cercare un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Fuggì perché era giusto farlo. Fuggì per combattere ancora. Arrivò in Italia. Irregolare. Il nostro governo gli rifiutò lo status di rifugiato, probabilmente per non turbare i rapporti con l'aberrante regime sudafricano. E Jerry, per sopravvivere, andò a fare il bracciante nel meridione. Lottò anche lì, lottò fino alle fine. Fino a quando fu ucciso da dei delinquenti comuni che affrontò coraggiosamente mentre tentavano di derubare lui e altri migranti della misera paga quotidiana all'interno della baraccopoli nella quale viveva.
Vorremmo davvero scrivere che, da allora, vi siano stati cambiamenti importanti. Vorremmo, ma non lo scriveremo. Perché quando, nel giugno 2018, è morto Soumaila Sacko - e prima e dopo di lui molti altri - abbiamo visto e letto cose anche peggiori rispetto al 1989. Perché le storie di quelli come lui, quelli che ci ricordano che da qualche parte, vicino e lontano, molti soffrono, devono essere accantonate e tenute nascoste. Perché chissà che ci si renda conto che gli oppressi non hanno confini.
Scusaci Jerry, avremmo voluto scrivere un finale migliore ma per ora non possiamo farlo. Ma non temere, il libro della storia non è chiuso, e sull'ultima pagina saranno quelli come te a lasciare il loro segno.