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Salute Mentale

Il quadro epidemiologico e le sfide emergenti nel 2025


Contesto globale ed europeo: una crisi silenziosa che cresce


Nel 2025, la salute mentale continua a essere una delle più grandi sfide per la salute pubblica globale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 1 miliardo di persone nel mondo convivono attualmente con un disturbo mentale, in particolare ansia e depressione, che rimangono le forme più diffuse. Questi disturbi hanno un impatto drammatico, con un numero stimato di oltre 700.000 suicidi ogni anno collegato al disagio psichico(1).

Nonostante la portata del problema, la spesa pubblica globale dedicata alla salute mentale resta molto bassa: mediamente solo il 2% dei bilanci sanitari nazionali viene destinato a servizi psichiatrici e psicologici.

Dal punto di vista demografico, il rapporto “World Mental Health Today” dell’OMS evidenzia dinamiche preoccupanti: la metà dei disturbi mentali si manifesta entro i 18 anni, e circa il 75% – due terzi dei casi insorge prima dei 25 anni. Tra i disturbi più comuni, si stimano circa 350 milioni di persone con ansia, 332 milioni con depressione, 85 milioni con ADHD, oltre a casi significativi di autismo, disturbi bipolari, schizofrenia e disturbi alimentari(2).

In termini di genere, le donne risultano più colpite: l’OMS stima che il 14,8% della popolazione femminile soffra di disturbi mentali, contro il 13% degli uomini.


C15. Grafico 1 • Prevalenza globale dei principali disturbi mentali (milioni di persone)



In Europa, i dati sono altrettanto allarmanti. Un rapporto dell’OCSE diffuso nel 2025 afferma che quasi il 20% della popolazione europea presenta sintomi da lievi a moderati di depressione o ansia.

Circa 3% della popolazione europea soffre di depressione maggiore, e il 5% ha disturbi d’ansia generalizzati.

Queste condizioni, se non curate adeguatamente, possono evolvere in forme più gravi, con un peso crescente sui sistemi sanitari, sulle famiglie e sull’economia nel suo complesso. L’Europa affronta una doppia sfida: da un lato, la diffusione diffusa di sintomi psicologici lievi o moderati; dall’altro, la difficoltà di garantire servizi specialistici sufficienti ed equamente distribuiti. A ciò si aggiungono fattori emergenti: l’instabilità geopolitica, l’insicurezza economica, la disuguaglianza sociale e la crescente consapevolezza ma anche pressione delle tecnologie digitali — tutti elementi che contribuiscono ad aggravare lo stress collettivo.



La situazione italiana nel 2025: criticità, numeri ed emergenze


In Italia, il quadro della salute mentale è particolarmente preoccupante. Secondo il rapporto “La salute mentale come motore della crescita socio-economica” di Angelini Pharma e The European House – Ambrosetti (2025), circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale, clinicamente diagnosticato o diagnosticabile. I tassi di prevalenza per ansia (6.950 casi per 100.000 abitanti) e depressione (5.365 casi per 100.000) sono tra i più elevati registrati(3).

Particolarmente colpita è la fascia 20-54 anni, dove si registrano 19.000 casi ogni 100.000 persone: un indicatore significativo del peso del disagio psichico in età lavorativa.

Secondo lo stesso studio, i disturbi mentali in Italia comportano un costo sociale stimato di 20 miliardi di euro l’anno, equivalenti a circa 3,3% del PIL nazionale.

Inoltre, per ogni euro investito nella salute mentale, il sistema-Paese genererebbe un ritorno di 4,7 euro in benefici diretti e indiretti (produttività, riduzione dell’assenteismo, minore disoccupazione).

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi alla sorveglianza PASSI e PASSI d’Argento, mostrano come più del 6% degli adulti e il 9% degli over-65 accusino sintomi depressivi.

Tra le persone con maggiori difficoltà economiche, queste percentuali aumentano significativamente: fino al 18% negli adulti con basso reddito e al 25% tra gli anziani con gravi problemi economici.

Dal 2021 al 2023 si assiste a un aumento del 20% dei ricoveri nei reparti psichiatrici e a un +30% negli accessi al Pronto Soccorso per atti autolesivi, secondo il monitoraggio dell’Iss(4).

Al contempo, diminuiscono i Trattamenti Sanitari Obbligatori, un possibile segnale che denuncia un miglioramento della presa in carico precoce e un maggior ricorso ai servizi territoriali.


Disuguaglianze sociali e occupazionali. Nuove pressioni: eco-ansia, instabilità e iperconnessione


La salute mentale in Italia è fortemente influenzata dalle condizioni socioeconomiche. Il tasso di occupazione delle persone con gravi disturbi mentali è molto basso: solo il 40,2%, rispetto al 62,1% della popolazione generale. Questo divario evidenzia come i disturbi mentali abbiano un impatto strutturale non solo sulla salute, ma anche sulla partecipazione al mercato del lavoro.

Inoltre, le fasce più vulnerabili — giovani, donne, persone con basso reddito o scarsa rete sociale — subiscono maggiormente le conseguenze, sia in termini di prevalenza che di accesso alle cure.

Oltre ai fattori tradizionali (disoccupazione, precarietà, isolamento), il 2025 registra l’emergere di nuove fonti di sofferenza: l’eco-ansia (paura legata ai cambiamenti climatici), il senso di instabilità geopolitica e la pressione costante delle tecnologie digitali(5).

Molti cittadini dichiarano di non dormire a causa delle preoccupazioni su guerre lontane ma “non più così lontane”, crisi ambientali o incertezze sul futuro.

L’iper-connessione, poi, aggrava il quadro psicologico: l’uso intensivo dei social media è associato a ansia, insonnia, calo dell’autostima, e a una costante ricerca di approvazione online.


Profili di vulnerabilità: giovani, anziani e contesti culturalmente differenti


I giovani restano tra i gruppi più a rischio. È ormai acclarato che una larga parte dei disturbi mentali insorge prima dei 25 anni, e in Italia la fascia 16-25 è centrale nelle strategie di intervento del nuovo Piano Nazionale Salute Mentale.

Le scuole italiane, tuttavia, mostrano una copertura ancora disomogenea di figure professionali specializzate: non tutte dispongono di psicologi scolastici o di programmi strutturati di alfabetizzazione emotiva.

L’aumento dell’isolamento, dell’autolesionismo e della dipendenza da strumenti digitali tra gli adolescenti è motivo di forte preoccupazione. Questi fenomeni rimandano a una fragilità emotiva che richiede non solo cure cliniche, ma interventi di prevenzione, educazione e comunità.

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo e, di conseguenza, la salute mentale degli anziani è una questione cruciale. La solitudine, i lutti frequenti, il declino fisico e le malattie croniche contribuiscono a una crescente prevalenza di disturbi depressivi nella terza età.

I dati dell’Iss segnalano che il 9% degli over-65 presenta sintomi depressivi, media che sale al 13% dopo gli 85 anni(6).

Molte di queste sofferenze vengono interpretate come “normali” aspetti dell’invecchiamento, e per questo non trattate: un errore che compromette la qualità della vita e che può aggravare altre patologie.

Un capitolo sempre più centrale nel 2025 è quello della salute mentale nella popolazione migrante. Le esperienze di migrazione – separazioni familiari, traumi, instabilità documentale – generano sofferenze che spesso non si adattano ai modelli diagnostici “standard”.

Serve un approccio etnopsichiatrico: équipe con mediatori culturali, psicologi interculturali e professionisti formati per riconoscere modalità differenti di espressione del disagio (somatizzazione, vissuti dissociativi, adattamento culturale).

La carenza di tali risorse rischia di escludere parte della popolazione migrante da un’assistenza adeguata, aggravando le disuguaglianze.



Innovazione digitale e nuove modalità di cura: telemedicina, intelligenza artificiale e accesso remoto


Nel 2025 la telepsichiatria e la telepsicologia sono parte integrante dell’offerta di cura: sempre più pazienti accedono a sedute online, a piattaforme di supporto psicologico e a strumenti digitali di monitoraggio del benessere mentale.

Tuttavia, la diffusione di queste soluzioni è ancora disomogenea: alcune aree geografiche o fasce sociali restano lontane per barriere tecnologiche o culturali.

In parallelo, emergono soluzioni innovative basate su intelligenza artificiale: ad esempio, modelli di screening psicologico che analizzano dati multilingua sui social media per individuare segnali di disagio emotivo.

Questi strumenti rappresentano un potenziale enorme, ma sollevano anche questioni etiche (privacy, accuratezza diagnostica, supervisione clinica) che richiedono un rigoroso controllo e un’adeguata regolamentazione(7).


Digitalizzazione e alfabetizzazione emotiva


Non basta offrire piattaforme digitali: è fondamentale promuovere una cultura dell’uso consapevole delle tecnologie. Programmi di “alfabetizzazione emotiva digitale” dovrebbero educare le persone, in particolare i giovani, a un uso equilibrato dei social, a riconoscere i segnali di dipendenza comportamentale e a gestire la pressione dell’immagine virtuale.

In parallelo, le reti di comunità (scuole, associazioni, gruppi giovanili) possono svolgere un ruolo chiave nel promuovere benessere digitale, con progetti di peer support, psicologia preventiva e laboratori di resilienza.



Risposte politiche e prospettive future


Nel 2025 il Piano Nazionale Salute Mentale 2025-2030 rappresenta la risposta più ambiziosa e strutturata che l’Italia abbia elaborato negli ultimi decenni. Non si tratta soltanto di un documento tecnico o di un aggiornamento delle politiche esistenti, ma di un vero e proprio progetto di trasformazione culturale, sociale e organizzativa. La sua finalità è ridefinire l’intero modello di cura, ponendo al centro la prevenzione, l’integrazione dei servizi, l’innovazione tecnologica e la riduzione delle disuguaglianze territoriali. È, in altre parole, un tentativo di costruire un sistema di salute mentale finalmente maturo, moderno e capace di rispondere a bisogni crescenti e sempre più complessi.

Uno degli assi fondamentali del Piano riguarda il finanziamento. L’obiettivo dichiarato è quello di portare la quota di spesa sanitaria destinata alla salute mentale almeno al 5%, superando l’attuale sotto-investimento cronico che da anni limita l’espansione dei servizi. La strategia prevede non solo un incremento generale delle risorse, ma anche una loro distribuzione più equa, orientata ai territori in difficoltà, alle comunità e ai centri semiresidenziali, così da ridurre l’ampio divario regionale che caratterizza il Paese. Si punta a investimenti strutturali e non episodici, in grado di garantire continuità e sostenibilità nel tempo, soprattutto per i programmi di prevenzione e per il potenziamento dei servizi territoriali. Proprio il rafforzamento del territorio è un altro punto cardine del Piano. L’Italia intende consolidare le équipe multidisciplinari presenti nei Dipartimenti di Salute Mentale, ampliando la presenza di psichiatri, psicologi, infermieri specializzati, educatori e assistenti sociali. Parallelamente, si prevede la creazione di centri di prossimità e sportelli di ascolto all’interno delle comunità, delle scuole, nei quartieri e nei servizi per l’infanzia e l’adolescenza, così da facilitare un accesso precoce alle cure e intercettare il disagio nelle sue prime manifestazioni. Particolare attenzione viene rivolta ai momenti di passaggio del ciclo di vita – come l’adolescenza, l’ingresso nel mondo del lavoro o il pensionamento – perché proprio durante queste fasi si osserva una maggiore vulnerabilità psicologica.

Un terzo pilastro del Piano è dedicato alla prevenzione e alla promozione del benessere emotivo. Questo ambito comprende l’introduzione di programmi strutturati di educazione emotiva nelle scuole, con attività quotidiane, figure formative dedicate e la creazione di reti di peer educator. Viene inoltre potenziata l’alfabetizzazione digitale, con percorsi pensati per aiutare studenti, genitori e insegnanti a comprendere e gestire l’impatto psicologico dell’iperconnessione, delle reti sociali e dell’esposizione costante ai contenuti digitali. Accanto a ciò, le campagne nazionali contro lo stigma mirano a promuovere una cultura in cui chiedere aiuto non venga percepito come un segno di debolezza, ma come un atto di cura e responsabilità verso se stessi(8).

L’innovazione tecnologica è un altro elemento strategico. Il Piano prevede l’espansione della telepsichiatria e della telepsicologia, con protocolli clinici validati, standard elevati di qualità e sistemi di tutela della privacy. Viene prevista inoltre l’adozione di strumenti digitali di monitoraggio, come app per il benessere mentale, piattaforme cliniche integrate e sistemi basati su intelligenza artificiale, sempre utilizzati sotto supervisione clinica. Alcuni progetti pilota introducono algoritmi predittivi per identificare tempestivamente situazioni a rischio, come una possibile ricaduta o l’esordio di una crisi, integrando dati comportamentali, fisiologici e psicologici.

Un altro aspetto decisivo riguarda la formazione e lo sviluppo del capitale umano. Il Piano punta a rafforzare le competenze dei professionisti attraverso programmi di formazione continua rivolti a psicologi, psichiatri, operatori sociali, educatori e mediatori culturali. Si intendono introdurre incentivi per il reclutamento di giovani professionisti tramite borse di studio, contratti stabili e percorsi di carriera dedicati. Allo stesso tempo, si valorizza il ruolo dei caregiver e delle famiglie, offrendo strumenti di supporto psicoeducativo e spazi di auto-mutuo aiuto, riconoscendo che il loro contributo è essenziale per garantire stabilità e continuità nella presa in carico.

Il tema delle disuguaglianze rappresenta un’altra dimensione cruciale del Piano. L’Italia riconosce che il sistema attuale presenta forti squilibri geografici, culturali e socioeconomici. Per questo, le politiche future mirano a garantire interventi mirati nelle aree più carenti – in particolare nel Mezzogiorno – rafforzando i servizi, migliorando le infrastrutture e potenziando la presenza degli operatori. Particolare attenzione viene riservata alla popolazione migrante, per la quale si incoraggiano percorsi di mediazione linguistica, psicologia interculturale e riconoscimento delle diverse modalità espressive del disagio, con l’obiettivo di costruire servizi sensibili alla diversità culturale e capaci di prevenire errori diagnostici e barriere di accesso.

Infine, un aspetto fondamentale riguarda la ricerca, il monitoraggio e la valutazione delle politiche pubbliche. Il Piano prevede il sostegno alla ricerca clinica e psicosociale, con particolare attenzione ai nuovi modelli territoriali, agli strumenti digitali e alla prevenzione predittiva. È prevista la creazione di una piattaforma nazionale di monitoraggio della salute mentale, destinata a raccogliere dati sulla prevalenza dei disturbi, sull’accesso ai servizi, sugli esiti dei trattamenti e sulle nuove tendenze emergenti. La valutazione delle politiche, attraverso report periodici e meccanismi di feedback, consentirà di modificare o correggere le strategie in base ai risultati e alle criticità rilevate.

L’impatto atteso di questo insieme di interventi è ampio e multidimensionale. Investire nella salute mentale non significa soltanto aumentare la qualità delle cure, ma produce benefici economici e sociali rilevanti: maggiore produttività, minore assenteismo, riduzione dei costi indiretti legati a disoccupazione, cronicità e ricoveri ripetuti. Secondo le analisi economiche del rapporto Angelini–Ambrosetti, raggiungere il 5% della spesa sanitaria genererebbe un ritorno positivo grazie al miglioramento del benessere complessivo della popolazione e al rafforzamento della coesione sociale. Un sistema di salute mentale più solido contribuisce inoltre ad aumentare la resilienza del Paese, rendendo la popolazione più capace di affrontare crisi sanitarie, ambientali ed economiche.

In definitiva, il Piano intende porre le basi per un approccio realmente sistemico alla salute mentale, in cui prevenzione, cure di qualità, innovazione, equità e partecipazione diventano gli assi portanti per costruire un futuro in cui il benessere psicologico non sia più un tema marginale, ma una priorità nazionale.



Conclusioni


Nel 2025, la salute mentale in Italia – e a livello globale – disegna un panorama complesso e urgente. Non si tratta solo di numeri: dietro le cifre ci sono milioni di storie individuali, di famiglie che lottano nell’ombra, di giovani che faticano a trovare parole, di anziani che vivono un dolore silenzioso. È un tema che tocca il cuore della coesione sociale, della giustizia, dell’equità e del progresso.

Le sfide sono molte: la carenza di risorse, la distribuzione disomogenea dei servizi, lo stigma, le nuove pressioni socio-tecnologiche. Ma le opportunità sono altrettanto grandi: la telemedicina, l’AI, le reti comunitarie, l’educazione emotiva. Il Piano Nazionale Salute Mentale 2025-2030 rappresenta una delle risposte più strategiche viste finora, non solo come documento politico, ma come progetto di trasformazione culturale(9).

Investire nella salute mentale significa investire nel futuro del Paese. Significa costruire un’Italia più resiliente, dove le relazioni umane si rafforzano, il lavoro diventa più sostenibile, la tecnologia serve al benessere, non lo sovraccarica. Significa ridare dignità a chi soffre, offrire speranza a chi è fragile e creare comunità più coese.

La posta in gioco è altissima: ma intervenendo ora, con visione e coraggio, possiamo trasformare la crisi in un punto di svolta. Possiamo costruire un sistema in cui la salute mentale non è più un peso, ma una risorsa. Non è solo questione di salute: è questione di futuro.




Bibliografia


CENSIS (2024-2025). Rapporto annuale: Stress, solitudine e fragilità psicologiche degli italiani.

Center for Humane Technology (2024-2025). Youth Mental Health and Social Media Trends.

Fondazione BRF – Brain Research Foundation (2024). Rapporto Giovani e Salute Mentale in Italia.

Istituto Superiore di Sanità – ISS (2024-2025). PASSI e PASSI d’Argento: Rapporto Nazionale 2025. Roma.

ISTAT (2024-2025). Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari – focus Salute Mentale 2025.

ISTAT (2025). Rapporto Benessere Equo e Sostenibile (BES 2025) – Capitolo: Salute Psicologica.

Institute for Health Metrics and Evaluation – IHME (2025). Global Burden of Disease Study 2024 (GBD 2024) – Preliminary Mental Health Findings. University of Washington.

Lancet Commission on Global Mental Health (2024-2025). Annual Review of Mental Health Systems and Global Burden Trends. The Lancet.

Ministero della Salute (2025). Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2024-2025.

Ministero della Salute (2024). Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 – Documento Tecnico Preparatorio.

Pew Research Center (2024). Teens, Social Media and Emotional Well-Being.

Società Italiana di Psichiatria – SIP (2024-2025). Rapporto annuale sull’incidenza dei disturbi mentali in Italia.

Save the Children (2024). Adolescenti e Benessere in Italia – Rapporto 2024.

The European House – Ambrosetti & Angelini Pharma (2024). La salute mentale come motore della crescita socio-economica dell’Italia.

Università Niccolò Cusano (2025). Osservatorio sul Benessere Psicologico degli Italiani. Rapporto 2025.

World Health Organization (2023-2025). World Mental Health Report: Transforming Mental Health for All. WHO Press.

World Health Organization (2024). Mental Health Atlas 2024. WHO, Geneva.

World Health Organization (2025). Global Health Estimates: Mental and Substance Use Disorders. WHO.

United Nations (2024). Global Social Report: Navigating Mental Well-being in Times of Crisis. New York.

UNICEF Italia (2024). La Voce dei Giovani: Benessere Psicologico e Diritti Digitali.

UNESCO (2024). Education and Mental Health: Emerging Global Priorities.


Note


(1) - ISTAT (2024-2025). Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari – focus Salute Mentale 2025

(2) - World Health Organization (2023-2025). World Mental Health Report: Transforming Mental Health for All. WHO Press

(3) - Ministero della Salute (2025). Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2024-2025

(4) - Ministero della Salute (2025). Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2024-2025

(5) - CENSIS (2024-2025). Rapporto annuale: Stress, solitudine e fragilità psicologiche degli italiani

(6) - CENSIS (2024-2025). Rapporto annuale: Stress, solitudine e fragilità psicologiche degli italiani

(7) - Società Italiana di Psichiatria – SIP (2024-2025). Rapporto annuale sull’incidenza dei disturbi mentali in Italia

(8) - Società Italiana di Psichiatria – SIP (2024-2025). Rapporto annuale sull’incidenza dei disturbi mentali in Italia

(9) - Ministero della Salute (2024). Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 – Documento Tecnico Preparatorio

Vincenzo “Bobò” Cannavacciuolo

Vincenzo “Bobò” Cannavacciuolo

(Villa di Briano, 1936 - Napoli, 2019)
DOPO 45 ANNI PASSATI IN MANICOMIO, IL TEATRO DIEDE UNA NUOVA VITA A BOBÒ: NATO SORDOMUTO E AFFETTO DA MICROCEFALIA, DIVENNE UNO DEGLI ATTORI PRINCIPALI DELLA COMPAGNIA TEATRALE DI PIPPO DELBONO

“Ci può essere una grande bellezza in persone che la società ha etichettato come matte, down, e via dicendo...”. Queste parole riassumono bene il valore del teatro dell’attore e regista genovese Pippo Delbono. Parole che calzano a pennello quando si pensa a uno degli attori più conosciuti della compagnia di Delbono: Bobò. Con Pippo hanno recitato tanti attori bravi e dal passato illustre, ma nessuno era come Bobò, per alcuni semplici motivi: Bobò era sordomuto, affetto da microcefalia e con problemi di deambulazione e, inoltre, aveva trascorso circa 50 anni nel manicomio di Aversa, dove neanche sapeva cosa fosse, il teatro. Vincenzo Cannavacciuolo nacque in provincia di Caserta nel 1936: aveva un gemello, morto in tenera età. Assistette alla liberazione di Napoli, pochi anni prima di vedere, al contrario, l’inizio della sua personale prigionia. Nel 1952 venne infatti internato nel manicomio di Aversa. L’unico destino apparentemente possibile, per “quelli come lui”. Celati, nascosti agli occhi della società e confinati in spazi chiusi e dai quali si può uscire solo con grandi difficoltà. Calò un velo d’ombra sulla vita di Vincenzo, almeno fino al 1996.


L’incontro con Pippo Delbono, che si trovava nell’istituto di Aversa per un laboratorio teatrale, cambierà la vita di Bobò. E anche quella di Pippo, che notò immediatamente questo ometto piccolo ma dal volto incredibilmente espressivo, sempre sorridente ed estremamente pacifico. Un incontro prezioso in un momento in cui il regista usciva da un periodo difficile dal punto di vista personale. Bobò lo attendeva ogni mattina con una bandierina. Adorava le bandiere, specie quelle delle squadre di calcio. Poi, ogni sera, lo riaccompagnava all’uscita. Finché, un giorno, andarono via insieme. Da allora, Bobò entrò stabilmente nella compagnia teatrale di Pippo Delbono, assunto con regolare contratto e con ruoli sempre di primo piano in ogni spettacolo, sin da uno dei primi, “Barboni”, nel quale recitò come protagonista assoluto.

Perché Bobò non parla, ma ogni suo gesto è poesia; non sente, eccetto alcuni toni molto bassi, ma è sempre attento e non sbaglia mai una scena; non è normodotato ma ha un’espressività più unica che rara. In scena sa essere un boxer, un mafioso, un clown, un sindaco, un prete, un calciatore. È la grande bellezza citata sopra, è un urlo di rabbia contro l’ottusità delle istituzioni psichiatriche, che sopravvive nonostante il tempo sia andato avanti, nonostante Franco Basaglia e la riforma, nonostante i pregiudizi. Bobò, Pippo e tutta la compagnia girano il mondo, visitano l’America Latina, l’Asia e tutti i continenti. E persino la Palestina, in un’esperienza tra guerra e speranza, tra teatro e bombe. Il teatro rimarrà per sempre la sua vita, fino all’ultimo spettacolo, “La Gioia”. Più precisamente fino al primo febbraio del 2019, quando Bobò lasciò per sempre questo mondo. La sua eredità sono i sorrisi, i personaggi e la bellezza che è stato in grado di regalare al mondo.